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L’allarme dell’Unione Nazionale Consumatori Calabria: “Attenzione alle società di recupero crediti”

Unione Nazionale Consumatori“Arrivano le prime sanzioni dell’Antitrust per le società di recupero crediti “senza scrupoli” che, pur di riscuotere, pongono in essere tecniche di pressione che vanno oltre la legalità. A farne le spese ultimamente – ricorda l’avvocato Saverio Cuoco, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori Calabria- è una nota società di recupero crediti siciliana, condannata dall’Antitrust al pagamento di una multa da trecentomila euro per aver spedito a migliaia di consumatori degli atti di citazione, cui non ha quasi mai fatto seguito l’effettivo avvio di una causa ed inoltre i giudici di pace indicati erano poi sistematicamente incompetenti per territorio. E così mentre la crisi fa crescere sempre più l’insolvenza di cittadini e famiglie italiane, alle prese con grandi e piccoli debiti, fino alle bollette della luce e del gas, aumentano i contenziosi e i pignoramenti e nel frattempo le agenzie di recupero crediti continuano a fare buoni affari”. “Sono proliferate – prosegue l’avvocato – nel nostro Paese numerose agenzie di recupero crediti che pongono in essere comportamenti, nei confronti dei loro presunti debitori, fastidiosi ed arroganti che, spesso, sfociano in atteggiamenti molesti del tutto ingiustificati ed illeciti. Purtroppo può capitare che un debitore non riesca a rimborsare il finanziamento ricevuto, e si trova nel timore di affrontare una situazione debitoria a suo carico da cui non sa uscire, in balia di società di recupero crediti che pongono in essere attività aggressive ed illegali. Le società di recupero crediti “senza scrupoli” contattano in tutti i modi e con tecniche prepotenti gli insolventi attraverso fax, e-mail, telefonate, ecc. e minacciando il più delle volte il ricorso alla segnalazione quali cattivi pagatori nei sistemi di informazioni creditizie, tentano di recuperare il debito contratto”. “Capita sovente così, che a seguito di tali intimidazioni da parte delle società di recupero crediti, molti debitori – sottolinea Cuoco – accettino qualsiasi soluzione proposta al fine di sanare la propria posizione debitoria, consci del fatto che essere iscritti alle liste dei cattivi pagatori comporta la negazione di ulteriori finanziamenti, pertanto chi per esempio vuole ottenere un mutuo per comprare la casa o un prestito per acquistare un’auto, ecc. dovrà necessariamente saldare i debiti intercorsi in precedenza e mai sanati. Se anche questi tentativi risultassero vani, le società di recupero crediti inviano una lettera con cui invitano il cliente a saldare il tutto entro una data prestabilita (messa in mora), con l’avvertimento che trascorso il periodo verrà intentata un’azione legale nei loro riguardi. Di solito, il primo passo compiuto da queste agenzie è l’invio di una diffida di pagamento nei confronti del presunto debitore, a mezzo lettera prioritaria. E’ opportuno ricordare che tali diffide non hanno alcun valore giuridico. L’unico modo per diffidare al pagamento e, quindi, mettere in mora un presunto debitore è, infatti, l’invio di una raccomandata con ricevuta di ritorno. Sono esclusi altri metodi (posta prioritaria, fax, invio di mail, ecc.). Se si riceve, quindi, una lettera di diffida inviata con semplice posta prioritaria o con altro metodo che non sia una raccomandata con ricevuta di ritorno, non bisogna dare seguito alla stessa. Il perché dell’invio di una diffida effettuata con posta prioritaria anziché con raccomandata con ricevuta di ritorno, è chiaro: il costo inferiore della prima rispetto alla seconda. Successivamente all’invio di tale diffida, il presunto debitore – avverte il presidente dell’Unione Nazionale Consumatori Calabria – è normalmente oggetto di continue telefonate da parte di dipendenti dell’agenzia, che tentano di indurre il malcapitato a pagare il suo presunto debito attraverso un contatto diretto con lo stesso. Anche in questo caso non si è assolutamente tenuti a dare seguito alle telefonate, anzi in caso di reiterazione delle stesse (effettuate spesso con toni arroganti e minacciosi) si può procedere con una denuncia per molestie. Anche nel merito, le pretese avanzate dalle agenzie di recupero crediti sono tutt’altro che legittime. Spesso, infatti, tali agenzie ricevono un semplice incarico da parte dei presunti creditori e non vi è, quindi, una cessione del credito conformemente a quanto dispone l’art. 1264 c.c..
Pertanto, se non è stata comunicata, con raccomandata con ricevuta di ritorno, la cessione del presunto credito dall’originario creditore all’agenzia di recupero crediti che ne chiede il pagamento, quest’ultima non può assolutamente agire in via legale. Sul tema del recupero crediti c’è molta attenzione da parte di istituzioni e associazioni dei consumatori, e non sempre viene valorizzata la differenza fra società scorrette e società virtuose, pertanto sono alla studio delle iniziative tese alla realizzazione di un codice etico di tutela del consumatore che nel rispetto di una corretta gestione dell’attività di recupero crediti, consenta di debellare dal mercato quelle società “senza scrupoli” che approfittano della paura dei cittadini nei confronti del fisco e fanno ricorso a metodi subdoli, come ad esempio l’utilizzo di vesti grafiche simili a quelle usate dall’Agenzia delle entrate per intimidire i debitori”. “Chiunque volesse reperire ulteriori informazioni – conclude l’avvocato Cuoco – o chi rimasto vittima di questi comportamenti subdoli volesse denunciare l’accaduto, potrà rivolgersi all’Unione Nazionale Consumatori Calabria, collegandosi al sito www.uniconsum.it”.