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Catania: boss mafioso si dissanguava per ottenere i domiciliari

Per potere ottenere il beneficio degli arresti domiciliari il boss ergastolano catanese Maurizio Zuccaro, 52 anni, cognato di Vincenzo Santapaola e nipote del boss Benedetto, si praticava in cella dei salassi, infilandosi aghi nelle braccia e nell’inguine per dissanguarsi e aggravare le sue condizioni di salute. Le perdite di sangue sono state riprese dalle telecamere nascoste piazzate dalla Procura nei bagni del reparto di Ematologia dell’Ospedale Ferrarotto, dove Zuccaro all’inizio di agosto ha trascorso un periodo di degenza.

L’indagine e’ stata coordinata dal Procuratore della Repubblica di Catania Giovanni Salvi. Le intercettazioni disposte dai pm Antonino Fanara e Pasquale Pacifico, hanno indotto il Tribunale del riesame a rigettare il ricorso presentato dai legali di Zuccaro contro l’ordinanza del Gip che aveva disposto il ripristino della custodia cautelare in carcere in sostituzione della misura dei domiciliari in ospedale. Maurizio Zuccaro, piu’ volte condannato per associazione mafiosa, e all’ergastolo, con sentenza definitiva, per omicidio e distruzione di cadavere aggravati dalle modalita’ mafiose. E’ inoltre indagato per l’omicidio di Luigi Ilardo, cugino del boss di Caltanissetta, Giuseppe “Piddu” Madonia, e confidente dei carabinieri. Una soffiata di Ilardo aveva segnalato la presenza del boss Bernardo Provenzano nel 1992 a Mezzojuso, dove pero’ non fu arrestato: questo controverso episodio e’ stato uno dei temi centrali al processo contro il generale Mario Mori e il colonnello Mauro Obinu, assolti dall’accusa di favoreggiamento aggravato di Cosa Nostra.