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Castelvetrano, confiscati beni per oltre 700 milioni di euro a imprenditore prestanome di Matteo Messina Denaro

Un’operazione antimafia, condotta dalla D.I.A. di Palermo, ha portato alla confisca di un patrimonio mobiliare ed immobiliare per svariate centinaia di milioni di euro, che di fatto indebolisce notevolmente il potere economico di “Cosa nostra”, minando l’egemonia del suo “capo”, il latitante Matteo Messina Denaro L’operazione, che nasce dalla proposta avanzata dal Direttore della Direzione Investigativa Antimafia, dopo aver fatto luce su una serie di attività e movimentazioni finanziarie svolte dalla S.r.l. Gruppo 6 GDO, dalla S.r.l. Grigoli Distribuzione e da numerose altre società satellite, operanti prevalentemente nel mondo della grande distribuzione alimentare, con la gestione esclusiva, nella Sicilia Occidentale di supermercati a marchio “Despar”, ha consentito di recuperare l’ingente patrimonio illecitamente accumulato. L’imprenditore  Giuseppe Grigoli, 64enne di Castelvetrano, in provincia di Trapani, considerato il “re dei supermercati”, è in atto detenuto, in quanto condannato dalla Corte d’Appello del Tribunale di Palermo a 12 anni di reclusione (a conferma della condanna di 1° grado), perché ritenuto responsabile del reato di associazione per delinquere di stampo mafioso. Nell’ambito dello stesso procedimento il noto latitante Matteo Messina Denaro è stato condannato a 20 anni di reclusione. Lo stesso, è risultato essere, da specifica attività di indagine, uomo e imprenditore di fiducia del noto latitante  Matteo Messina Denaro, che gli ha garantito l’espansione economica nel settore del mercato alimentare, anche fuori dalla provincia di Trapani. Infatti, dopo l’arresto del noto Bernardo Provenzano, vennero rinvenuti nel suo covo alcuni “pizzini”, costituenti tutta una corrispondenza tra Matteo Messina Denaro e Provenzano, nonché tra questi e Giuseppe Falsone, boss agrigentino all’epoca anch’egli latitante, in cui si faceva riferimento a Grigoli, che si trovava al centro di una controversa tra la “famiglia” mafiosa di Trapani e quella di Agrigento. Le indagini, soprattutto di natura patrimoniale, svolte dalla D.I.A., hanno consentito di ricostruire dettagliatamente, oltre la specifica vicenda oggetto di controversia, ogni momento della crescita economica delle imprese condotte dal Grigoli, acquisendo elementi di particolare valenza probatoria circa la liceità della fonte.
Il Tribunale di Trapani – Sezione Misure di Prevenzione -, condividendo appieno le risultanze della complessa ed articolata attività d’indagine patrimoniale condotta in sinergia dal Centro Operativo D.I.A. di Palermo e dalla Sezione di Trapani, ha emesso il provvedimento di confisca dei seguenti beni:
a) Compendio aziendale e l’intero Capitale Sociale della società “Grigoli Distribuzione S.r.l..
Quote di partecipazioni nelle seguenti società:
– “Società di Gestione Centro Commerciale Belicittà a r.l.”;
– “GA.GI.VI. S.r.l.”, con sede a Canicattì, in prpvincia di Agrigento;
– “Alimentari Provenzano S.r.l.”, con sede a Giardinello, in provincia di Palermo.

La Grigoli Distribuzione Srl, è anche intestataria di 353 unità immobiliari tra fabbricati, magazzini depositi e terreni, ubicati prevalentemente nel territorio siciliano.

b) Compendio aziendale e l’intero Capitale Sociale della società “Gruppo 6 G.D.O. Srl”.

La società Gruppo 6 G.D.O. Srl, detiene le seguenti quote di partecipazioni in altre società:

• Grigoli Distribuzione Srl;
• Alimentari Provenzano Srl;
• Società di gestione centro commerciale Belicittà a r.l.;
• Despar Italia Consorzio a r.l.;
• Frantoio di campagna Srl;
• GA.GI.VI. Srl;
• GRP Srl;
• Olio & Oliva SpA;
• Seal Srl;
• Special Fruit  Srl;
• Unica Consorzio a r.l..

La Gruppo 6 G.D.O. SRL, gestisce direttamente 43 punti vendita con marchio Despar / Eurospar/ Superstore / Interspar, ubicati nel territorio di vari Comuni della Provincia di Trapani e di Agrigento, nonché altri 40 punti vendita, in regime di affiliazione al marchio “Despar”;
La Gruppo 6 G.D.O. S.r.l., è proprietaria di 50 tra autocarri ed automezzi.
Allo stesso Grigoli è stata contestualmente applicata la sorveglianza speciale di pubblica sicurezza per 4 anni L’esame della documentazione analizzata dalla D.I.A. ha dimostrato che Giuseppe Grigoli ha messo a disposizione dell’organizzazione mafiosa, attraverso rapporti personali e diretti con il boss latitante Matteo Messina Denaro, i propri mezzi d’impresa, il know how, le risorse delle quali disponeva, la propria rete commerciale, ed in tal modo ha garantito la realizzazione di interessi mafiosi attraverso l’esercizio della sua attività d’impresa. Ed a tal fine, Messina Denaro non ha mancato di partecipare in prima persona – attraverso i suoi personali rapporti con Grigoli- alle decisioni di maggior rilievo per lo svolgimento della citata attività imprenditoriale, allorché esse hanno riguardato i rapporti con l’associazione mafiosa o con singoli esponenti di essa, assumendone la relativa responsabilità, tanto da comunicarle personalmente anche agli altri esponenti di vertice dell’organizzazione. Si tratta di una delle confische più rilevanti, dopo quella a Vito Nicastri, messe a segno dalla Direzione Investigativa Antimafia, che testimonia il sempre più alto e sofisticato livello di efficienza raggiunto nell’individuare ed aggredire i patrimoni illeciti di “cosa nostra”, con gli attuali strumenti normativi. L’operazione di oggi della D.I.A. si inquadra, indubbiamente, nella più ampia strategia tesa alla disarticolazione della cosca trapanese ed a stroncare i flussi finanziari ed economici dell’associazione mafiosa, che fa riferimento al latitante Matteo Messina Denaro.