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“Hasta siempre Nonna Maria”: il saluto più bello arriva dalla Spagna

loisdi Lois Vazquez Barciela – Vivere a Reggio Calabria è una bellissima esperienza personale anche per quelli che non sono nati in questa città, come me che vengo dalla Galizia. È anche un esempio non solo sul valore dei luoghi, ma soprattutto sul valore delle persone che abitano in questa città. Perché la vita è un continuo processo di rinnovamento e di scoperta che si nutre delle esperienze che abbiamo il coraggio di dare. E per me, questa esperienza ha cambiato il mio modo di concepire il mondo, per molti motivi, uno dei quali sono i piccoli tesori che questa città sul Mediterraneo più meridionale dell’Europa nasconde nelle sue strade. Tesori che rappresentano inconsapevolmente una parte della cultura e della società di una città come questa e meritano di essere conservati.

In quel giorno di due anni fa eravamo a cena in pizzeria in città, come al solito, quando una donna anziana è entrata nel locale. Camminava molto lentamente, mi ricordo che indossava una giacca color amaranto. Il mio amico riggitanu la riconosce e dice: “Guarda, è Nonna Maria, la fan numero 1 della Reggina, la mascotte della Reggina“. Al dire “mascotte” nella sua voce non ho sentito disprezzo, ma soltanto un profondo rispetto. Il mio amico  ha alzato la mano per salutarla, e la donna si è avvicinata e si è seduta al nostro tavolo e, con un sorriso sul suo volto, ha ordinato una Coca-Cola.

Aveva 92 anni. 92 anni di vita sono tanti per chiunque, ma Nonna Maria aveva ancora il luccichio negli occhi di una giovane tifosa che ricordava i bei tempi quando la Reggina militava in Serie A e lo stadio Granillo si riempiva ogni domenica per godere dei migliori giocatori del mondo. Il mio amico mi ha detto che alcuni dei motivi per cui Nonna Maria era un personaggio noto in tutta la città, e che prima di ogni partita, durante l’inno della squadra, più di 28.000 spettatori cantavano all’unisono il suo nome e la donna scendeva in campo vestita con il suo cappotto sempre amaranto e una sciarpa bianca, con in mano un vasetto di sale. Come in un antico rituale, attraversava il campo e lasciava in ogni porta un po’ di sale come un presagio per un risultato favorevole. Il risultato non è stato sempre favorevole, ma lei e molti fan speravano che questo rituale proteggesse la Squadra dagli episodi sfortunati e dalla cattiva sorte.

Parlando con lei quella sera in pizzeria, ricordava ancora molto vividamente quando ha deciso di prendere la situazione in mano e ha deciso di lanciare una delle sue scarpe all’arbitro che aveva espulso Simone Giacchetta. Lo stadio è stato squalificato per tre partite. “Io lo farei nuovamente” diceva in dialetto calabrese, senza smettere di bere Coca-Cola.

La sua lucidità schiacciante dimostrava che l’età è una questione mentale. Le sue mani, sottile e rugose, avevano ancora la forza per colpire il tavolo mentre raccontava le sue storie; tanti di calcio, tanti altri della storia della città. Perché Nonna Maria è stato un testimone di quello che è successo nel corso del XX secolo in Italia.

Raccontava  che da giovane, lei e alcuni suoi vicini, avevano aiutato al Brigante Musolino nella sua fuga dalla polizia. “Quelli erano giovani, con due palle, non come adesso“. Ricordava che gli portavano cibo e vestiti, mentre il brigante era nascosto in una foresta dell’Aspromonte.

Il suo sguardo si era incupito quando le chiedevamo del periodo della Seconda Guerra Mondiale: “Durante il bombardamento americano ci dovevamo nascondere nella galleria ferroviaria perché era l’unico posto in città dove non potevano raggiungere le bombe. Se non c’erano aerei all’orizzonte, andavamo a fare le nostre cose, ma quando qualcuno vedeva un aereo tutti dovevamo correre nel tunnel. Una volta sono arrivata troppo tardi e ho dovuto buttarmi sul pavimento del tunnel, perché una delle bombe esplose a tre metri dall’ingresso“.

Di la storia più recente aveva ancora molto vivo il ricordo dei moti del 1970 e parlava  male di quelli che avevano fatto la guerra per portare la capitale della regione a Catanzaro.

Quando parlava di qualcosa che la faceva ridere, le sue risate si sentivano in tutto il locale, mentre noi assorti e impegnati nelle sue storie, stavamo ricostruendo un pezzo della storia di questa terra. E ‘stata una notte speciale, inattesa, piena di emozioni, risate e momenti da ricordare.

Quel giorno ho avuto l’onore di scoprire uno di quei piccoli tesori nascosti Reggio Calabria e che fanno sì che ancora oggi  io consideri questa terra un pezzo di me. Sono molto dispiaciuto della morte di Nonna Maria  e so che con lei si perde un grande pezzo di storia di questo luogo, ma so anche che rimarrà sempre nella memoria di tutti e anche nella mia, perché quella notte insieme a lei è stata un prezioso regalo.

Gracias Nonna Maria, hasta siempre.