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Morosini scuote le coscienze (e non solo). “Reggio scommetti sulla speranza e supera le conflittualità”

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Sua Eccellenza Mons. Fiorini Morosini, Arcivescovo Metropolita di Reggio Calabria – Bova  ha scosso le coscienze. O almeno ci ha provato. Da gran Pastore.

Il  discorso pronunciato in occasione della sua “prima” Consegna del Quadro della Madonna della Consolazione da parte dei frati Cappuccini, è simbolicamente dirompente e tenta, senza dubbio, di farsi carico di un periodo nero e assai depresso per Reggio e soprattutto per i reggini. Sfiduciati, arrabbiati (per voler essere garbati), malinconicamente tristi e abbandonati, animati da una lotta intestina che ne aumenta le difficoltà e ne affievolisce le speranze di rinascita.

598771_10200094307515344_2032198490_nMons. Morosini come un Padre affettuoso e tenero ha parlato ai suoi figli rincuorandoli.

“O Maria, in questo momento difficile della vita della nostra città, dall’alto di quel quadro tu sembri dire a tutti noi, quasi come risposta di fede al nostro grido: sulu a maronna ‘ndhi restau, tu sembri dire a tutti, forse con materno tono di rimprovero: Nun sugnu sulu ieu che vi restai, ca ci siti puru vui ccu mia. Si, o Maria, noi accogliamo queste tue parole come richiamo forte alle nostre coscienze di credenti, perché assumiamo nei confronti della nostra città la responsabilità di cittadini.Ci siti puru vui: Con queste parole ci dici che non possiamo rinunciare alla speranza, che ci portiamo dentro come cristiani, e, quindi all’obbligo di annunciarla, secondo le parole di S. Pietro: voi dovete rendere ragione della speranza che è in voi. Ci siti puru vui. Ci esorti a riscoprire il gusto della partecipazione alla cosa pubblica, mettendo il bene comune sopra gli interessi personali. Ci siti puru vui. Ci solleciti a purificare le nostre coscienze dall’apatia, dall’egoismo, dall’invidia. Ci siti puru vui. Ci gridi forte che non possiamo coniugare fede e malaffare. Quante critiche riceve la Chiesa per questa connivenza”.

1185393_10200094314835527_1709398300_nSono questi alcuni passaggi di Mons. Morosini, che incalza la comunità, la sprona in un immaginario discorso intimo ma collettivo con la Madre dei reggini, l’eterna guardiana del popolo, la custode dei drammi e delle gioie. Stimola a rendere “ragione della speranza che è in voi”,  e soprattutto a “purificare le coscienza dall’apatia, dall’invidia, dall’egoismo”. Ecco difetti particolarmente insiti nella comunità reggina che spesso prevalgono su verità e contezza, facendo trapelare odio, disprezzo e divisioni: non, non può più permettersi questo Reggio e Morosini, che lo sa, invita a cambiare rotta. E’ necessario, è urgente. E’ vitale.

Anche perché “non abbiamo il mondo davanti; abbiamo solo la nostra città. Reggio non arrenderti. Dinanzi all’immagine di Maria devi promettere a te stessa che scommetterai sulla speranza, sull’impegno, sulla rinascita, sul superamento delle conflittualità, sulla comunione, sul futuro possibile”.

Quella conflittualità interna che, come detto, ha spezzato la città in tanti piccoli segmenti ormai quasi allo sbando e sfiduciati per il futuro.

1234411_10200094308435367_822578374_nSenza ombra di dubbio la speranza e la rinascita passano da una cammino di fede sincera e di abbandono del male e dell’illegalità. “Reggio ha bisogno di ritornare al Signore, ai grandi valori cristiani, ad una grande e rinnovata testimonianza di vita. Non possiamo gridare in piazza viva Maria, e poi aderire al male; non possiamo sfilare davanti al quadro e inviare baci e poi non purificare la propria condotta di vita: sarebbe il bacio di Giuda. Non possiamo sporcare l’immagine di Maria ponendola accanto alle armi nascoste o ai soldi rubati o estorti. Non possiamo gridare il viva Maria se poi attendiamo alla vita degli altri con la droga, con l’usura, con le intimidazioni. No. Maria vuole da noi purificazione e rettitudine di vita. Mi auguro che durante i pellegrinaggi che verranno fatti in Cattedrale, saranno molti i fedeli che si confesseranno, decidendo di cambiare vita. Un appello particolare faccio: a chi possiede armi, legalmente o illegalmente, dico: in nome di Maria, liberatevene, perché il possesso di un’arma significa rischio del suo uso”.

E’ forse  questo passaggio finale a nascondere come un tesoro (non tanto nascosto), il suo significato più forte e chiaro: via il malaffare, via lo sporco. Per rinascere serve far trionfare solo il bene. Non a parole, ma con i fatti ed i gesti quotidiani. Perchè se “c’è gioia in città in questo giorno” non si capisce perchè non ci debba essere “365 giorni l’anno”.

Parole che cercano di aprire i cuori ma anche le zucche: e non si giochi al “ma non era rivolto a me”, perché il discorso di Mons. Morosini era diretto a tutta la comunità reggina. TUTTA!