Ce.re.so. Reggio Calabria: “un detenuto su quattro è tossicodipendente”

carcereIl Ce.re.so., Centro Reggino di Solidarietà, denuncia tramite le parole del suo presidente, Don Pietro Catalano, la grave situazione carceraria che continua a persistere in Italia, e vede con occhio positivo il decreto “svuota carceri”. Di seguito la nota integrale:

Un detenuto su quattro è tossicodipendente. Basterebbe questo per farci accogliere con un giudizio positivo il decreto “recante disposizioni urgenti in materia di esecuzione della pena”, per ridurre il numero dei detenuti in Italia, in vigore dal 3 luglio. Il cosiddetto “svuota carceri”. Più volte l’Italia è stata condannata da parte di organismi europei ed internazionali per la situazione degradata delle carceri. Troppo spesso – ed i numeri parlano chiaro – la carcerazione ha prodotto tutt’altro che effetti positivi sulla sicurezza dei cittadini, portando chiaramente in primo piano la necessità di un intervento legislativo integrato con un programma efficace di reinserimento dei detenuti nella società. Inutile, oltre che anacronistico, risulta oggi parlare ancora di edilizia carceraria. L’unica via percorribile – e di questo ne siamo convinti –  è la messa in campo di progetti di recupero sociale che possano garantire risultati molto più positivi ed a lungo termine.

Il Centro Reggino di Solidarietà che si occupa di tossicodipendenza da oltre 20 anni ed ha vissuto da protagonista i molteplici passaggi legislativi che sono intervenuti in materia di sanità, pena e tossicodipendenza, non può infatti esimersi dal valutare il “decreto svuota carceri” in termini educativi, riabilitativi e di reinserimento sociale del detenuto tossicodipendente. Così come sancisce la nostra Costituzione, la finalità rieducativa della pena deve rappresentare l’orizzonte verso cui i servizi, siano questi sanitari o riabilitativi, devono tendere.

Probabilmente in tal senso la svolta epocale si è avuta nel giugno 2008 quando le competenze sanitarie della medicina generale e specialistica penitenziaria, i rapporti di lavoro e le risorse economiche e strumentali, prima di allora in capo al Ministero della Giustizia, sono state trasferite al Sistema sanitario nazionale e quindi a Regioni e Asl. Si è trattato di una pietra miliare per la tutela della salute dei detenuti e di un importante passo avanti per la civiltà stessa dell’ordinamento penitenziario. Un passo avanti anche nella ricomposizione di un rapporto positivo tra carcere e società.

Purtroppo il grande risultato ottenuto è stato presto svuotato di senso e di reale capacità di incidere nei processi riabilitativi poiché, come troppo spesso accade, un ruolo determinante lo ha giocato il fattore economico e le risorse disponibili per dare seguito a tale risultato.

Sino al 2008 infatti le Comunità Terapeutiche avevano la possibilità di accogliere i detenuti tossicodipendenti, la cui spesa (retta) risultava a carico del Ministero della Giustizia che gestiva un fondo ad hoc, senza incidere in alcun modo sul “budget” previsto dalle Aziende Sanitarie competenti per la copertura degli utenti a proprio carico. Disponibilità dunque di due fondi distinti: quello per i tossicodipendenti detenuti e quello per gli utenti cd. “liberi” provenienti direttamente dai Ser.T..

Dal 1° gennaio 2009, l’attuazione del trasferimento delle competenze in capo al SSN, ha infatti determinato l’assemblamento delle risorse, prevedendo un fondo unico a carico delle Aziende Sanitarie e comportando di fatto una forte contrazione delle risorse economiche disponibili.

Oggi, con le sole risorse della sanità, si è chiamati a gestire quasi il doppio dell’utenza. E se a questo si aggiunge la drammatica condizione calabrese – dove le risorse destinate dalla Regione Calabria per la cura delle dipendenze ammonta solo allo 0,4% dell’intera spesa sanitaria – parlare di educazione e reinserimento sociale diventa una mera illusione. Ad agosto di quest’anno il budget disponibile per il Ce.Re.So. si sarà già esaurito, ponendoci praticamente davanti alla scelta non solo di non poter accogliere più nessuno nonostante le richieste di aiuto siano in continuo aumento, ma addirittura di mettere alla porta chi, con impegno e fatica, cerca di affrancarsi da un passato di sofferenza e devianza.

Le comunità terapeutiche, tra cui il Ce.re.so., oggi si trovano a non poter rispondere in termini di accoglienza né al tossicodipendente né al detenuto tossicodipendente. Ed ancora una volta a pagare sono sempre i più poveri.

 

Distinti Saluti

Il Presidente

Sac. Pietro Catalano 


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