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Dall’abolizione dei controlli allo scioglimento per mafia dei comuni: relazione del Prof.Chinè

imagesRelazione del Prof. Bruno Chinè, nel Convegno dal titolo “Dall’abolizione dei controlli allo scioglimento per mafia dei comuni”

Gli antichi dicevano che sono le buone leggi a fare buoni i costumi. Questo assunto è vero perché verificato storicamente. Ma anche il contrario è maledettamente vero. Le cattive leggi possono sfasciare le istituzioni, corrompere i costumi e danneggiare lo Stato. Gli enti che durante la cosiddetta seconda repubblica hanno subito più danni per le cattive leggi emanate dal nostro Parlamento sono i Comuni, le Province e le Regioni. La illegalità è aumentata, i bilanci sono andati in rosso, si sono formate montagne di debiti ed altri ancora per ripianarli. La causa di tutto questo, a nostro parere, sta nel cambiamento del titolo V della Costituzione, fatto da un governo di sinistra, e per giunta con pochi voti di maggioranza. All’improvviso, il nostro Parlamento, quasi con un colpo di mano, sconvolge la nostra Costituzione, suonando il mortorio allo Stato centralistico risorgimentale. Il momento storico in cui tutto questo è possibile è dominato dalla demagogia della Lega Nord che suona i pifferi d’un federalismo grossolano e ignorante, senza cultura e senza conoscenza della storia del Paese. Il fatto grave non sta nella demagogia rozza della Lega Nord, un partito senza tradizione e senza cultura politica ma nei partiti organizzati, che per miope tornaconto politico, fanno finta di seguire le farneticazioni dell’On. Bossi e dei suoi accoliti. Ricordate l’uso che voleva fare il Senatur del tricolore nazionale? Immaginate cosa sarebbe successo in America se un Senatore degli States avesse pronunciato quelle parole nei riguardi della bandiera a stelle e strisce? Ma in Italia nessuno reagisce. In questa fase tutti i partiti sembrano ipnotizzati dalle ciance della lega e convertiti al federalismo, senza capirne la portata della proposta. In un clima di confusione istituzionale e politica, il governo della sinistra, con pochi voti di maggioranza, modifica il Titolo V della nostra Costituzione. Si tratta d’una riforma epocale i cui danni stanno sotto i nostri occhi, anche se tuttora i Partiti di destra e di sinistra dinanzi a questo tema balbettano e non hanno il coraggio o l’interesse di cambiare. Il Tit.V riformato prevede che i Comuni, le Province, le Regioni e lo Stato centrale formano la Repubblica. Da questo momento scompaiono i controlli, tipici dello Stato centralizzato. Il segretario, per esempio, non deve dare pareri di legittimità sugli atti amministrativi e scompaiono i Comitati di controllo ed i Commissari di Governo. Il nuovo stato degli Enti locali viene disciplinato dai decreti del ministro Bassanini.. Questi danno enormi poteri ai vertici amministrativi che possono scegliersi i dirigenti, anche esterni; anche il segretario comunale deve essere di gradimento del vertice dell’ente. La gestione degli Enti locali passa nelle mani della burocrazia e la politica mantiene solo il potere d’indirizzo. In un momento in cui l’attenzione della Magistratura è rivolta agli amministratori locali, Bassanini toglie loro la gestione diretta per affidarla ad una burocrazia che non è altro che una longa manus della politica. La casa degli Enti locali che fino a quel momento aveva goduto d’una certa protezione incomincia a mostrare le prime falle che lasciano filtrare atti illegittimi ed infine aprono le porte alla mafia, stando alle relazioni dei prefetti e del Ministero degli Interni. Il problema è talmente grave che giorni addietro, in un importane convegno organizzato dall’avv. Oreste Romeo, per la Lista Scopelliti, in presenza dello stesso, si è parlato di democrazia sospesa. I segretari comunali non devono più dare il parere di legittimità su ogni atto amministrativo, anzi devono essere di gradimento di sindaci e presidenti di provincia.; i Comitati di controllo vengono aboliti. Determine e delibere non sono più soggette a controllo. Inizia una fase nuova per gli enti locali: ognuno si regola come crede tanto non deve dare conto a nessuno. Nasce una democrazia senza controlli. I partiti d’opposizione che un tempo vigilavano e controllavano la maggioranza non esistono più. Il diritto di controllo viene demandato solo agli elettori. Ma come? E quando? Alla fine del mandato, col voto. Queste vedute assurde sono state avallate fino ad oggi da tutta la nostra classe politica. Comuni, Province e Regioni amministrano male? Mandano l’Ente da loro amministrato in dissesto? Non importa. Chi sta al governo dell’Ente aumenta le tasse per ripianare i debiti, ed i cittadini pagano. La classe politica quando prende atto che la mafia entra con facilità negli enti locali, invece di porre mano al Tit. V , ridisegnando i territori d’ogni Ente e ripristinando i controlli, vara una legge sullo scioglimento dei comuni per infiltrazione mafiosa. Capisco ch’è più facile fare una legge ordinaria che non un riordino costituzionale degli Enti locali. Certo lo scioglimento d’un comune è un atto grave, si tratta veramente di democrazia sospesa. Ma questa legge non sempre viene applicata secondo lo spirito della stessa. La commissione d’accesso inviata nei comuni riscontra generalmente atti amministrativi illegittimi. Nelle illegittimità si possono nascondere certo infiltrazioni mafiose. Ai tempi in cui gli atti amministrativi erano soggetti a controlli non era possibile che dirigenti o funzionari sottraessero somme di pubblico denaro all’ente, come invece accade ora. Ma questo nessuno lo dice, nessuno invoca il ripristino dei controlli, quando è risaputo che senza controlli non può esistere democrazia. Stando alle tante relazioni di scioglimento non si capisce chi ha agevolato le infiltrazioni mafiose. Generalmente gli amministratori non vengono denunciati all’autorità giudiziaria per favoreggiamento della mafia né i burocrati vengono rimossi. Si direbbe che la mafia s’è infiltrata da sola. Spesso gli amministratori sciolti per mafia, finita la fase commissariale, si ritornano al loro posto, mentre i burocrati non vengono nemmeno spostati d’ufficio. Che senso ha tutto questo? La gente resta confusa. Ultimo punto assurdo. Un piccolo comune sciolto per mafia resta commissariato due anni. Per fare cosa? E perché vengono inviati tre commissari quando nell’antica Roma, in tempi di crisi dello Stato, si nominava un dittatore che restava in carica solo sei mesi? Come possono amministrare un ente tre persone che si presentano nel comune solo due giorni alla settimana? Quanto costa ai cittadini un comune commissariato? Non solo il malgoverno degli amministratori ma anche il peso di chi dovrebbe restaurare la legalità cade sui cittadini. Come si vede ci troviamo da anni dinanzi ad una crisi epocale della democrazia nel nostro Paese. La nostra classe politica o la casta, come dicono tanti, che ormai da anni occupa il paese, vive in uno stato di confusione e d’impotenza, discute solo di piccole cose, ma non è in grado di volare alto per ammodernare lo Stato. Ma il Paese ha bisogno d’altro: occorrono riforme organiche e prima fra tutte bisogna mettere mano al titolo V ridisegnando il ruolo, il territorio degli enti locali evitando che i debiti fatti dagli amministratori cadano sui cittadini e che il danaro pubblico possa scivolare in tanti rigagnoli che nulla hanno a che vedere con il bene comune.