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Briatico (VV), prima giornata di lavori del convegno “Beni Culturali e patrimonio storico artistico: un dovere dell’Italia verso il Mondo”

E’ emerso in tutta la sua urgenza ed in tutta la sua chiarezza la necessità di ridisegnare la legislazione riservata ai beni culturali, alla loro salvaguardia ed alla loro valorizzazione. L’asse di attenzione deve essere spostata sul bene in quanto risorsa identitaria di un territorio e patrimonio comune da rendere fruibile, oltre che da tutelare, al di là del sua dimensione pubblica o privata. Non hanno dubbi i relatori che si sono susseguiti nella prima giornata di lavori dei convegno nazionale intitolato “Beni Culturali e patrimonio storico artistico: un dovere dell’Italia verso il Mondo”, in svolgimento fino a domani presso il Campus Fiaba International Corporate, sito nel Rione Cocca a Briatico (VV).
Dopo i saluti del presidente della commissione formazione dell’ordine degli avvocati di Vibo Valentia, Giuseppe Arcuri, del presedente dell’ordine degli Architetti della provincia di Vibo Valentia Fabio Foti, del direttore dell’Anap (Associazione Nazionale Addestramento Professionale) Antonio Pontoriero, del presidente dell’associazione Anassilaos Stefano Iorfida, del direttore dell’Accademia di Belle Arti di Reggio Calabria Rocco Lazzaro e dell’editore reggino Domenico Laruffa, hanno approfondito la tematica il direttore Regionale per i Beni Culturali e Paesaggistici della Calabria, Francesco Prosperetti, il direttore scientifico di Fiaba International Corporate nonché responsabile scientifico del convegno, Luciano Maria Delfino, il docente presso l’Università di Milano di “Tutela e Valorizzazione dei Beni culturali”, Leonardo Salvemini.
Presenti anche delle delegazioni dell’istituto “ISITG e ITG” di Vibo Valentia e dell’Istituto di Istruzione Superiore “Raffaele Piria” di Rosarno. Proprio a cura di quest’ultimo è stato proiettato istituto il video relativo al parco archeologico di Medma, antico nome di Rosarno, brillantemente illustrato dalla giovane Valentina Astorino.
Particolare attenzione è stata posta sui ritardi che la legislazione italiana in materia (legge Bottai del 1939 ed il decreto legislativo 42/2004), nonostante il ricco patrimonio storico e artistico di cui è custode, presenta rispetto alle esigenze di tutela di questo stesso patrimonio dal punto di vista della fruibilità. Il direttore Prosperetti ha evidenziato “la trasformazione del bene culturale da ambizione per intenditori ed aspirazione di massa e la conseguente necessità di un nuovo dialogo tra Istituzioni e cittadinanza nell’ottica di una sinergia nutrita anche da un serio e libero associazionismo”.
Il professore Delfino ha poi posto l’accento sul valore dell’articolo 9 della Costituzione: La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica / Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione. Due commi essenziali e diretti che “costituzionalizzano la questione della Cultura e della tutela del Patrimonio declinandolo nella duale componente del patrimonio storico artistico e paesaggistico”, ha spiegato il professore Delfino. Un accento che ha avviato ulteriori riflessioni sulla necessità di innovare lo schema di gestione dei beni che, per quanto della Nazione, va inevitabilmente incontro a necessità di trasformazioni che ne sostanzino la pubblica utilità e favoriscano la fruibilità effettiva da parte della cittadinanza italiana e non.
“Senza nulla togliere alla mano pubblica – ha evidenziato il professore Delfino – i privati possono e devono avere ruoli di primo ordine per supportare la sfida già in atto”.
La sfida è quella di riscrivere le categorie del diritto, quali l’inalienabilità (superando la disposizione datata 1909), l’indisponibilità, il bene pubblico ed il bene privato con l’introduzione della codificazione di ‘bene comune’, Svariate recenti sentenze della Corte Costituzionale già richiamano il legislatore che ha accumulato, evidentemente, un notevole ritardo. Sviscera questo tema il professore Salvemini che sollecita questo intervento normativo, spiegando a chiare lettere che questa è una sfida alla quale l’Italia, con il maggior numero di beni Unesco riconosciuti (49), non può sottrarsi. “Il bene in quanto portatore di valore identitario necessita di essere tutelato come bene comune. Da qui l’auspicio di una modifica degli articoli 42 della Costituzione e dell’art.822 del codice civile vigente”, ha concluso il professore Salvemini.
I lavori, proseguiti nel pomeriggio, alla presenza del presidente nazionale di Fiaba Giuseppe Trieste, con gli interventi dei docenti di Fiaba Roberto Barberio, Andrea Sirotti Gaudenzi, Alberto Pojaghi e Giacomo Saccomanno, proseguiranno domani mattina. In occasione della tavola rotonda pomeridiana, inoltre, sono attesi, tra gli altri, l’assessore regionale alla Cultura Mario Caligiuri ed il vice ministro alla Pubblica Amministrazione ed alla Semplificazione, Gianfranco Miccichè.