fbpx

Bimba siciliana morta a Roma. L’accusa del padre: “medici a pranzo mentre mia figlia moriva”

ospedale-operazione-258x258Me l’hanno rubata, voglio la verita’, sapere perche’ mia figlia e’ morta. Non voglio vendetta, ma giustizia“. A parlare e’ Tony Ascia, il padre della piccola Gloria, la bimba di Gela (Caltanissetta) morta al Policlinico Tor Vergata di Roma dopo un intervento chirurgico. “Quello che e’ successo e’ di una gravita’ inaudita. Mia figlia – ha detto Ascia – e’ morta per l’applicazione di un catetere venoso. I rischi sul trapianto c’erano e ne ero consapevole, ma non si puo’ morire per un catetere. Questa era la fase preparatoria per il trapianto“. A donare il midollo doveva essere il figlio piu’ grande di Ascia, Riccardo, che ha tre anni.

Erano perfettamente compatibili“, afferma il padre, e sostiene che durante l’agonia della piccola i medici sono andati a pranzo. Tony Ascia racconta cosi’ quello che e’ successo: “Gloria e’ uscita dalla sala operatoria dopo quattro ore per un intervento che sarebbe dovuto durare un quarto d’ora. Era sotto anestesia. Nel frattempo i medici sono andati a pranzo e solo dopo, quando mia moglie ha chiesto il loro aiuto perche’ la bimba non si svegliava, si sono resi conto che aveva un’emorragia interna. Nessuno pero’ e’ riuscito a salvarle la vita. La mia bambina – dice Ascia, disperata – stava bene, il suo quadro clinico era ottimo. I medici mi hanno solo detto che si e’ verificato un inconveniente tecnico. Ma questo puo’ succedere ad un motore, ad una macchina. Non a una bambina“.