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A Gizzeria (Cz) il “Kite Babes Camp”: stage sportivo dedicato esclusivamente alle donne

kitesurfAncora il Kitesurf protagonista dell’estate sportiva calabrese. Ed è stato ancora il tratto di costa denominato “pesce e anguille”, a Gizzeria, grazie all’iniziativa del parco sportivo balneare “Hang Loose Beach”, ad ospitare un’altra manifestazione internazionale dello sport con tavola ed aquilone. Infatti, dopo l’European Course Racing Championship di fine luglio, che ha portato su questo lembo di costa tirrenica catanzarese alcuni tra i più titolati atleti al mondo, è stata la volta del “Kite Babes Camp”, uno stage dedicato esclusivamente alle donne, che ha registrato la partecipazione di riders spagnole, francesi, inglesi, tedesche, italiane, che per una settimana, dal 5 all’11 agosto, in trenta non si sono lasciate sfuggire l‘occasione di perfezionare la tecnica seguendo gli insegnamenti di tre top riders: l’olandese Jalou Langeree, la norvegese Kari Schibevaag, e l’italianissima, è toscana, Alice Brunacci. «Si tratta – dice la lametina Vanina Puteri, insegnante e atleta di Kitesurf, a cui l’Hang Loose Beach ha affidato la direzione del “Kite babes camp” – di tre “prime donne”. La Langeree è campionessa del mondo nel “wawe”, Schibevaag ha conquistato per ben sette volte il titolo iridato nel “free style”, e Brunacci è pluricampionessa nel “race”.  Wawe, free style e race – continua Puteri – sono le tre specialità di Kitesurf più praticate. Il “wawe” che letteralmente significa onda in inglese è una specialità nella quale si surfano le onde o si saltano, per cui l’atleta mescola le abilità del surf da onda e del windsurf saltando e surfando onde e frangenti. Questa specialità permette al kiter di compiere salti importanti e di chiudere evoluzioni completamente fuori dall’acqua o facendosi trasportare dall’onda come accade nel surf. Nel “wawe” – spiega Puteri – le manovre e anche il gergo utilizzato sono uguali a quelle del surf da onda. Oggi tavole e kite sono costruite e realizzate per questa disciplina e le gare mostrano la bravura dei kiter nel surfare l’onda. Gli atleti vengono giudicati sulla base di una valutazione che tiene conto della loro perfomance in acqua, delle difficoltà nell’esecuzione e del numero di manovre effettuate durante un tempo limite. Il “race” detto anche “course racing” è la nuova frontiera delle discipline del Kitesurf, è stato infatti introdotto nel competizioni nel 2009 e consiste nel fare delle vere e proprie gare su distanze variabili. Questa disciplina è costituita da velocità e da tecnica di regata, niente gara di stile o estetica delle manovre, quindi, ma una vera e propria competizione agonistica tra i più forti, i più veloci, un vero testa a testa, boa a boa.  Nel “race” – prosegue Puteri – vengono utilizzate tavole monodirezionali particolari e ali più performanti per la bolina che viaggiano col minimo sforzo, planano prestissimo e sono molto stabili anche a grande velocità. Ma – conclude l’insegnante lametina – la più spettacolare e molteplice delle specialità è senza dubbio il “free style” che garantisce azione e prestazioni estreme in una immensità di variabili. È considerata la “madre” di tutte le specialità di Kitesurf ed è protagonista della maggior parte delle attuali competizioni, anche per il suo essere in continua evoluzione, che si rinnova costantemente con l’introduzione di nuove manovre sempre più difficili e spettacolari. Il “free style” consiste nel compiere salti, manovre ed evoluzioni con tecniche – lo dicevo prima – sempre più avanzate. Le tavole sono progettate per saltare, quindi il loro obiettivo è fornire la spinta giusta nei salti ed un buon ammortizzamento negli atterraggi». Al termine della settimana di stage, le partecipanti si sono cimentate in una gara di fine corso, un momento decisamente marginale in un contesto in cui a prevalere è stato l’aspetto della socializzazione, oltre, ovviamente, quello dell’affinamento della tecnica.