Walter De Fiores (SEL) interviene sulla questione sbarco clandestini a Bovalino

clandestiniSembrava un avvenimento di dimensione abbastanza importanti, eppure è passato come un fatto di natura “minore”, di pochissima rilevanza, non si è saputo e non si è fatto sapere più niente. E’ fuoriuscito dall’attenzione di ogni organo di stampa, è passato in maniera troppo silenziosa, non si è voluta dare importanza. Mi riferisco ovviamente allo sbarco di clandestini sulla costa bovalinese avvenuto la notte tra il 9 e il 10 giugno scorso.

Sbarco e quindi emergenza, che ha visto venir fuori una incompetenza nel saper gestire la situazione. Causa? La mancata presenza nel Comune di Bovalino del servizio di Protezione Civile. I fatti ancora oggi risultano voler essere celati e mascherati nel Comune bovalinese, nonostante siano ben chiari e sotto gli occhi di tutti, basta fare qualche domanda a quelle persone che si sono interessate personalmente ad affrontare questo evento. Partendo da subito dopo lo sbarco, la prima emergenza è stata gestita (come da regolamento) dalla Croce Rossa di Bovalino, che si è prodigata nel agire al fine di garantire soccorsi ai profughi, specie ai minori, ben più di 12, come inizialmente detto. I soccorsi da parte della Croce Rossa sarebbero però potuti continuare, soltanto se l’Amministrazione del Comune di competenza desse segnalazione alla Prefettura, cosa che ovviamente non è stata fatta. Di seguito si sotto attivati e sono accorsi immediatamente sul posto i ragazzi dell’associazione “Save The Children”. Cosa che non in pochissimi sanno è che se i minori non presentano al momento dello sbarco i genitori, il loro garante diventa il Sindaco, in questo caso però i bambini non avevano al seguito né i genitori né nessun tipo di garante. La Protezione Civile è arrivata addirittura alle ore 12:00, direttamente da Roccella Jonica, ciò sta a voler dire che i profughi hanno potuto nutrirsi soltanto a tale ora. E’ inumano trattare non solo un’emergenza in questo modo, ma trattare esseri umani come ognuno di noi, con questo atteggiamento. I profughi poi sono stati spostati nel centro di competenza di Bianco, da dove soltanto ieri sono stati trasferiti nel centro di Lamezia Terme. Ma l’assistenza al centro del Comune di Bianco è arrivata anche in questo caso dalla Croce Rossa che, ha recuperato delle provviste di acqua, ciò per evitare che specialmente i minori venissero quanto meno alimentanti per salvaguardare il loro organismo. In tutto ciò risulta chiara una cosa, ovvero l’

incompetenza del Comune di Bovalino nel gestire emergenze del genere, eppure dovremmo abituarci, non possiamo pensare che ciò che è avvenuto due giorni addietro sia un caso unico e anomalo, sappiamo che ce ne saranno degli altri. L’

Amministrazione si deve saper comportare adeguatamente di fronte a situazioni del genere. Risulta anche qui che, ciò che compete all’organismo comunale è stato dovuto affrontare da associazioni che non hanno e non possono avere la voce in capitolo che ha l’ente comunale, che a sua volta, in questo caso non ha voluto averla. Eppure sembra che due anni fa si stesse lavorando per questo, si stava istituendo un presidio di Protezione Civile a Bovalino, si era premurato di ciò l’attuale vice-sindaco Rocca, tutto ciò però, sembra essere svanito nel nulla. Questo raccontano i fatti riportati sui media nella primavera del 2011, appunto di: un’iniziativa dell’Amministrazione Comunale di Bovalino e della Federazione Arci Pesca, presso la sede comunale il “Centro Protezione Civile Città di Bovalino”. Presenti l’Assessore con delega alla Protezione Civile Ferdinando Rocca, il sindaco Tommaso Mittiga, il presidente nazionale del C.I.P.

C. Giuseppe Pelle, il presidente del Comitato Regionale dell’Arcipesca Fisa Maria Antonia Muscatello. Il nuovo Direttivo eletto dall’Assemblea dei Soci e composto in totale da undici membri, ha nominato al suo interno il Presidente Rodolfo Italiano. Dicendo che “Lavoreremo insieme alla realizzazione del Piano Comunale di Protezione Civile nel rispetto della vigente normativa nazionale e regionale. Non vi è dubbio che nella gestione delle emergenze l’ente comunale costituisca il perno centrale attorno al quale si debbano organizzare le attività e le altre strutture di protezione civile resta tuttavia inteso che le forme di organizzazione volontaria rappresentino uno strumento essenziale per la messa in atto di una seria ed efficace politica di mitigazione dei rischi, che non si limita soltanto alla gestione dell’emergenza ma ha quale obiettivo fondamentale la predisposizione di un sistema e di una attività di previsione e prevenzione dei fenomeni calamitosi”.Non dimentichiamo infine che il Comune di Bovalino è anche sede C.O.M. (Centro Operativo Misto), ovvero struttura operativa che coordina i servizi di emergenza all’interno di un’area più vasta rispetto al proprio ambito comunale i cui compiti specifici sono appunto quelli di favorire il coordinamento di tali servizi organizzati a livello provinciale”. E questo perno centrale dov’è stato in questi ultimi anni? Questo “Centro di Protezione Civile” non doveva essere a Bovalino? Chiedo risposte, un’

intera comunità che ha a cuore il bene comune del paese vuole e pretende risposte. La Croce Rossa non è la Protezione Civile, non credo ci voglia tanto a capirlo. Non può un’Amministrazione Comunale, gestire un’emergenza di tale importanza, disconoscendo completamente i protocolli ed i regolamenti istituzionali che sono di loro competenza. Chiediamo e vogliamo che venga istituito in maniera seria e senza preamboli innanzitutto un presidio, un centro ed un gruppo comunale di Protezione Civile a Bovalino, in modo tale da poter essere pronti ad affrontare nella maniera più adeguata possibile situazioni, non solo dovute a sbarchi di profughi, ma anche alle più varie emergenze che in un Comune come Bovalino si possono verificare con elevata periodicità. Costituire un gruppo di Protezione Civile nel Comune bovalinese è di tanta estrema importanza quanto di fattibilità molto concreta, perché non mancano persone che possono essere, come sono, vere e proprie risorse per il paese. Sollecito, in prima persona, l’Assessore alle Politiche Sociali a dare risposte alla cittadinanza e di prodigarsi al fine di garantire il bene comune di Bovalino, a rimboccarsi le maniche e ad evitare di finanziare e promuovere iniziative di dubbia utilità sul piano socio-culturale, ma di agire e di promuovere opere utili, nel pieno delle sue deleghe, per migliore l’ambiente sociale e per far fronte in modo adeguato a tutte le possibili situazioni di emergenza che si possono venire a creare con imprevedibilità attorno a Bovalino e alla sua popolazione.