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Le indagini dell’ispettore FELICINO – N.20

felicinoIl rappresentante sindacale stava aspettando l’ispettore Felicino all’ingresso della fabbrica. Lo aveva chiamato perché, nonostante avesse più volte fatto presente al titolare che le telecamere nei luoghi di lavoro non si potevano mettere, in quanto era vietato il controllo a distanza dell’attività dei lavoratori, questo, con un sorriso sarcastico, aveva sempre detto, chiaramente e in maniera decisa, “Nella mia azienda faccio quello che ritengo giusto e le telecamere le installo per controllare che non ci siano furti e poi  il Testo Unico della sicurezza sul lavoro non dice niente a tal proposito“. Quando entrò in azienda Felicino si presentò al datore di lavoro e si fece accompagnare nei luoghi dove erano state installate le telecamere. Verificò tutto il sistema di videosorveglianza e prese atto che il raggio di azione delle telecamere comprendeva, oltre agli ingressi, anche diverse zone di lavoro, dove erano presenti degli operai. Mentre controllava l’impianto di videosorveglianza, senza alcun preavviso un pensiero gli affiorò alla mente, si trattava di un caso seguito alcuni anni prima e riguardava un noto avvocato che aveva installato le telecamere nel bagno e, quando scoperto, si era giustificato dicendo che servivano soltanto, in caso di evacuazione per emergenze, per accertarsi che nel bagno non ci fosse qualcuno rimasto chiuso. Ogni volta che ci pensava, Felicino, scoppiava a ridere, in quanto  associava l’evacuazione dal bagno “in caso di emergenza” ad altro bisogno corporale. Il sorriso era arrivo fin sulle labbra. Cercò di trattenersi, ma non ci riuscì completamente, al che il titolare, che se ne accorse, percepì quell’espressione come rivolta a lui e si alterò. Ci volle un bel po’ all’ispettore per spiegargli che non rideva per lui, ma per un pensiero sciocco che gli era tornato in mente. Entrati in ufficio, l’ispettore Felicino chiese di visionare l’Autorizzazione della Direzione del Lavoro. A questa richiesta il titolare ebbe un’espressione di meraviglia e si bloccò. Pensò tra se, ma allora il sindacalista aveva ragione, poi fece “Ispettore, ma quale autorizzazione? In quale articolo del Testo Unico viene trattata la materia? Qui ho subito già diversi furti e di questi tempi con la crisi non posso permettersi altre ruberie ecco perché ho installato le telecamere“. “Questa materia” rispose prontamente Felicino “è trattata dallo Statuto dei Lavoratori, la legge n. 300 del 1970, di recente modificata dalla riforma Fornero” e dopo una breve riflessione tirò fuori il blocco dei verbali, staccò uno e incominciò a scrivere, precisando “È vietato l’uso della videosorveglianza per finalità di controllo a distanza dell’attività dei lavoratori. Se la videosorveglianza è richiesta da esigenze organizzative e produttive, anche se interessa aree in cui sono presenti attività lavorative, può essere installata previa autorizzazione rilasciata dalla Direzione Provinciale del Lavoro competente per territorio”. Alla consegna del verbale Felicino precisò che la sanzione, di natura penale, consiste nell’ammenda da 154,94 a 1.549,37 euro o nell’arresto da 15 giorni a un anno.

A cura di Studio SGRO

e-mail:ispettorefelicino@gmail.com