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Le indagini dell’ispettore FELICINO – N.19

felicinoChe la crisi sia uguale per tutti, l’ispettore Felicino non ci crede. E’ sotto gli occhi di tutti che i poveri stanno diventando sempre più poveri, mentre i ricchi, in molti casi, aumentano il loro patrimonio e specialmente quelli che operano nel mondo della finanza; ossia non quelli che danno lavoro, ma quelli che speculano e si arricchiscono anche quando la borsa perde. Questi pensieri son saltati fuori all’improvviso senza alcun avvertimento, mentre sfoglia il giornale e si accorge che da un po’ di tempo non si parla più di spread e il pifferaio magico è caduto in disgrazia. Quando arriva alla pagina della cronaca, un articolo lo riporta alla realtà. In un trafiletto si legge “Operaio cade da un balcone mentre monta la ringhiera e muore“. Solo dieci righe a bordo pagina. Si vuole nascondere la vergogna delle morti bianche. Un sussulto, come la reazione a una frustata, gli percuote il corpo e vorrebbe avere l’impunità per un giorno. Per far cosa non lo sa, ma diverse volte gli affiora nella mente questo pensiero; forse per riequilibrare il peso della giustizia o forse per liberare quella parte repressa di giustiziere che cova nell’anima.

Leggendo l’articolo apprende che l’infortunio è successo il giorno prima, nella sua zona di competenza. Decide di effettuare un sopralluogo per accertare le dinamiche dell’incidente. Quando arriva sul posto è stato rimosso ogni riferimento alla disgrazia, un altro operaio, sempre della stessa ditta, sta ultimando il montaggio della ringhiera. L’operaio è sopra una piattaforma mobile, azionata da un altro soggetto, che la ditta ha noleggiato quel giorno per finire alla svelta il lavoro. Felicino ferma l’attività e interroga i due lavoratori. Di com’è successo l’infortunio non sanno niente; il giorno prima l’operaio morto era da solo. Chiede i documenti di sicurezza e il titolare che, avvisato, era immediatamente arrivato, gli esibisce un foglietto dicendo “Ecco ispettore qui c’è l’Autocertificazione. Questo foglio di carta mi è costato più del guadagno di questo lavoro“. L’ispettore lo guarda in faccia con disprezzo, era un altro di quei momenti che avrebbe voluto l’impunità. Una persona era morta per negligenza di qualcuno e questo tizio dimostrava un’indifferenza insopportabile. Che società avevamo costruito! Esclama dentro di se Felicino, nel mentre che chiedeva di contattare il committente per ulteriori chiarimenti. Al che l’impresario puntualizza “guardi ispettore che io sono anche il responsabile dei lavori, quindi del committente se ne può fare a meno”. “In questo caso”, rispose Felicino, “mi faccia vedere l’atto di designazione dei Coordinatori, per la progettazione e per l’esecuzione dei lavori, e il PSC”. Il titolare sembrò non capire, quella sigla, per lui, poteva voler dire qualunque cosa, perché non riusciva a dargli una definizione. Felicino se ne accorse, ma stette zitto perché l’aveva fatto apposta, voleva sgonfiarlo dell’arroganza che aveva dimostrato, poi quando pensò che il supplizio era stato sufficiente, proferì “il Piano di Sicurezza e Coordinamento”. Quelle parole accelerarono nell’impresario l’insicurezza e aumentarono visibilmente la preoccupazione per la sanzione che probabilmente sarebbe seguita. Disse che lui aveva solo l’autocertificazione, in quanto pensava non ci volesse altro e non aveva designato alcun coordinatore. L’ispettore aprì la borsa e tirò fuori due blocchi uno con l’atto del sequestro e l’altro con il verbale delle contravvenzioni. Nel verbale scrisse la mancata designazione dei Coordinatori e della redazione del PSC, il tutto in violazione agli artt. 90, comma 3 (arresto da tre a sei mesi o ammenda da 2.500 a 6.400 euro) e 93 comma 2 (arresto da due a quattro mesi o ammenda da 1.000 a 4.800 euro).

A cura di Studio SGRO

e-mail:ispettorefelicino@gmail.com