La protesta di architetti e ingegneri: “consegniamo a Letta le chiavi dei nostri studi”

raccolta firme

Continuerà fino al 20 settembre la raccolta delle chiavi degli studi di architetti ed ingegneri, da consegnare al Presidente del Consiglio Enrico Letta nella settimana tra il 23 ed il 27 settembre.

L’iniziativa è stata lanciata da InarSind, Sindacato Nazionale degli Ingegneri e Architetti liberi professionisti, che raccoglierà materialmente le chiavi presso le proprie sedi provinciali e le sedi degli Ordini degli Architetti e degli Ingegneri che vorranno aderire. L’adesione potrà essere espressa anche on line attraverso la petizione sul sito www.firmiamo.it o via email all’indirizzosegreteria@inarsind.org.

“Un gesto simbolico – si legge nel comunicato – con cui InarSind vuole esprimere la profonda preoccupazione per lo stato in cui versano le libere professioni tecniche. La grave crisi che il nostro Paese sta attraversando, unitamente al ritardo nell’assunzione di seri provvedimenti o, peggio, di provvedimenti controproducenti come la recente Riforma delle professioni, hanno determinato un profondo stato di precarietà della libera professione in generale e di quella tecnica in particolare”.

Inarsind sottolinea di aver espresso più volte, fino allo scorso anno, seri dubbi sull’operato del Governo Monti, sollevando problematiche e suggerendo soluzioni che non sono state recepite, portando la categoria dei liberi professioni tecnici ad uno stato di crisi e precarietà mai visto.

“In particolare – spiega il Sindacato – i giovani architetti e ingegneri oggi hanno redditi risibili che gli impediscono di ‘progettare’ la loro vita e spesso sono costretti, anche a 40 anni, a ricorrere alla famiglia per pagare le spese minime per essere considerati liberi professionisti (tasse di Ordine, tenuta della Partita IVA e minimo della cassa di previdenza) perché sempre con maggior difficoltà e profondo ritardo, riescono ad inserirsi nel palcoscenico lavorativo.

I più fortunati – continua l’analisi di InarSind – percepiscono modesti compensi a fattura, pur svolgendo, di fatto, attività dipendente, ma questa stessa limitata opportunità lavorativa si riduce sempre più, vista la mancanza ormai cronica negli studi più affermati di commesse correlate all’edilizia anch’essa in profonda crisi.

Ormai da anni si parla tanto di equità e di disoccupazione giovanile, ma fino a quando si consentirà a dei professionisti di poter avere due, tre lavori contemporaneamente, come nel caso dei molti dipendenti pubblici o dei docenti che esercitano la professione – denuncia InarSind -, si tratterà solo di parole prive di significato e la libera professione rappresenterà sempre di più non uno spazio di impresa e crescita economica, ma all’opposto il rifugio obbligato di una condizione di precarietà intellettuale drasticamente in aumento”.

“Gli stessi cinquantenni liberi professionisti tecnici – prosegue la nota – sono oggi peggio degli lavoratori esodati perché non hanno alcuna forma di welfare e debbono, almeno per continuare a sperare, mantenere alcune spese fisse (anche in assenza totale di reddito) fin quando potranno resistere. A questo si aggiunga che nuovi costi graveranno a breve ovvero formazione e assicurazione obbligatoria a meno di un opportuno provvedimento di proroga già richiesto da Inarsind per entrambi gli obblighi”.

“Infine – conclude il Sindacato -, anche per chi lavora, con redditi in sensibile e costante decremento negli ultimi anni, diventa sempre più difficile riscuotere i propri crediti sia dalle aziende in crisi sia dalle amministrazioni pubbliche, con uno Stato che da un lato prende molto e subito e dall’altro paga male e tardi, con una burocrazia borbonica, costosa ed inefficiente che nega ogni forma di reale sussidiarietà per via di leggi sempre più complesse ed inefficaci che costringono i professionisti ad inseguire le ‘carte’ anziché svolgere dignitosamente il loro lavoro pagato sempre meno”.

Per tutti questi motivi, a settembre gli Architetti e gli Ingegneri di InarSind, insieme alle chiavi dei propri studi, consegneranno al Presidente del Consiglio una richiesta di provvedimenti irrinunciabili, già al vaglio di un gruppo di lavoro, senza l’approvazione dei quali continueranno l’azione con attività ancora più incisive.