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“I giovani con la musica contro la mafia”: laboratorio di legalità a Reggio Calabria

FOTO GIOVANI MUSICA CONTRO LA MAFIAAppuntamento pienamente riuscito per il laboratorio di legalità “I giovani con la musica contro la mafia” promosso dall’accademia Pentakàris e dall’Osservatorio sulla ‘ndrangheta di Reggio Calabria e tenuto nei giorni scorsi, nella suggestiva cornice dell’Arena dell’Accademia dei Saperi Creativi sulle colline del quartiere  Gallina. L’esibizione piena di armonia e di vigore artistico del nutrito gruppo di allievi del Corso di formazione per giovani strumentisti diretti dal maestro Bruno Tirotta che hanno eseguito tra l’altro, l’Inno di Mameli in apertura che ha conferito solennità all’importante avvenimento, il negro spirituals Swing low mentre alcuni giovani consegnavano al cielo le lanterne cinesi in ricordo delle vittime di mafia, e successivamente hanno eseguito l’Inno alla Gioia di Beethoven. Tale momento musicale  ha fatto da valido contrappunto ad un confronto con esponenti di rilievo della società e delle istituzioni impegnati in prima linea nella difesa della legalità e nel contrasto alla criminalità. Introdotti dal presidente dell’associazione Pentakàris Martino Parisi, sono intervenuti il magistrato e sostituto procuratore DDA di Reggio Calabria Roberto Di Palma, il coordinatore dell’Osservatorio sulla ‘ndrangheta Claudio La Camera, e Filippo Cogliandro,  un ristoratore di Lazzaro che ha rifiutato di pagare il pizzo e ha denunciato i suoi estorsori. A comporre la vasta platea di spettatori sono stati i numerosi giovani allievi musicisti, accompagnati dai loro familiari, che sono i primi destinatari della speciale formazione alla musica promossa dal professore Martino Parisi  e che partecipando hanno condiviso questo particolare percorso che unisce l’arte alla testimonianza civile del rispetto della legalità.

FOTO tavolo presidenza laboratorio Pentakaris Osservatorio ndranghetaNell’illustrare la forte azione della magistratura reggina condotta quotidianamente per contrastare i diversi casati di ‘ndrangheta operanti sul territorio, il pm Di Palma ha ricordato tra l’altro l’inchiesta condotta agli inizi del 2000, che portò alla chiusura tra Rosarno e Gioia Tauro di una radio che oltre a riservare spazi inusuali ai “canti sulla mafia”, serviva allo scambio di messaggi criptati tra gli affiliati delle ‘ndrine locali, cioè ordini per commettere traffici di droga e armi e omicidi.

Una finestra sulla musica di mafia impropriamente definita musica popolare, calabrese o campana, è stata aperta da uno collaboratore dell’osservatorio,  che si è soffermato sulla pericolosità dei messaggi subliminali  che promanano da alcune  collane di cd che raccontano esaltandoli con toni romantici, la vita di veri e propri criminali mafiosi, fanno da guida su come ci si comporta nella ‘ndrangheta: quali sono i valori dell’uomo d’onore, cosa sono l’onore e l’omertà, perché è necessaria la vendetta.

Sul valore del laboratorio  della musica come momento forte di formazione alla legalità si è soffermato Claudio La Camera per il quale la repressione del fenomeno criminale della ‘ndrangheta deve essere coniugata da una più efficace azione culturale di contrasto ai metodi e  alle ideologie mafiose presenti nelle piccole e grandi comunità della Calabria. E dunque di impedire di “addormentarsi” prima che di risvegliare le coscienze, e così considerare scontati e naturali modelli di comportamenti in realtà dannosi per la società civile; che non serve denunciare perché “qui tutto è inutile”, mentre occorre continuare a ribellarsi, a denunciare le formazioni mafiose.

E che sia  materia scottante il genere di musica della mafia , sono state  le denunce fatte nel corso del dibattito, sulle copertine di alcuni brani musicali recentemente apparse in pubblico che raffigurano manichini di uomini impiccati ad un albero e definiti in modo spregiativo. Ovvero, l’allarme lanciato sul fenomeno preoccupate verificatosi quest’estate, di concerti tenuti in piazza nei paesi della provincia di Reggio Calabria finanziati con soldi pubblici, durante i quali sono state eseguite proprio queste musiche pseudo popolari alcune delle quali , in realtà, sono inneggianti alla ‘ndrangheta.

La manifestazione è stata conclusa dal professore Martino Parisi che ha affermato come dal dibattito siano usciti la conferma e il sostegno a continuare nel percorso intrapreso dall’Accademia dei Saperi Creativi, di unire alla educazione musicale la formazione alla legalità, di farne i due principali valori guida nella crescita dei ragazzi quali artisti e perciò cittadini attivi nella società.

Martino Parisi, in conclusione ha annunciato il prossimo appuntamento con “i laboratori di legalità” che si terrà nel mese di novembre  con la realizzazione di uno spettacolo teatrale interpretato e diretto interamente dal pool di magistrati milanesi, che l’Accademia Pentakàris avrà l’onore di ospitare.