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Consiglio Regionale, gli operatori informatici sbottano: “adesso basta, il nostro lavoro deve essere garantito”

regione-calabria1Di seguito pubblichiamo la nota diffusa dai vincitori del concorso per operatore informatico:

Adesso basta!

Noi operatori informatici lo gridiamo a gran voce: non abbiamo alcuna colpa e non vogliamo pagare ancora una volta per le responsabilità altrui!

Siamo sempre stati silenti, rispettosi delle decisioni della giustizia amministrativa, fiduciosi nell’operato dell’amministrazione per la quale lavoriamo da 3 anni, ma è ora che la nostra vicenda venga oggettivamente sottoposta all’opinione pubblica, perché a causa di quello che è successo, oltre al danno, viviamo la beffa della derisione.

Chi non è a conoscenza dei fatti, leggendo i titoloni dei quotidiani non può che pensare ai soliti brogli, alle solite raccomandazioni, ma NON È COSÌ.

Il concorso dei 33 operatori informatici, su cui abbiamo riposto le nostre speranze e i nostri progetti di vita e a cui abbiamo partecipato, per ben due volte, con serietà ed impegno, è stato nuovamente annullato dal TAR di Reggio Calabria che ha censurato pesantemente chi ha organizzato e gestito la procedura concorsuale: Consiglio regionale della Calabria, Commissione d’esame e CNIPEC (società incaricata della gestione del concorso).

In nessuna parte della sentenza emergono responsabilità a nostro carico per quanto attiene ai motivi di invalidità della prova pratica. Anomalie durante lo svolgimento della prova da parte dei concorrenti non sono MAI state riscontrate!

Ci teniamo a precisare che il giorno della riedizione della prova pratica siamo stati scortati ad ogni singolo movimento dalle guardie giurate, siamo stati convocati 3 persone alla volta nella stanza in cui si è svolto l’esame in modo del tutto casuale dai funzionari della polizia postale, abbiamo svolto la prova nell’assoluto anonimato utilizzando il barcode, sotto l’attenta sorveglianza dei membri della commissione e degli ufficiali di pubblica sicurezza a garanzia della assoluta trasparenza, correttezza e validità delle operazioni concorsuali. Anche nel verbale della Polizia Postale è riportato che, “per tutta la durata dello svolgimento del concorso, la valutazione degli elaborati e la conseguente compilazione della graduatoria di merito, gli ufficiali di p.g. non hanno rilevato irregolarità”.

Noi non abbiamo nulla da nascondere, la nostra è stata una prova pratica trasparente, e ciò che abbiamo realizzato è individuabile, nero su bianco, sui file e sulle stampe prodotte in sede d’esame.

Questo è un incubo che dura da 3 anni e che ci ha stremato dal punto di vista fisico, psicologico, morale ed economico. Siamo sconcertati e rammaricati per l’approssimazione con cui è stata gestita una vicenda che ha del paradossale e che ci vede vittime di errori altrui ed in balia di decisioni che non chiariscono quale sarà il nostro futuro.

Quante volte dobbiamo rifare la prova per la legittimità del nostro posto di lavoro? Chi paga per le continue sospensioni dal servizio? Chi paga la nostra disperazione?

Le vittime, in questa grottesca vicenda, siamo solo noi! Stiamo subendo un torto, un’ingiustizia. Vogliamo essere tutelati e vogliamo tutelare IL NOSTRO LAVORO conquistato per ben 2 volte con concorso pubblico, e che pertanto DEVE ESSERE GARANTITO!

Questa volta qualcuno deve assumersi la responsabilità di mettere fine a questa situazione drammatica e insostenibile.

Ci rivolgiamo a tutte le Autorità preposte affinché venga individuato chi ha eventualmente commesso errori e pertanto paghi sia civilmente che penalmente!

Inoltre facciamo un accorato appello ai Presidenti Scopelliti e Talarico, l’Ufficio di Presidenza affinché prendano direttamente in mano la situazione, ricercando tutte le possibili soluzioni utili a salvaguardare i nostri diritti e le nostre aspettative di vita.