Incandidabilità, gli avvocati di Arena: “sentenza ingiusta, gravi errori, Demi è una brava persona e la giustizia prevarrà”

ARENADi seguito pubblichiamo integralmente la nota diffusa dagli avvocati di Demetrio Arena, ex Sindaco di Reggio Calabria, Rosario Infantino e Roberto Capria: “Non sorprende che il provvedimento del Tribunale di Reggio Calabria che ha dichiarato l’incandidabilità, tra gli altri, del nostro assistito, dott. Demetrio Arena, sia stato oggetto di numerosi interventi sulla stampa. Rammarica, però, che, in alcuni casi, esso sia stato utilizzato per avanzare giudizi ed illazioni sul piano morale, etico e sociale, motivo per il quale la necessità di tutelare l’onore, la dignità  e la storia personale e professionale del nostro rappresentato vince la ritrosia al commento dei provvedimenti al di fuori delle aule di Giustizia, e costringe a necessari, succinti chiarimenti.

A maggior ragione se un tale castello viene costruito in presenza di un provvedimento che si reputa manifestamente ingiusto, addirittura abnorme, e che sarà impugnato nelle sedi deputate, com’è giusto che sia,  e che, comunque, attiene ai diritti politici di una persona che, al di là di ogni ragionevole dubbio,  notoriamente non  è un mafioso.

Al fine di chiarire i contorni della vicenda, si ritiene di potere affermare che, in sostanza, Arena sia stato dichiarato incandidabile senza un processo.

Infatti, il Tribunale – errando –  ha ritenuto (pag. 30 provvedimento) di avere il compito “…di valutare solamente se le condotte già considerate ai fini dello scioglimento del consiglio comunale siano efficienti a determinare la declaratoria di incandidabilità per l’uno o per l’altro degli amministratori,” e che “ non è possibile, data la natura e i limiti del giudizio, alcun accertamento volto a confutare la veridicità delle suddette condotte e/o a ridimensionarne la portata …”, così ritenendo non ammissibili tutte le attività difensive, anche documentali, che confutavano i fatti e le circostanze contenuti nella relazione ministeriale.

Orbene,  se non all’interno di questo giudizio, dove altro il sospettato di incandidabilità avrebbe potuto dimostrare l’insussistenza, l’inconducenza, l’irrilevanza, etc., di fatti accertati in una relazione redatta in assenza di effettivo contraddittorio, la cui rilevanza costituzionale è di immediata apprensione? Applicando il percorso a casi di prossima intelligibilità, sarebbe come ammettere che nel processo penale l’imputato non possa difendersi sulla veridicità dei fatti contestati,  ma solo sulla valutazione se da essi derivi o no la commissione del reato, e quindi l’applicazione della pena. Come dire: Tizio è accusato di avere ucciso Caio; Tizio non può provare di non averlo ucciso, perché si tratta solo di stabilire se l’omicidio costituisce reato, e in caso affermativo, comminare la pena.

Tale quadro dovrebbe indurre anche i più agguerriti oppositori ad atteggiamenti di civile prudenza: si è in presenza di un professionista sicuramente né organico, né associato né contiguo, né colluso con ambienti malavitosi, che, in una determinata fase della sua vita ha deciso di servire la sua Città, con la conclamata serietá,competenza e professionalità, pur consapevole dei rischi sul piano personale che si sono ormai ampiamente disvelati. E’ ingiusto, ed appartiene ad una logica perversa, che oggi si pretenda di presentargli un conto, ma vi è certezza che la Giustizia prevarrà su tutto“.