In Abruzzo, Puglia, Calabria e Campania si spreca cibo perchè si cucina troppo

tanto ciboRegione che vai, spreco che trovi. Perche’ a livello domestico gli alimenti che si buttano via sono anche legati a fattori culturali e abitudini alimentari del territorio di residenza. E al sud si spreca soprattutto perche’ “si e’ cucinato troppo”. A rilevarlo e’ l’ultima elaborazione di Waste Satcher, il primo Osservatorio sugli sprechi lanciato dal Last Minute Market con Swg che ha individuato quali sono le principali cause dello spreco di cibo che caratterizzano le regioni. Un primo blocco di regioni del sud Italia (Abruzzo, Puglia, Calabria e Campania) si caratterizzano per una maggior frequenza della risposta ”ho cucinato troppo cibo”: in questo caso la generazione dello spreco avviene nella fase finale del processo del consumo domestico, ovvero dopo la fase di acquisto e conservazione del cibo e a cui si puo’ attribuire anche un maggior impatto ambientale (sono state impiegate risorse nella conservazione e nella cottura del cibo). In Sicilia e in Basilicata, invece, le motivazioni che spingono a decidere di buttare via un alimento solo molto legate a fattori sensoriali quali l’odore e il sapore sgradevole del cibo rimasto. Queste caratterizzazioni legate al territorio – rileva l’Osservatorio – evidenziano una forte eterogeneita’ del fenomeno dello spreco alimentare su cui va posta una forte attenzione: nelle attivita’ di promozione e sviluppo di politiche a sostegno della riduzione dello spreco non si puo’ non tenere conto delle differenze comportamentali dei consumatori. Per migliorare l’efficacia degli interventi sono necessarie azioni mirate. In pratica, un unico tipo di politica non basta dunque a trattare il problema dello spreco. Per capire le differenze basta dare un’occhiata anche ai risultati che riguardano il nord. In Piemonte e Friuli Venezia Giulia si butta in funzione della veloce deperibilita’ dei prodotti acquistati; in Umbria e Veneto la colpa e’ attribuita alle ”dimensioni troppo grandi delle confezioni”, quindi all’industria della distribuzione; i cittadini di Emilia Romagna e Sardegna danno la colpa a se stessi e a cattive abitudini, come aver acquistato cose che non piacevano; in Liguria, poi, si eccede con la spesa per ”paura di non aver a casa cibo a sufficienza”. Il Lazio risente della scarsa organizzazione, alla spesa si dedica spesso solo un giorno la settimana, troppo poco per programmare bene gli acquisti di lungo periodo.