Vertenza Dusty, i lavoratori tuonano: “basta immobilismo, i sindaci rispettino i lavoratori”

dusty-rifiutiPolverone Dusty nel messinese tirrenico. La ditta catanese che aveva in appalto la raccolta dei rifiuti si trova al centro di una bufera dalla quale appare difficile uscirne. Dopo la scadenza del contratto e la fine del servizio il 14 giugno, ogni Comune sta agendo sostanzialmente a propria discrezione. Alcuni si sono accordati direttamente con l’azienda, prolungando il servizio fino al 31 ottobre 2014. Altri invece si stanno rivolgendo ad altre ditte. Ecco quanto ci scrivono i lavoratori:

Gran parte degli ex lavoratori Dusty, ignorati dai sindaci sui cui territori prestavano servizio, sono stati o stanno per essere sostituiti mediante interposizione di personale facente capo ad altre aree territoriali ed assunzioni di comodo di persone non appartenenti al settore dell’Igiene Ambientale.
proposte peggiorative di assunzione da parte delle ditte chiamate a svolgere il servizio di raccolta e smaltimento rifiuti nei vari comuni e immobilismo da parte di alcuni sindaci che sembrano incapaci di affermare la propria volontà, al fine di garantire il rispetto della legalità da parte di tutti gli avvoltoi che si sono gettati sul business dei rifiuti dopo i licenziamenti del 14/06/2013.
Sindaci e ditte cercano di approfittare della situazione d’emergenza e ovunque si sta verificando un mancato rispetto del CCNL di settore, delle normative che salvaguardano i livelli occupazionali nei cambi di gestione e di tutte le direttive che Regione Sicilia e Prefetto hanno dato a tal riguardo.
I diritti dei lavoratori e delle loro famiglie vengono calpestati in nome del profitto e degli interessi privati!
Tutto questo è intollerabile! Diciamo basta a questa insana macelleria sociale che ogni giorno che passa, assume sempre più i connotati di un vero e proprio genocidio, e ci riserviamo di mettere in atto tutti i provvedimenti legali atti a tutelare i nostri sacrosanti diritti e a riportare ordine e chiarezza in questa scandalosa vicenda.
Siamo lavoratori storici che oggi urlano a gran voce il proprio sdegno, perché non è pensabile che dobbiamo essere noi a pagare per tutte le storture di un sistema che fino al 14 giugno del 2013 ci ha usato e spremuto come limoni e che oggi tenta con forza di gettarci via.

Le vittime di questo sistema