fbpx

Regione Calabria, l’Ufficio di Presidenza della Comm Vigilanza replica al sub Comm Pezzi

calabria 1“Non per questioni di lana caprina e non per spirito polemico è stata chiesta la presenza in Commissione del sub commissario ex Generale Pezzi. La richiesta della sua presenza, formalmente deliberata da tutti i componenti la Commissione, nasce dall’urgenza di dare risposte alle numerose segnalazioni pervenute alla Presidenza della Commissione da parte di imprenditori sanitari concernenti gravi censure afferenti i criteri di assegnazione dei budget nel cui contesto risultano indubbiamente privilegiate quelle strutture che hanno sforato gli stessi penalizzando incredibilmente le altre che si sono scrupolosamente attenute alle sottoscritte quantificazioni contrattuali e per poter fornire utili elementi di valutazione alla stessa Commissione sulla ripartizione dei fondi del Sistema sanitario regionale tra i laboratori di analisi e le Strutture di specialistica ambulatoriale accreditate”.
Lo sostiene l’Ufficio di Presidenza della Commissione di Vigilanza e Controllo del Consiglio regionale, secondo cui “Le parole del sub Commissario sono incentrate su un formalismo che non ha ragion d’essere, soprattutto in una realtà che ha necessità di fare chiarezza in un sistema che, se non governano, rischia di far implodere l’intera Regione. Trincerarsi dietro il fatto che la sua funzione sia collegata direttamente al Governo, contraddicendo in parte se stesso perché in prima battuta aveva motivato la sua assenza con impegni istituzionali quindi riconoscendo il ruolo della Commissione, è francamente un comportamento poco istituzionale e poco riguardoso nei confronti di una Commissione composta da eletti del popolo calabrese ed articolazione di una Regione che, a parte il commissariamento pro tempore, ha costituzionalmente prerogative, poteri e competenze costituzionali sulla sanità. Pertanto, mentre auspichiamo – affermano Chizzoniti, Guccione e Vilasi – che il sub Commissario riveda la sua scelta, insistiamo nella richiesta inoltrata ai presidenti Talarico e Scopelliti – in virtù dell’art. 35 del Regolamento del Consiglio regionale – affinché sia istituita una Commissione d’inchiesta volta ad accertare i criteri attraverso i quali sono stati individuati i budget assegnati alle strutture convenzionate con la Regione Calabria. Soprattutto con riferimento all’anno 2012/2013 estendendo l’operatività anche ai laboratori di analisi al fine di controllare il rapporto spesa – fatturato , nel corso degli ultimi dieci anni verificando la qualità e la consistenza numerica del personale utilizzato, le apparecchiature strumentali, l’acquisto di reagenti, il consumo di energia elettrica, nonché ad ogni altra questione connessa e di interesse collettivo. Va sottolineato, inoltre, che sulla questione è intervenuta anche l’Autorità del Garante, che ha evidenziato diverse criticità, nella cui ottica emergono evidenti distorsioni concorrenziali ed ha auspicato che il criterio della spesa storica, già rilevato anche in recenti pronunce dei giudici amministrativi, attualmente assunto per la ripartizione dei fondi alle strutture private accreditate venga sostituito. Si fa notare, infine, che nonostante le puntuali indicazioni dell’Autorità, la spesa sanitaria, tutt’altro che rientrata, sta di fatto dilatandosi oltre misura, confermando come il criterio della spesa storica non risulti il più adeguato a rispondere alle esigenze dell’utenza e a consentire nello stesso tempo lo sviluppo con pari opportunità di nuovi e adeguati operatori. Non a caso, sul punto, si registra un crescendo rossiniano, quanto mai eloquente, di decisioni assunte dalla giustizia amministrativa che continua ad annullare gli atti deliberativi connessi alle assegnazioni dei budget. Come ha fatto recentissimamente anche il Tar Puglia. Ovviamente, per dirla come il Principe della risata, per il colonizzatore di turno trattasi di quisquilie e pinzillacchere che non scalfiscono l’inossidabile uomo d’armi abilissimo a ritagliarsi in Calabria una comoda quanto fideistica, acritica e balneare dimensione di notaio rogante dei dati che sarebbero stati prospettati dalle Aziende territoriali. Solitarie colpevoli di tutto. Quindi, decisioni inattaccabili anche perché controfirmate dal Governatore Scopelliti che sicuramente avrà modo di interloquire sulla chiamata in causa del “caudillo”(aver compagno al duol scema la pena) al quale comunque con Decreto N. 1 del 23/08/2010 il Commissario ad acta ha delegato tutta la materia. Rebus sic stantibus, mal si comprende il puerile alibi connesso alla distinzione linguistico – letterale convocazione e/o invito che appare sempre di più un fanciullesco pretesto per litigare, al punto da far apparire un volenteroso dilettante il più ispirato Fedro autore della celebre “Lupus et Agnus”. Ma – conclude l’Ufficio di Presidenza – non abbiamo la pretesa di convincere chi che sia, confortati dal ‘vecchio’ Hegel secondo il quale ‘Un’idea non può entrare nella testa di un cinese’. Tanto meno in quella di un ‘golpista’ puro secondo il quale “L’État c’est moi!”