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Salvo D’Aquisto per una continuità ideale – L’editoriale di Cosimo Sframeli

01di Cosimo Sframeli –    Il 25 settembre è stato l’anniversario del volontario olocausto del vicebrigadiere dei Carabinieri Salvo D’Acquisto, che offrì la giovane vita per salvare ventidue popolani che i tedeschi avevano deciso di fucilare come rappresaglia in seguito ad un attentato contro le loro Forze armate.

   Nella tranquilla Palidoro, un militare tedesco restò ucciso ed altri furono feriti per lo scoppio di una bomba a mano. I tedeschi si rivolsero ai Carabinieri dai quali reclamavano “protezione” e “collaborazione”. Al comando della Stazione dei Carabinieri di Torre in Pietra c’era Salvo D’Acquisto, un vicebrigadiere di ventitré anni, che, sotto pressione e provocazione, negava ogni responsabilità di quei poveri popolani, ventidue contadini ed operai, presi come ostaggi e trasferiti su un camion nelle vicinanze della Torre di Palidoro. Dopo un processo sommario, i tedeschi consegnarono a ciascuno dei ventidue sfortunati un badile con l’ordine di scavarsi la fossa. Di fronte a questa tragedia, il giovane sottufficiale prese una decisione che toccò le vette del sublime. Decise e propose al Comandante tedesco, che accettava, di dichiararsi colpevole a condizione che avessero salva la vita i ventidue ostaggi. E così il giovane Carabiniere venne fucilato e gli ostaggi liberati.

   Fu uno degli episodi che solo il cuore riesce a comprendere perché la ragione non sa trovare parole adeguate. Eppure l’Italia, l’Italia che tanto amiamo, fu fatta così, con una serie ininterrotta di sacrifici.

   Salvo D’Acquisto visse un ineguagliabile dramma di coscienza, profondo, per non smentire l’amore verso quegli “sconosciuti” fratelli per i quali, per fedeltà ai propri ideali, donò la sua vita. La sua coscienza si ribellò quando avrebbe dovuto tacciare di mendacio la liceità dei ventidue disgraziati, per nulla compagni di fede. Non si era illuso sul “successo” della sua azione. Sapeva che il suo sacrificio era necessario: per salvare i prigionieri … per risvegliare negli italiani il senso della Patria e della libertà. Volontariamente, in piena coscienza, andò incontro alla morte, immolandosi per l’idea. Non un illuso, quindi, ma un martire consapevole che impiegò utilmente la sua vita. Il suo sogno, tutto il suo premio, lo trovò nel fondo della sua coscienza e nel cuore di quei cari e generosi anonimi che condivisero i suoi palpiti e le sue speranze.

   Ci fu una lapide per un monumento ai Caduti di una piccola città della Toscana che riportava una frase di Brecht: “Fortunati i popoli che non hanno eroi”. Il Prefetto del capoluogo ne ordinò la rimozione.

   E’ fatale che accanto ad Achille ci sia sempre Tersite. Ma la vita dei popoli, il successo delle nazioni sono affidati alla lancia di Achille, non al ghigno di Tersite.