Quel canto della Divina Commedia in cui Dante parla di Catona (RC)…

Chiunque viva a Reggio Calabria conosce Catona, quartiere nella periferia nord della città;  ma ben pochi sanno invece che questo quartiere è stato citato nientepopodimeno che dal Sommo Poeta, Dante. Egli infatti nel VIII canto del Paradiso ai versi  61 – 63 recita:

“e quel corno d’Ausonia che s’imborga

di Bari e di Gaeta e di Catona

da ove Tronto e Verde in mare sgorga.”

Ma a questo punto chiunque si chiederebbe: perché Dante, che ci parla di santi, angeli e quant’altro,  arriva a parlare di Catona, dove quest’oggi al massimo andremmo a mangiare una pizza o a fare un bagno a mare? Siamo nel Terzo Cielo del Paradiso, quello di Venere, dove Dante pone gli spiriti amanti che, come Paolo e Francesca nell’Inferno (naturalmente con grande differenza perché, se così non fosse, Dante non avrebbe certo fatto differenza fra i dannati urlanti dei gironi infernali e gli spiriti gioiosi che cantano inni paradisiaci) si muovono rapidamente in circolo; qui incontra Carlo Martello, figlio di Carlo d’Angiò, re di Napoli, e di Maria di Ungheria,  il quale si presenta e ha, a quanto ci dice Dante, gran voglia di parlare con lui; dice poi che si rammarica del fatto che abbia vissuto poco (era infatti morto prima di diventare re), descrivendo tuttavia con precisione le punte dell’allora regno di Napoli:  Bari, a est; Gaeta, a ovest; Catona, a sud.

E ora ci si chiede: perché proprio Catona e non Reggio, che già dai tempi dei Greci era una fiorente città? Perché Catona era un “imborgo” (termine medievale per designare una roccaforte) di grandezza pari a Bari o a Gaeta; Reggio era invece la cittadella, il borgo, centro di commerci e non tanto baluardo difensivo paragonabile a Bari o a Gaeta.

Alcuni critici letterari in seguito hanno pensato che Dante si riferisse a Crotone; ma si sa con certezza attraverso fonti storiche che già a quei tempi il regno di Napoli arrivava alle zone di Reggio; inoltre che si trattasse di Catona si deduce anche attraverso la maggiore vicinanza del termine stesso usato da Dante, poiché sarebbe strano che usasse “Catona” per riferirsi a Crotone quando già ai tempi dei Greci la cittadina Calabra si chiamava “Kroton”.

Adesso, quindi, quando passeremo da Catona la guarderemo con una sorta di rispetto reverenziale, attribuitogli da colui che ha plasmato ciò che è alla base del nostro vivere quotidiano: la lingua italiana.


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