Reggio, l’incandidabilità e il futuro politico cittadino

Reggio Palazzo San Giorgio

Tra garantismo e giustizialismo  – che come un mantra ormai dividono l’umano animo italiano –  la  sentenza della prima sezione civile del Tribunale di Reggio Calabria, presieduta da Rodolfo Palermo, a latere Giulia Messina (estensore) e Salvatore Pugliese che ha sancito l’incandidabilità di alcuni ex amministratori di palazzo San Giorgio tra cui l’ex Sindaco Demetrio Arenaalle elezioni regionali, provinciali, comunali e circoscrizionali limitatamente al primo turno elettorale successivo allo scioglimento del Comune di Reggio Calabria”, apre uno scenario politico di difficile lettura per la comunità reggina.

Il dato su cui muovere tutto il ragionamento è un presupposto basilare di ogni azione giudiziaria e che non risparmia nemmeno questo caso: la sentenza del tribunale reggino produrrà effetti (e dunque diventerà operativa) solo se sarà confermata in appello e in Cassazione.

Mettendo in debito conto i tempi non certo da “velocista” della Giustizia italiana è quindi probabile che non si arrivi al terzo e definitivo giudizio in tempo utile per le prossime elezioni comunali (che si svolgeranno, probabilmente, nella primavera 2014, tra meno di un anno).

Assodato che la maggior parte degli “incandidabili” promuoverà ricorso, nessuno vieta loro (a  parte ragioni di opportunità politica) di ripresentarsi alla prossima tornata.

In un ottica garantista e, per certi versi paradossale, ad esempio, gli “incandidabili”, se non colpiti da sentenza di terzo grado, potrebbero ricandidarsi, venire eletti e trascorrere un’intera legislatura a palazzo San Giorgio. Se la sentenza definitiva arriverà dopo le elezioni, infatti, diverrebbe operativa per le tornate elettorali successive senza alcun effetto retroattivo. Un rompicapo, insomma, su cui però ci se deve fermare assolutamente a riflettere, per non incombere negli errori di superficialità commessi da chi, in questi giorni, parla di soggetti “tagliati fuori dalle prossime competizioni”.

Per norma no, per senso etico probabilmente si.

E’ infatti innegabile che sarebbe quantomeno azzardato per i diretti interessati riproporsi sul panorama politico cittadino con un giudizio in sospeso e che come una scure potrebbe abbattersi su di loro in qualsiasi momento. Ognuno avrà la possibilità di difendersi e di attendere i tre gradi: poi potrà decidere, in caso, di essere nuovamente protagonista attivo dell’arena politica. Ma solo dopo.

Ciò che emerge in maniera quasi limpida, invece,  è che, il Tribunale civile reggino, con questa sentenza dirompente,  abbia “aperto la campagna elettorale” a nove mesi circa dalle prossime, caldissime elezioni amministrative. Insomma in attesa dell’autunno in cui inizieranno i primi rumors e le prime trattative, gli arbitri della partita hanno dato il fischio d’inizio.

Sta adesso alle coalizioni presentare le “distinte” e scendere in campo. Sperando che lo spettacolo sia di un livello decoroso e dignitoso.