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Stroncato traffico di cocaina Catania-Reggio, 8 arresti: tutti i dettagli dell’operazione

298360_manetteI carabinieri del Comando provinciale di Catania hanno sgominato un’organizzazione criminale dedita al traffico di cocaina nel territorio di Misterbianco e Belpasso riconducibile ai familiari di Mario Nicotra, detto “Mario u Tuppo”, ucciso nel 1989 durante una violenta faida con il contrapposto clan di Giuseppe Pulvirenti, noto come “u Malpassotu”. Stamane, alle prime luci dell’alba, circa cento militari dell’Arma hanno eseguito un provvedimento restrittivo emesso dal gip di Catania, su richiesta della locale Dda, nei confronti di otto persone. L’indagine ha permesso di fare luce su una fiorente attivita’ di spaccio nei comuni di Misterbianco e Belpasso e di documentare l’esistenza di un canale di approvvigionamento dello stupefacente tra il territorio catanese e la provincia di Reggio Calabria, che vedeva i soggetti calabresi coinvolti personalmente come corrieri dei carichi piu’ ingenti che si aggiravano intorno ai due chilogrammi e avevano cadenza mensile. L’organizzazione che faceva riferimento a Mario Nicotra, secondo quanto accertato dagli investigatori, si era costituita a Misterbianco molto tempo prima rispetto a quella di Giuseppe Pulvirenti ed, inizialmente, i rapporti fra le due cosche mafiose erano stati di reciproca tolleranza, dal momento che il primo aveva pensato bene di non contrastare assolutamente la decisione del “Malpassotu” di imporre la sua presenza a Misterbianco, ritenendo di fatto possibile una “convivenza”. Nel tempo, pero’, tra i due gruppi mafiosi erano insorti stridenti contrasti a causa dei grandi interessi in gioco, tanto da indurre il clan di Pulvirenti a decidere per l’estromissione dei rivali dalla zona di Misterbianco, in modo da acquisirne completamente il controllo. La “guerra” che ne era scaturita, secondo le concordi ricostruzioni dei collaboratori di giustizia di quel tempo, era stata dura e sanguinaria, e aveva causato la decimazione dei Nicotra e delle persone a loro vicine. In quel periodo erano stati particolarmente significativi l’assassinio dello stesso Mario Nicotra, avvenuto, in maniera teatrale il 16 maggio 1989 nel pieno centro di Misterbianco, davanti al bar “Stadio”, e quello di Giuseppe Avellino al quale, dopo la morte del cognato Mario, era stato affidato il compito di risollevare le sorti dell’organizzazione. La cruenta “guerra” tra il gruppo del “Malpassotu” e la consorteria criminale dei “Nicotra” si era conclusa con la conseguente fuga dalla Sicilia di questi ultimi, o meglio dei pochi superstiti, che si erano rifugiati, prevalentemente, in Toscana ed Emilia Romagna. Dopo tanti anni, a seguito dei numerosi pentimenti e dei mutati assetti strutturali ed organizzativi di “Cosa Nostra” etnea, “gli scappati”, cosi’ ormai erano intesi negli ambienti criminali catanesi, i componenti della “famiglia” Nicotra avevano fatto graduale rientro nel paese di origine, riuscendo a riorganizzare il sodalizio criminoso ed accentrando la gestione delle attivita’ illecite ritenute piu’ redditizie, tra le quali ovviamente il traffico delle sostanze stupefacenti, tanto da riuscire a controllare, incontrastati, il comprensorio di Misterbianco. Per questo motivo avevano fissato il loro quartier generale nello storico bar “Roma”, piu’ noto come bar “Stadio”, situato al civico 341 dell’omonima via di Misterbianco, nella zona popolare meglio conosciuta come “a Pugghia”, che veniva utilizzato come base operativa e luogo di riunione, dove poter fare incontri, dare appuntamenti, definire strategie, distribuire compiti e prendere decisioni. In tal senso, il preziosissimo contributo fornito dalle immagini registrate attraverso una telecamera nascosta installata nelle immediate adiacenze del bar, nonche’ il contenuto di alcune conversazioni intercettate, hanno reso ancora piu’ palpabile la centralita’ del bar Roma nella vita quotidiana dell’organizzazione criminale, dal momento che gli indagati, che vi si riunivano tutti i giorni, utilizzavano l’esercizio pubblico come luogo di “lavoro” e spesso, quando si davano appuntamento, dicevano “ci vediamo in ufficio” oppure “sono in ufficio”. Nel corso delle indagini protrattesi per circa diciotto mesi, i Carabinieri del Nucleo Investigativo di Catania sono riusciti ad evidenziare, in maniera incontrovertibile, le attivita’ illecite dall’organizzazione criminale dei “Nicotra” e, soprattutto, l’approvvigionamento di ingenti partite di sostanza stupefacente fornite dalla “famiglia” calabrese dei Bevilacqua di Marina di Gioiosa Jonica (RC). L’attivita’ investigativa ha consentito di documentare i frequenti contatti che i catanesi avevano con i calabresi funzionali all’approvvigionamento di cocaina che veniva effettuato con cadenza quasi mensile. Gli indagati, nelle conversazioni con i membri della famiglia Bevilacqua, utilizzavano sempre un linguaggio molto criptico parlando di numero di cavalli per intendere il quantitativo di droga (chili di cocaina) e delle relative caratteristiche (duro di bocca, buono per passeggiare, duro nelle redini, vincente) per fornire indicazioni sulla qualita’ della stessa. Il 14 giugno 2011, a riscontro dell’attivita’ investigativa, venivano fermate due auto a Messina, con quattro soggetti calabresi a bordo che stavano trasportando oltre 2 chili di cocaina destinata al gruppo dei Nicotra. L’attivita’ investigativa ha permesso di ricostruire la struttura del gruppo che vede all’apice Gaetano Nicotra, fratello di Mario, rientrato a Misterbianco il 14 dicembre 2010 dopo un lungo periodo detentivo scontato, da ultimo, in regime di arresti domiciliari a Ravenna, e che, proprio dopo il suo ritorno, aveva impresso ritmi piu’ incalzanti alle dinamiche che interessavano l’intero gruppo. In posizione subordinata ma comunque di spicco i nipoti Antonio e Gaetano, sempre attivi e costantemente coinvolti in tutte le vicende dell’organizzazione ed in continuo contatto con lo zio, cui riferiscono ogni notizia di interesse. Infine, con un ruolo decisamente operativo, Giuseppe Avellino, Antonino Rivilli, Daniele Musarra, titolare di una rivendita di auto usate a Belpasso, Giovanni Sapuppo e Daniele Di Stefano. Gli arrestati sono stati ristretti nelle case circondariali di Piazza Lanza e Bicocca. Nel corso di perquisizioni domiciliari e’ stata sequestrata documentazione ritenuta utile ai fini investigativi nonche’ la somma in contanti di 8.000 euro, provento dell’attivita’ illecita.