Le indagini dell’ispettore FELICINO – N.18

felicinoNel piazzale antistante il penitenziario della città, l’ispettore Felicino è in attesa di incontrarsi con il dr Melo del servizio di Vigilanza sull’Igiene e la Sicurezza dell’Amministrazione della Giustizia (VISAG) per procedere, congiuntamente e in coordinamento (come recitava il DM 10/4/2000 che aveva istituito tale servizio), ad una visita ispettiva all’interno delle carceri, a seguito di un infortunio occorso ad un detenuto lavoratore, durante lavori di imbiancatura.

Disbrigate tutte le formalità del caso, ivi compreso il passaggio all’interno della cabina del body scanner, vengono ricevuti dal Direttore del carcere, anche in veste di datore di lavoro del detenuto.

Sulla scrivania del Direttore erano messi in bella vista diversi fascicoli, tutti ben impilati e suddivisi a mucchietti. Su ogni colonna c’era un foglio bianco con una scritta a penna. Sulle prime due pile si poteva leggere “Documenti di valutazione dei rischi” e “medico competente”. A Felicino, gli bastò un’occhiata per capire che qualche solerte segretario aveva allestito, per l’occorrenza della visita ispettiva, la scrivania del Direttore; ma aveva anche percepito che quest’ultimo era infastidito dalla loro visita, anche se a prima vista sembrava gentile e disponibile. Si percepiva che la materia della sicurezza sul lavoro occupava, nella mente del Direttore, una posizione di poca importanza. Sicuramente qualcuno si era preoccupato di fargli avere la documentazione che ora esibiva e pensava così di essere a posto con gli obblighi di legge, senza pensare se, comunque era a posto con la propria coscienza, anche con riferimento all’ultimo infortunio che aveva subito un detenuto lavoratore.

Era evidente la fretta che aveva di congedarsi dai due ispettori, quindi, indicando la scrivania, dice “Cari ispettori, come potete vedere qui sopra c’è tutto. Vi lascio con il mio segretario, in quanto impegni di altra sicurezza (e fece una risatina) mi chiamano. Ci vediamo più tardi quando avete finito”. Felicino non se la prese, era abituato ad avere a che fare con persone boriose e piene di se, certi che il sole sorgeva solo al loro canto.

I due ispettori controllarono tutta la documentazione e chiesero di poter sentire sia l’infortunato che gli altri detenuti lavoratori ai quali chiesero se avevano ricevuto informazione e formazione sui rischi di lavoro. La risposta di tutti era stata negativa e avevano specificato che qualche volta la formazione avveniva “sul campo” ad opera di un capo d’arte.

Accertarono che l’infortunato era un detenuto facente parte della squadra di manutenzione del fabbricato carcerario e che durante i lavori d’imbiancatura delle pareti di un locale del carcere, aveva subito delle lesioni gravi, con la perdita funzionale dell’occhio sinistro e un indebolimento permanente dell’organo della vista. L’infortunio era stato cagionato da uno spruzzo di calce viva che lo stesso detenuto stava versando in un recipiente.

Era già l’una passata e gli ispettori, avendo completato il controllo, chiedono al segretario di chiamare il Direttore. Questo dopo circa una mezzoretta, li raggiunge e con aria canzonatoria dice “allora, abbiamo trovato il colpevole?”. Felicino, a quella ulteriore dimostrazione di arroganza avverte come un senso di sdegno verso quell’uomo, quindi, rubando il tempo al collega e con piglio severo, risponde “Si Direttore. Lei, in quanto datore di lavoro, ha omesso di provvedere affinché i detenuti lavoranti componenti la squadra, tra cui l’infortunato, ricevessero un’adeguata informazione sui pericoli connessi all’uso di sostanze e preparati pericolosi per la salute nonché un’adeguata formazione in materia di sicurezza, con specifico riferimento alle mansioni assegnate. Inoltre ha tollerato che il detenuto lavoratore non indossasse gli appositi occhiali di protezione necessari per proteggersi da schizzi di prodotti pericolosi”.

Fu come un uragano in pieno agosto, il Direttore diventa rosso, le guance gli si gonfiano, ma si trattiene e, dopo un momento di riflessione, ribatte “Il mio compito è quello di gestire i detenuti e non certo di curare l’imbiancatura del carcere; quel settore di intervento è sottratto alla mia competenza e non spetta certo a me sollecitare i fondi per la qualificazione professionale delle maestranze, ne spetta a me accertarmi dell’effettivo uso, da parte del lavoratore, degli occhiali, che comunque, sono a disposizione dei detenuti lavoratori”. Felicino guardava in viso il Direttore, che intanto aveva perso l’aria spavalda e di superiorità che aveva avuto fino a quel momento, quindi gli spiega che le particolari esigenze connesse al servizio espletato riguardano problemi di organizzazione e di sicurezza interna alla struttura carceraria e non possono annullare le garanzie riconosciute dalla legge ai lavoratori e precisa “senza differenze di sorta e con riguardo a tutti i luoghi di lavoro, nessuno escluso”. Intanto il dr Melo, che aveva mantenuto un profilo ossequioso verso il Direttore per tutto il tempo della visita, prende il Verbale di visita congiunta e, sotto dettatura di Felicino, elenca le violazioni agli artt. 36 (mancata informazione), 37 (mancata formazione) e 75 (mancato uso dei DPI) del D.Lgs 81/08. Quindi nel consegnare il Verbale al Direttore, datore di Lavoro, Felicino puntualizza che le sanzioni sono, per le prime due violazioni, arresto da due a quattro mesi o ammenda da 1.200 a 5.200 euro, mentre per la terza violazione, arresto da tre a sei mesi o ammenda da 2.500 a 6.400 euro.

A cura di Studio SGRO

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