“Reggio catastrofe”: Lamberti su Rai1 ci mette una toppa … solo a metà (VIDEO)

LambertiLa riscossa di Reggio? Macchè. La partecipazione dell’assessore alla cultura della provincia di Reggio Calabria, Eduardo Lamberti Castronuovo, alla trasmissione “Uno Mattina estate” di Rai 1 dove il 16 agosto il critico d’arte francese Philippe Daverio aveva parlato di Reggio come un “posto terribile”, una “città che è una catastrofe”, non ha certo riabilitato quanto c’era da riabilitare. Lamberti ha fatto la sua parte, ma sicuramente avrebbe potuto fare di meglio. “Reggio non merita gli appellativi usati da Daverio, vorrei che chiedesse scusa alla città per quello che ha detto, si possono fare tutte le critiche del mondo ma quegli appellativi sono assolutamente inaccettabili perchè le cose non stanno così, Reggio non è una città terribile, ha un’altissima densità culturale, invito a visitarla tutti coloro che ne parlano male“, ha detto in apertura. Daverio, però, in collegamento videofonico con la trasmissione, non solo non ha chiesto scusa ma ha ribadito le sue tesi con atteggiamento supponente. A rincarare la dose, sul Museo, ha ribadito che “era inutile chiuderlo per tanti anni solo per restaurarlo“.
bronzi01Anche i conduttori della trasmissione hanno evidenziato lo stato di “abbandono” dei Bronzi che sono “sdraiati per terra“, dimostrando di non conoscere affatto la storia e la situazione. Lamberti ha provato ad alzare i toni e a spiegare che “se il CIPE ci ha messo due anni per stanziare i fondi necessari a completare il Museo, la città che colpa ne ha?” e poi ancora “i Bronzi sono visibili molto bene, non sono affatto abbandonati“, ma non è riuscito a farlo in modo incisivo in quanto il messaggio ulteriore che è passato in diretta TV è che la città non sappia gestire i suoi gioielli. Lamberti, probabilmente, avrebbe potuto difendere meglio la città da ulteriori soprusi e falsità. Avrebbe potuto spiegare, innanzitutto, che il progetto di ristrutturazione del Museo è stato ideato e gestito tutto da Roma, dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali sin dal lontano 2007 quando l’allora ministro Rutelli inserì il Museo reggino tra le opere da ammodernare in vista del 150° anniversario della nascita dell’Unità d’Italia.
museoTutti i disagi e le lentezze dei lavori al Museo sono legati al sistema-Italia, alle problematiche amministrative, burocratiche e soprattutto economiche di questo Paese, che nulla hanno a che vedere con la Città di Reggio, con il territorio, con gli enti locali. L’idea è del Ministero, il progetto è del Ministero, il cantiere è gestito dal Ministero, e ancora oggi c’è chi ha il coraggio di prendersela con Reggio? Tanti altri progetti realizzati dagli enti locali sul territorio negli ultimi anni hanno rispettato i tempi e sono stati inaugurati, la realtà è proprio opposta rispetto a quanto si vuole far credere. E Lamberti queste cose avrebbe dovuto urlarle in faccia al saccente Daverio e agli sfottenti conduttori di “Uno Mattina estate”. Poi i Bronzi di Riace. Solo grazie alla prontezza degli enti locali, 4 anni fa, hanno trovato “asilo” presso Palazzo Campanella, sede del Consiglio Regionale, in via Cardinale Portanova: fu l’allora sindaco Giuseppe Scopelliti a orchestrare la strategia risolutiva sfruttando la nobile disponibilità dell’allora Presidente del Consiglio Regionale, Giuseppe Bova. Un accordo nell’esclusivo interesse della città e del suo simbolo più pregiato, i Bronzi appunto, oltre ogni divisione e colore politico (Scopelliti del Pdl, Bova del Pd). Un esempio di maturità, di saper fare squadra di fronte a un’emergenza anteponendo l’interesse della comunità a quello politico. Un esempio di buona e sana politica, che viene dal sud, che viene da Reggio e non certo da Roma o dalla Val padana.
Bronzi di RiaceA Palazzo Campanella i Bronzi stanno bene. Sono trattati con cura, e ricevono migliaia di visitatori. Sono state centinaia di migliaia, negli ultimi 4 anni, le visite al Laboratorio di restauro allestito nella Sala Monteleone di Palazzo Campanella, dove i turisti non solo hanno ammirato i Bronzi ma hanno anche potuto seguire in diretta le operazioni di intervento rese necessarie sulle due antiche statue. E, a maggior ragione, si possono ammirare gratis, senza pagare alcun biglietto, insieme a tante altre opere di pregio. Senza il trasferimento a Palazzo Campanella, a prescindere dagli intoppi per il restauro del Museo (che come abbiamo già spiegato nulla hanno a che vedere con Reggio, ma dipendono al 100% da Roma), i Bronzi sarebbero emigrati a Roma o Firenze per essere restaurati lì dai massimi esperti italiani del settore. Ma grazie agli amministratori reggini sono rimasti in riva allo Stretto. E forse il motivo di questi continui attacchi e soprusi contro la città è proprio questo: provare, per l’ennesima volta, a depredare la città dei suoi beni più importanti.