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Partire o restare? Giovani e lavoro (che non c’è) in Calabria

Logo_social_ne_vectorizedPartire o restare? Giovani e lavoro (che non c’è) in Calabria.
Ogni calabrese, in cuor suo, sà di vivere in una Regione estrema, caratterizzata da enormi problemi strutturali, e ancor più da vincoli di natura culturale.

A risentirne di più sono i giovani che non riescono ad inserirsi nel mondo del lavoro. Certo, il problema della disoccupazione giovanile non riguarda solo la Calabria e i calabresi, ma è un problema esteso a livello nazionale, tuttavia vivere nella nostra Regione significa per molti non riuscire nemmeno ad individuare i canali d’accesso al mondo del lavoro.

Tutto ciò è reso ancora più sconfortante se si considera l’elevato livello di istruzione dei tanti giovani che decidono di investire nella propria formazione sperando diventi sinonimo di un’occupazione stabile. Negli ultimi tre anni, complici i mutamenti economici su scala mondiale, il conteso lavorativo è  peggiorato anche da noi. Se prima si poteva parlare di lavoro precario, flessibile, incerto e sommerso, oggi è più semplice parlare di un lavoro che non c’è. Perchè partire sembra diventata l’unica scelta perseguibile, anche se a malincuore?

C’è bisogno che molti giovani scommettano sull’avvenire della nostra regione e sulle sue potenzialità. La disoccupazione e la crisi economica devono stimolare la creatività e le idee. L’auspicio è che ognuno possa realizzarsi nella propria terra e che partire verso altri paesi sia solo una scelta personale e non l’unica strada possibile.

Spesso non è semplice far capire i propri intenti alla collettività ed i risultati a breve termine tardano ad arrivare. Ma l’obiettivo a cui mirare deve essere di lungo periodo, bisogna costruire qualcosa di solido, che permetta lo sviluppo ed il miglioramento della qualità della vita su scala regionale. Se si continuerà a guardare ai benefici immediati, come qualche euro in tasca, non si andrà mai nella direzione dello sviluppo.

Intraprendere un’attività in Calabria è conveniente sotto molti punti di vista: i costi, ad esempio, sono molto contenuti e non si deve dimenticare il capitale umano formato da giovani con un elevato grado d’istruzione.

Lo sviluppo è possibile se si torna ad investire e credere nelle attività agricole e nella produzione ad ogni livello. Diffondere un’agricoltura sostenibile rivolta in primis al mercato locale e che proponga prodotti di ottima qualità. Serve puntare sui prodotti tipici, che non sono ancora sfruttati e che nemmeno l’intera comunità calabrese conosce. A questo si deve aggiungere l’esperienza accumulata dei calabresi che hanno studiato e si sono formati professionalmente all’estero, risorse preziose che  devono tornare al servizio della nostra regione.

Noi di Obiettivo Calabria Europa ci crediamo davvero, andare via era troppo scontato, significava arrendersi alle logiche negative che pervadono ogni livello di potere, invece, con la nascita della nostra organizzazione, vogliamo rilanciare la regione in quanto parte integrante dell’Europa e non più periferia dimenticata incapace di spendere le proprie risorse e facile terra di conquista di sfruttatori ed imprenditori speculatori.