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‘Ndrangheta, Lo Giudice-shock: “volevano che accusassi Berlusconi e hanno provato a uccidermi”

Nino Lo Giudice

antonino-lo-giudiceL’ex pentito Antonino Lo Giudice ha divulgato un nuovo memoriale in cui ritratta le accuse e ribadisce di essere stato costretto ad accusare persone innocenti su pressioni di magistrati e investigatori. Il plico e’ stato fatto trovare nello studio dell’avvocato Giuseppe Nardo a Reggio Calabria e nelle redazioni di alcuni giornali insieme a file audio e video. Il penalista difende Antonio Cortese, a giudizio a Catanzaro per le bombe esplose alla procura generale della citta’ dello Stretto il 3 gennaio 2010 e sotto l’abitazione del pg Salvatore Di Landro qualche mese piu’ tardi, il 26 agosto. Lo Giudice scagiona il presunto autore materiale dell’attentato sostenendo che proprio in questa ultima occasione il pentito e Cortese si trovavano insieme a mangiare una pizza.

cisterna alberto“ACCUSE A CISTERNA CONTRO LA MIA VOLONTA'” – “Mi dispiace quanto e’ successo, io non volevo rovinare la sua carriera di magistrato, sono stato trasportato a farlo contro la mia volonta‘”. Cosi’ l’ex pentito Lo Giudice si rivolge ad Alberto Cisterna, ex sostituto procuratore della Direzione nazionale antimafia accusato in passato di avere avuto rapporti poco chiari con esponenti della ‘ndrangheta. Nel memoriale e nel video che ha fatto arrivare oggi a un avvocato di Reggio Calabria e nelle redazioni del ‘Corriere della Calabria’ e ‘L’Ora della Calabria’, Lo Giudice sostiene di essere stato “spronato” dai magistrati e anche dal suo difensore a rendere dichiarazioni compiacenti. “Durante i 180 giorni della mia collaborazione -continua- dicevo la verita’ nei suoi confronti, ma dopo e’ successo di tutto e di piu’, senza rendermi conto mi hanno fatto quello che non mi aspettavo mai; ho perso il controllo della mia volonta’ che era ormai gestita dalle loro pretese che ogni giorno divenivano sempre piu’ ossessive“.

'NDRANGHETA: BOMBA A PG; ARRESTATO BOSS PENTITO E FRATELLO“VOLEVANO CHE ACCUSASSI BERLUSCONI E DELL’UTRI” – Nel secondo memoriale che l’ex pentito Antonino Lo Giudice ha divulgato oggi torna ad accusare un magistrato della Dna di pesanti pressioni affinche’ rendesse dichiarazioni su argomenti da lui indicati. “Mi voleva portare a rilasciare delle dichiarazioni contro Silvio Berlusconi e Dell’Utri. Mentre lui menzionava tutti questi nomi lo guardavo sbigottito e non riuscivo a credere alle mie orecchie“, scrive nel memoriale.

“CERCATE IL RESPONSABILE IN ALTRE DIREZIONI” – “I veri responsabili sono da ricercare in altre direzioni che, secondo il mio pensiero, hanno un filo diverso di quello che si credeva. Non sono io la persona che cercate” aggiunge l’ex pentito Lo Giudice nel secondo memoriale recapitato oggi in cui ritratta le accuse fatte sostenendo di essere stato spinto dai magistrati a rendere dichiarazioni e versioni compiacenti. Lo Giudice racconta che la sera del 26 agosto 2010, quando una bomba esplose sotto l’abitazione del procuratore generale Salvatore Di Landro a Reggio Calabria, si trovava insieme alla sua compagna, ad Antonio Cortese (accusato di essere l’autore materiale) e a un’altra donna marocchina e di avere sentito l’esplosione da lontano. Descrive minuziosamente anche il percorso fatto con l’automobile e il pasto consumato insieme. Su questo punto, il memoriale di Antonino Lo Giudice e’ pieno di interrogativi rivolgendosi direttamente al procuratore generale.
nino lo giudiceChi e’ stato a svitare i bulloni della sua auto quando ancora si trovava a Roma? Chi aveva tanto interesse a lanciare un segnale cosi’ ben preciso? Chi aveva interesse a telefonare con tanto di minacce di morte?“. “Chi ha minacciato il dottore Lombardo tante volte? – prosegue – Chi? Dottore Di Landro, cosa e’ successo veramente? Giochi di poteri? Cosa c’era di tanto scottante dentro gli uffici della procura che doveva sparire? Cosa c’e’ ancora nel grande pentolone che non deve essere scoperto? Qualcuno voleva sbarazzarsi di lei perche’ il posto che occupa ancora oggi faceva gola a qualcuno? Chi? Ci ha pensato chi poteva avere tanto interesse? Qualcuno le aveva fatto qualche richiesta che lei non ha potuto esaudire?“. Dopo queste domande, Nino Lo Giudice parla di Giovanni Zumbo, la talpa dei servizi segreti oggi in carcere, e delle sue “soffiate di comodo“. “Ci sono molte cose che dovete vagliare su questa persona, e non solo su di lui, perche’ ci potrebbero essere dei risvolti eclatanti e dare una lettura a tutto con soddisfazione“, scrive l’ex pentito.

“HANNO ANCHE PROVATO AD UCCIDERMI” – “Hanno tentato di uccidermi“. L’ex pentito Antonino Lo Giudice lo ha rivelato nel memoriale divulgato oggi a Reggio Calabria per ribadire le pressioni ricevute per rendere dichiarazioni compiacenti contro persone innocenti. Lo Giudice racconta di essere stato seguito da due persone mentre portava a passeggio il cagnolino con la sua compagna nella localita’ protetta. Quando poi ha sentito suonare il citofono, non conoscendo quelle persone, ha risposto che doveva accertarsi della loro identita’ contattando il Nop e gli sconosciuti sono quindi scappati. “Di tutto questo -precisa- non avvisai la polizia del luogo ne’ il servizio Nop perche’ non volevo essere oggetto di trasferimento in altra sede perche’ li’ mi trovavo bene“.