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Regione Calabria: dichiarazione del consigliere Aurelio Chizzoniti

AURELIO CHIZZONITIIl consigliere regionale Aurelio Chizzoniti ha rilasciato la seguente dichiarazione che si trasmette nella sua stesura integrale:

“Rispetto ma non condivido la decisione del Presidente Talarico di non concedermi facoltà di parola soltanto perché la prassi non lo prevede. Ha sicuramente ragione il Presidente perché il diritto del consigliere a parlare non è tutelato dalla prassi ma da leggi, Statuto e Regolamento. Non ho dubbi comunque sulla buona fede del presidente Talarico. Devo conseguentemente ricorrere ad una dichiarazione per sottolineare la gravità dell’amministrazione della giustizia nella città di Reggio Calabria: 1) esiste un problema ‘giustizia’ ulteriormente conclamato dall’oscena scarcerazione di Rappoccio motivata perché lo stesso ‘ha chiuso la segreteria politica  ed è stato sospeso dal partito’; ciò in netto conflitto con quanto assunto dal TdL appena in data 25 febbraio 2013 quando il predetto Tribunale ha scritto a chiare note che ‘bisogna tutelare la genuina acquisizione delle fonti testimoniali decisamente a rischio a seguito della eventuale restituzione in libertà di Rappoccio che ha già tentato di intimidire giornalisti di un quotidiano locale’. Di questi testimoni sono stato sentito soltanto io e il brigadiere Repaci della Guardia di Finanza. Devo quindi dedurre che le cautele espresse dal TdL fossero riferite al sottoscritto ed al sottoufficiale delle Fiamme Gialle? 2) esiste un problema ‘giustizia’ perché la Procura reggina, ex ante coordinata,  risulta essere la più avocata d’Italia avendo subito in appena dieci mesi due provvedimenti surrogatori investigativi, uno dei quali riguarda le indagini non espletate ed afferenti la posizione del dott. Alberto Cisterna, altra vittima sacrificale; 3) esiste un problema ‘giustizia’ per le intercettazioni endemiche nei confronti del Procuratore aggiunto dott. Nicola Gratteri; 4) esiste un problema ‘giustizia’ ribadito dal tenebroso blitz all’interno delle segrete stanze della Procura qualche giorno prima dell’insediamento del procuratore Capo dott. Federico Cafiero De Raho; 5) esiste un problema ‘giustizia’  documentato dall’immediato intervento dell’attuale Procuratore Capo che insorge con diverse istanze avverso la grottesca scarcerazione di Rappoccio chiedendo ed ottenendo che lo stesso venisse ricautelato; 6) esiste un  problema ‘giustizia’ anche perché richiamato ‘urbi et orbi’ da S.E. Mons. Mondello prima che completasse la sua missione pastorale, ricca di contenuti e di risultati, al servizio della Diocesi reggina; 7) esiste un problema ‘giustizia’ perché il Tribunale prima escarcera Rappoccio e quando lo risottopone a misura cautelare, bacchetta il Consiglio regionale reo di aver votato per la reintegra dello stesso; pensando con ciò di raddrizzare la navicella della giustizia che, a causa delle astuzie volpine e delle perfide ipocrisie della stessa, invece, imbarca acqua, spiaggiandosi alla stessa stregua della Concordia. Ma, a differenza della nave da crociera, per rimettere in asse quella della giustizia ci vorrebbe qualcosa di più sofisticato rispetto al pur pluriapprezzato intervento realizzato all’isola del Giglio. In questo caso, i tecnici dovrebbero identificarsi nel CSM e nel Procuratore Generale presso la Cassazione che fin qui invece si sono distinti per la chiassosa assenza rispetto alle inquietanti vicende reggine. Ma io, per nulla appagato dal ritorno in Consiglio, non arretro di un millimetro sul versante della battaglia legalitaria”.