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Reggio: Francesco Pizzi (Giovane Italia) risponde a Castorina (Pd)

ant_castorinaInterventoDi seguito la ntoa diffusa da Francesco Pizzi, Presidente Giovane Italia Melito Porto Salvo:

Leggere la nota di Antonino Castorina in merito alle riflessioni profuse dal consigliere regionale Tilde Minasi sulla manifestazione pubblica targata Naccari – De Gaetano, non fa che testimoniare, ulteriormente, quanto l’esponente dei Giovani Democratici tenda ad affidare, senza alcun approfondimento, le sue ‘acute’ osservazione alla stampa, e come queste ultime scaturiscano probabilmente da una superficiale lettura dell’analisi dell’onorevole Minasi e da una scarsa conoscenza dell’operato del consigliere regionale all’interno della massima assise regionale.

Innanzitutto, la Minasi ha inteso ribadire come il momento attuale necessiti di un percorso diverso che non contenga personalisti e propaganda personale da attuare sulle spalle e sulle esigenze dei cittadini.

Non mi sembra che la rappresentante di Palazzo Campanella, infatti, si sia profusa in moralismi, come solertemente indicato da Castorina, ma abbia rilevato l’opportunità di guardare oltre per superare il solito refrain offerto da anni dal solito centrosinistra e pensare piuttosto ai reggini.

Per correttezza di informazione, e per ragguagliare il sempre presente (sui giornali!) Castorina vorrei ricordare brevemente che il primo impegno in consiglio regionale di Tilde Minasi è stato dedicato alla redazione della legge sulla cittadinanza di genere per conciliare i tempi di lavoro e famiglia per le donne impegnate su più fronti, seguito da uno strutturato ed importantissimo progetto per contrastare la violenza di genere, ed, infine, quello per sostenere le donne affette da endometriosi con percorsi specifici ed una mozione inerente il Durc a favore delle piccole e medie imprese.

Per quanto riguarda il riconoscimento del lavoro di centinaia di onicotecnici, ricordo a Castorina, che gli unici a dover arrampicarsi sugli specchi, loro malgrado, sono proprio questi ultimi, i quali hanno dovuto sempre lavorare in sordina non avendo alcun riconoscimento della propria professionalità, come d’altronde richiesto non solo in Calabria ma sull’intero territorio nazionale.