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Il Papa assume la calabrese che odia la Calabria

Francesca ChaouquiScappare dal piccolo paese dove è nata 30 anni fa, del quale non vuole ricordare neppure il nome, non deve essere stato facile per una ragazza cresciuta con il credo della donna sottomessa alla prepotenza dell’uomo. Certo in pochi anni la giovane ne ha fatto di strada nei circuiti che contano, se, esercitando il mestiere di lobbista, si occupa di pubbliche relazioni per Ernst & Young Italia, e risulta molto  bene introdotta negli ambienti chic di  Roma Capitale. Pare faccia, tra l’altro, parte di “Vedrò”, il think net che fa capo alla famiglia di Gianni ed Enrico Letta e che, testuale dal sito, recita: «E’ nato per riflettere sulle declinazioni future dell’Italia e delineare scenari provocatori, ma possibili, per il Paese».Vanta anche molte amicizie influenti, tra cui Mario Sechi, già direttore de Il Tempo e candidato non eletto con Scelta Civica, Ernesto Carbone e Alessandro Proto, ed è sposata con Claudio Lanino, esperto informatico che lavora nella città del Vaticano.  Insomma un palmares importante grazie  al quale  la diretta interessata si sente probabilmente autorizzata  a parlare a ruota libera, se è vero, come lo è che certa Francesca Immacolata Chaoqui, questo il nome del personaggio di cui qui si sta dicendo, in occasione della barbara uccisione di Fabiana Luzzi, la ragazzina appena quindicenne di Corigliano Calabro, si è sentita in dovere di prendere carta e penna e scrivere al Corriere della Sera una lettera densa di pregiudizi, falsità e insulti, arrogandosi il diritto di abusare del pensiero di Fabiana attribuendole considerazioni sue non della ragazzina e  illustrando una Calabria che può esistere solo in una mente contorta, o forse la Francesca Immacolata ha voluto esercitare il suo mestiere su se stessa per amplificare la propria immagine, facendo leva sul fatto che a dir male della Calabria torna comodo soprattutto in certi  ambienti radical-chic, anche se verrebbe da pensare che forse da ragazza ella stessa abbia vissuto in un ambiente frustrante, dal quale è “ scappata”, come dice testualmente. Certo è che la manager ha raccontato una Calabria assolutamente inesistente, sia oggi che nel passato, e qualche tentativo successivo di scuse è completamente mal riuscito perché ha ribadito paro paro tutto ciò che prima aveva affermato. E poi queste scuse “ a richiesta” hanno un amaro sapore di ipocrisia. Le reazioni, comunque, non si sono fatte sentire e, in proposito, valga per tutte il pezzo del nostro direttore Peppe Caridi ma l’effetto più significativo è arrivato da parte del Pontefice : Sua Santità, dopo essersi recato a Lampedusa ad accogliere i migranti, ha voluto dare un segnale ancora più incisivo assumendone uno di essi alle proprie dipendenze. Che poi questo qualcuno si chiami Francesca, ,verrebbe da dire nomen omen, Immacolata Chaoqui, che abbia già un’occupazione ben remunerata, che frequenti salotti ricercati, beh questa è forse un’altra storia. Francesca è di fatto scappata dal suo paesello originario, San Sosti in provincia di Cosenza, e il Papa l’ha voluta accogliere tra le sue braccia misericordiose. Ma Papa Francesco ha assunto la migrante o la lobbista? Ha voluto fare carità, oppure ha voluto realizzare un’operazione di facciata? Ci sembra difficile con un tale maquillage operare quella trasformazione radicale, profonda, sofferta e integrale di cui oggi il Vaticano e la Chiesa avrebbero assolutamente bisogno. Anche perchè Francesca è stata assunta in Vaticano come “membro della neonata Commissione referente sulle finanze vaticane che si occuperà di raccogliere informazioni e  riferire al Papa la “verità” sui “problemi organizzativi ed economici della Santa Sede“. Insomma, è diventata anche esperta contabile. “Per la maggior gloria di Dio” direbbe Sant’Ignazio di Loyola, il fondatore dell’Ordine dei Gesuiti.