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Le indagini dell’ispettore FELICINO – N.16

felicinoLa lettera era lì sulla scrivania, era stata portata dal postino cinque minuti prima. Si capiva subito che era una lettera anonima. Non riportava il mittente, c’era solo il destinatario scritto in stampatello “ALL’ISPETTORE CARLO FELICINO”. L’ispettore apre la busta e tira fuori un foglio bianco, dove a centro pagina spicca la scritta “NEL CANTIERE DI SANT’ANNA CI SONO TRE LAVORATORI A NERO E NON SI RISPETTA LA SICUREZZA. UN OPERAIO S’E’ FATTO MALE E L’HANNO PORTATO VIA DI NASCOSTO. INTERVENITE, PER FAVORE. SIAMO TRATTATI COME ANIMALI”. Erano parole inquietanti, si capiva che in quelle poche frasi c’era un dolore lancinante e una paura trattenuta dentro e pronta a esplodere. Non era abitudine del suo ufficio prendere in considerazione lettere anonime, ma questa volta l’ispettore Felicino aveva avuto come una sensazione sgradevole, come un brutto presentimento. Con la lettera in mano, entra nella stanza del suo capo ufficio e gliela porge per fargliela leggere. Dopo qualche minuto i due si guardano negli occhi e Felicino dice “Penso che sia una cosa seria. Se Lei è d’accordo, sento l’Ispettorato del Lavoro e chiedo se è possibile fare una visita congiunta, così potremo verificare sia gli aspetti tecnici che quelli sulla regolarità contributiva e sui lavoratori a nero”. Il Capo ufficio non apre bocca, era rimasto colpito dalla durezza delle parole scritte, che interpretò come una richiesta di aiuto. Ma in quel suo silenzio, Felicino, lesse tutti i si che era possibile pronunciare. Quindi andò nella sua stanza e fece il numero dell’Ispettorato del Lavoro. Al centralinista chieste del dr Michele Farro, questo era un suo caro amico, con il quale avevano effettuato tantissime ispezioni congiunte. Tra loro c’era una stima reciproca e durante le ispezioni lavoravano con una sintonia che quasi sembravano un’unica persona. “Ciao Carlo”, rispose la voce dall’altro capo del telefono “Che gita mi proponi stamani?” disse in tono scherzoso. Felicino gli spiega tutto e concordano di ritrovarsi in prossimità del cantiere edile dopo una mezzoretta.

Quando entrano in cantiere, posto in una zona poco visibile dalla strada, ai loro occhi si presenta uno spettacolo veramente fuori da ogni ragionevole immaginazione, ma quello che li colpì di più fu il ponteggio che era stato realizzato con pianali di legno inchiodati uso sull’altro e il fuggi-fuggi generale che seguì il loro ingresso. Felicino non era preoccupato, prima di entrare nel cantiere aveva visto che lo stesso era ben recintato con lamiere, che certamente servivano per evitare sguardi indiscreti, ma in quell’occasione servivano anche a non far scappare nessuno. Il dr Farro aveva portato con se anche due carabinieri del Servizio interno all’Ispettorato del lavoro e pertanto dette immediate disposizioni di cercare i lavoratori e di accompagnarli garbatamente nell’ufficio del cantiere posto accanto al cancello di ingresso, che intanto fece chiudere. Dopo dieci minuti arrivarono i due carabinieri con quattro lavoratori, di cui uno si capiva che era il capo. Appena in presenza degli ispettori, quello che sembrava il capo, disse “Sono il padrone della ditta che si chiama ‘Costruire Sicuro’ e questi tre sono i miei operai, tutti marocchini e non parlano molto bene l’italiano. La mia è una ditta conosciuta e stimata in città. Siamo qui per una piccola riparazione e questi tre operai, che sono in prova, hanno iniziato oggi a lavorare per me. Se vanno bene li assumerò”. Il dr Farro interrogò uno alla volta i lavoratori e sfoderò il suo ottimo francese, che gli permise di farsi capire dai tre. Intanto Felicino effettuava i rilievi tecnici sul ponteggio e sulle attrezzature da lavoro. Sapevano i due ispettori che le indagini sarebbero continuate e solo alla fine avrebbero redatto il verbale di contestazione, ma intanto comunicarono al titolare che avrebbero bloccato l’attività nel cantiere, attuando nell’immediatezza una disposizione per il contrasto del lavoro irregolare e per la tutela della salute e della sicurezza dei lavoratori, come prevedeva l’art. 14 del D.Lgs 81/08 e s.m.i.. Quindi dissero al titolare “Al fine di far cessare il pericolo per la tutela della salute e la sicurezza dei lavoratori, nonché di contrastare il fenomeno del lavoro sommerso e irregolare, si adotta un provvedimento di sospensione dell’attività imprenditoriale interessata dalle violazioni in quanto i lavoratori non sono assicurati e in quanto ci sono gravi e reiterate violazioni in materia di tutela della salute e della sicurezza sul lavoro”.

A cura di Studio SGRO

e-mail:ispettorefelicino@gmail.com