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Reggina, lo sfogo di Atzori e il precedente di Mazzarri…

mazzarriEra il gennaio 2007. La Reggina dei miracoli di Walter Mazzarri stava recuperando l’handicap dei 15 punti di penalizzazione ingiustamente affibbiategli in estate. Il centrocampo si basava sulla coppia AmeriniTognozzi, il 3-4-2-1 di quella Reggina ricorda moltissimo il modulo con cui sta giocando Atzori in questo primo scorcio di stagione. Dietro l’unica punta (Rolando Bianchi) c’erano Amoruso e Leon, tra i migliori in assoluto di tutto quel campionato, fortuna dei “fanta-giocatori” di tutt’Italia. Almeno fino al girone d’andata. Poi arriva un’offerta di quelle che la Reggina non può rifiutare, non ha mai rifiutato. Il Genoa offre 3 milioni di euro per il trequartista honduregno, che allora aveva già 27 anni. Leon non avrebbe mai più ripetuto le prestazioni eccellenti con la maglia amaranto, la società riuscì a fare cassa nonostante Mazzarri aveva fatto capire a tutti che pur con un organico su cui nessuno avrebbe scommesso prima dell’inizio del campionato, quella squadra poteva salvarsi e recuperare il pesantissimo fardello della penalizzazione. Ma alla cessione di Leon il mister sbottò. La società acquista Vigiani, Mazzarri non ci sta “Vigiani doveva venire ma con Leon confermato, perchè l’intesa con la società era di non cedere fino a giugno gli undici titolari. Di sicuro Vigiani non è il sostituto di Leon. E’ un giocatore gradito per infoltire la rosa e renderla più competitiva al fine di stimolare l’undici che fino adesso ha fatto miracoli. Da allenatore, però, dato che fra tre giorni dovremo incontrare il Palermo, gara fondamentale, non posso non rilevare che mi viene a mancare, con la cessione di Leon, un giocatore che nello scacchiere faceva sì che gli undici titolari giocassero a memoria, per cui questa assenza improvvisa crea dei problemi immediati a me e alla squadra“.

mazzarri foti regginaFoti rispose a Mazzarri: “l’allenatore conosce solamente un aspetto, mentre da parte mia c’è l’obbligo e il dovere di salvaguardare tutto ciò che riguarda la società”, ma quella cessione mandò nel caos tutto lo spogliatoio. Il capitano Alessandro Lucarelli parlò in modo ancor più chiaro rispetto al mister: “ci sentiamo più deboli. Si era creato un bel clima nello spogliatoio, tutti davano il massimo. Ci era stato detto che le 12-13 pedine fondamentali della rosa non sarebbero state toccate, eppure Leon non c’è più. Spero che arrivi qualche altro giocatore di livello. La mia è una riflessione tecnica, poi so che bisogna tener conto anche del lato economico“.
Fu poi Mazzarri a rimproverare il capitano (“i giocatori devono concentrarsi sul campo“) e a chiarire con la società: “Foti mi ha spiegato le motivazioni del suo operato e un allenatore non può che accettarle, i rapporti non sono in crisi, ci stiamo confrontando ogni giorno“. A fine mercato arrivò Foggia e quella Reggina centrò la salvezza nel dilagante entusiasmo di tutto l’ambiente. Nessuno ricorda quei momenti difficili, quelle dichiarazioni e quelle polemiche. Così come nessuno ricorderà lo sfogo di ieri di mister Atzori se questa Reggina batterà la Juve Stabia, ingranerà la quinta e inizierà a far bene. Ma per riuscirci deve essere umile, lavorare sodo a testa bassa senza farsi stregare dalle sirene di serie A.
Che questa squadra non sia tra le favorite del campionato l’ha ripetuto più volte anche il Presidente Foti, oltre a tutti gli addetti ai lavori. Può far bene, può raggiungere i playoff, ma nessuno le può chiedere di dominare il campionato. Lo sfogo dell’allenatore non è una novità e, anzi, se analizziamo il precedente di Mazzarri, dobbiamo rispolverare il miglior allenatore che la Reggina ha avuto sicuramente negli ultimi anni e molto probabilmente in tutta la sua storia. Il “Mago-Walter” aveva le palle e il coraggio di dire pubblicamente le cose come stanno. Proprio come Atzori, che dopotutto è stato scelto proprio da Foti per la guida della Reggina del Centenario.