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Reggio, diritto allo studio? Amare riflessioni di chi continua a crederci

scuolaAmmetto che non è facile e nemmeno bello, cimentarsi in questo scritto. Da docente che crede nella scuola come istituzione di formazione del pensiero, confesso che è stata una decisione dettata da profonda amarezza. Sono note ai più le vicende dell’edilizia scolastica che hanno toccato l’edificio centrale della scuola primaria di Catona sin dall’inizio di questo anno solare, portando alla chiusura della struttura per inagibilità. Nulla da obiettare se si considera la sicurezza dell’utenza ma quello che lascia sgomenti e disarmati, sono le garanzie andate disattese. In sede di incontro aperto tra i rappresentati della Commissione Straordinaria del Comune di Reggio Calabria e i Dirigenti di Settore con i docenti ed i genitori rappresentanti sia del Consiglio d’Istituto sia delle singole classi, incontro realizzato per dare risposte alle domande che incessantemente giungevano al Dirigente Scolastico ed allo staff di collaborazione, si era stati rassicurati tanto in merito al trasporto scolastico per l’utenza coinvolta a frequentare le lezioni pomeridiane tanto all’avanzamento della pratica per l’avvio dei lavori. Non mi soffermo su quest’ultimo aspetto ma sul primo: il trasporto. Il nostro territorio è abbastanza vasto, tanto da richiedere per molti alunni l’utilizzo dello scuolabus. Tutto bene fin quasi al termine dello scorso anno scolastico ma con l’avvio delle lezioni a settembre … il turno pomeridiano comincia a registrare assenze e disagi. Già, perché i nostri ragazzi CONTINUANO a dover frequentare la scuola di pomeriggio. I rientri pomeridiani CONTINUANO nonostante le rassicurazioni fatte dai rappresentanti del nostro Comune … “per settembre ci sarà una sede sia pur provvisoria che eliminerà il disagio!”. Eppure, nonostante I. T. classe IV, scriva in un testo, il primo “giorno” (si fa per dire “giorno”, visto che l’inizio è slittato per la sua classe dalle 13,30 alle 17,30) “Quest’anno scolastico abbiamo iniziato con il pomeriggio ma per me va bene lo stesso. Sono felice di ritornare a scuola.”, eppure dicevo, non si può soprassedere sulla letterale e chiaramente desumibile violazione del diritto allo studio di tutti coloro per i quali il trasporto nel turno pomeridiano non è più contemplato! Che fine hanno fatto le garanzie all’utenza? Come possono questi egregi signori poggiare tranquillamente la sera la testa sul cuscino? Da sempre nelle periferie delle periferie vivono le fasce di popolazione più deboli, coloro che magari non hanno mezzo di trasporto proprio, coloro che comunque e in ogni caso tengono alla formazione dei propri figli. Perché questi ragazzi sono costretti a privarsi di un loro sacrosanto diritto? Ragazzi miei, niente scuola per voi se non avete vettura propria! Vorrei fare notare come tanto si è fatto, tanto si sta facendo e tantissimo altro si continuerà a fare a favore della frequenza di una cospicua fascia di utenza del nostro Istituto Comprensivo: i Rom. Forse non tutti sanno che la politica del nostro amato Comune ha dirottato su Arghillà già da diversi anni tantissime famiglie Rom e, guarda caso, nella periferia della periferia. Ora, la Scuola fa tanto per coinvolgere questa tipologia di alunni e portarli ad una frequenza costante e poi li si mette in condizione di non garantire il trasporto? Il tasso di abbandono e di dispersione scolastica di questa fascia è talmente alto da aver portato l’Istituto Comprensivo “Radice-Alighieri” di Catona ad essere individuato ed invitato a partecipare ad un Progetto nazionale per l’inclusione e l’integrazione dei bambini rom, sinti e caminanti, progetto esteso solo ad una manciata di città sul territorio del nostro Paese. Alla formazione nazionale, per ogni città, erano presenti anche referenti dei vari Comuni … solo Reggio Calabria non aveva il referente del suo Comune!
Sono un’insegnante consapevole di svolgere la missione più delicata e più importante che la società possa assegnare, FORMARE, cioè contribuire alla forma del pensiero e, per conseguenza, del FARE, il che è essenziale per ipotizzare dei futuri protagonisti. Nel FARE il mio lavoro con totale abnegazione non posso accettare silenziosamente di subire però passivamente lungaggini che ledono i diritti degli alunni tutti. In questo momento, in questa circostanza, provo sgomento ma mai rassegnazione, nel confrontarmi con chi non ha proprio idea della “formazione”, mi riferisco a coloro per i quali l’istruzione è una sterile operazione di trasferimento di nozioni. La nostra responsabilità, quella degli adulti (amministratori compresi), sta nel prendere consapevolezza che far apprendere non significa riempire la mente di contenuti, quanto piuttosto di accenderla, come la scintilla che infuoca il legno; è così facendo che indirizziamo alla ricerca, all’amore per la verità, porgendo fattivamente non una ma tutte e due le mani per aiutare a costruire personalità, sentimenti, abitudini …. Uomini e Cittadini!

Tiziana Fortunato