Stadio Reggina, la vera storia del Granillo: come doveva essere, com’è e come sarà (immagini esclusive)

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In questi giorni a Reggio Calabria si torna a parlare di “stadio”, o meglio di “nuovo stadio” in base al progetto della Reggina Calcio che vuole realizzare un impianto privato nella zona nord della città, tra Gallico e Catona. Un’opera moderna e funzionale, che possa essere polivalente, aperta al pubblico 7 giorni su 7 non solo durante le partite di calcio, ma anche come centro commerciale, sul modello degli stadi inglesi e tedeschi. Lo sponsor della Reggina, la società americana “Ciao”, è pronto a garantire la somma di 25 milioni di euro che servirebbero per realizzare l’opera, che rientra nel progetto di “stadio sostenibile” ideato da “B Futura”, la piattaforma di sviluppo infrastrutturale della Lega Serie B che intende dare una risposta al problema dell’impiantistica sportiva italiana. L’iter burocratico per la realizzazione dell’impianto è già avviato: i rappresentanti della società amaranto hanno incontrato i commissari che reggono il Comune di Reggio Calabria gettando così le basi per un’opera che dovrebbe essere completata in un anno dal momento in cui partiranno i lavori. Chiaramente ci auguriamo che il tutto vada bene: sarebbe una grande occasione per tutta l’economia cittadina, in un momento di crisi così drammatica, e anche a livello sportivo potrebbe consentire alla Reggina di compiere un ulteriore salto di qualità prospettandosi verso palcoscenici ambiti e prestigiosi.

stadio granilloIntanto, però, vogliamo cogliere l’occasione di questo progetto per raccontare la vera storia dello stadio Granillo, l’impianto comunale della città in cui la Reggina gioca da ormai quasi 15 anni. Già, perché Reggio ha già avuto l’occasione, esattamente 18 anni fa, di avere un impianto avveniristico, polifunzionale, con negozi, locali e botteghe, e una struttura elegante, di pregio architettonico e dal grande valore estetico. Doveva essere così, come possiamo vedere nelle immagini che pubblichiamo in esclusiva a corredo dell’articolo, quello che oggi è lo stadio Granillo. Ma purtroppo una serie di vicissitudini hanno portato a quello che, se non fosse poi diventato un tempio storico di emozioni indimenticabili con 9 anni di serie A, e se non fosse poi stato di recente adeguato in modo opportuno dalla Reggina Calcio, non stenteremmo a definire “obbrobrio”. Cioè l’attuale Granillo.

01Ma andiamo con ordine. Questa storia inizia negli anni ’80, quando a Reggio si iniziò a parlare dell’esigenza di avere uno stadio adeguato al posto del vecchio Comunale, un impianto di 12.000 posti che era dichiarato ufficialmente inagibile e in cui la squadra amaranto riusciva a disputare le varie partite di serie C1 o, nelle stagioni più fortunate, di serie B, solo grazie all’azzardo dei sindaci di turno che in quegli anni firmavano le carte ogni domenica consentendone l’utilizzo in via eccezionale, sotto la propria responsabilità. Cosa che poi purtroppo si è ripetuta per molti anni anche con il Granillo. Ma torniamo agli anni ’80. Per sopperire alle esigenze immediate si era innanzitutto provveduto alla costruzione di una nuova curva Nord: una gradinata molto più alta e capiente della esistente curva Sud tanto che gli ultras, abbandonando la loro “postazione  storica”, preferirono trasferirvisi in massa.
vecchio stadioQuesta fu inaugurata in occasione di una partita contro il Catania e la gente, per questo, la chiamò, fino a quando non fu poi abbattuta, “Curva Catania”. Ma la Tribuna e la Gradinata (oggi tribune Ovest ed Est) rimanevano scomode e inadeguate. Lo stadio vetusto. E quindi del “nuovo stadio” si parlava tanto, come adesso. A parlarne erano  alcuni  “esperti” di vario colore politico che esprimevano i più variopinti pareri e le più interessate indicazioni essendosi scoperti, nell’occasione, oltre che scienziati di impianti sportivi, anche amanti dello sport ed accesi tifosi della Reggina. Tutti avevano decretato una  soluzione univoca:  bisognava costruire un nuovo stadio in quanto, dovendosi rispettare le nuove normative di sicurezza e, nel contempo, garantire una adeguata capacità,  sarebbe stato impossibile  restaurare il vecchio Comunale. Girava la voce che lo si sarebbe dovuto costruire a Gallico, più o meno dalle parti dell’attuale strada per Gambarie. Ma, per fare ciò, si sarebbe dovuto naturalmente aspettare tempi molto lunghi, in quanto, oltre allo stadio (già un lavoro rilevante e per una spesa elevata) bisognava aggiungere i tempi (ed i costi)  per gli  espropri dei terreni e la realizzazione delle infrastrutture (strade e servizi).
RegginaIl fatto storico e determinante accadde nel 1994. In mezzo a tanti “esperti” dell’ultima ora,  un gruppo di tifosi, anzi un comitato dei club dei tifosi, decise di occuparsi attivamente per trovare una soluzione. E la trovò, grazie alla collaborazione di un ingegnere anch’egli tifoso di vecchia data della Reggina: Nino Romeo.

Romeo studiò tutte le normative, si documentò sulle soluzioni adottate in altri casi simili e, a sue spese, per passione calcistica e amore nei confronti della maglia amaranto, fece il giro d’Italia, contattando tra l’altro, CONI, FGCI e preoccupandosi di contattare egli stesso il Credito Sportivo relativamente alla possibilità di un finanziamento per il Comune. Lo aiutò nei contatti Oreste Granillo, ex Presidente della Reggina ed allora Presidente del CONI regionale.

04Consigliato anche dall’ing. Saverio Mandetta (oggi responsabile UEFA per la sicurezza degli stadi),  il professionista reggino dimostrò, non solo che era possibile restaurare il vecchio stadio comunale ma, addirittura, che si sarebbe potuto realizzare un’opera eccellente sotto ogni punto di vista, compreso quello della sicurezza,  in quanto la larghezza complessiva delle strade di accesso allo stadio ammontava a ben 86 metri, garantendo così  secondo i parametri tecnici in uso,  un regolare deflusso di ben 40.000 spettatori, e si sarebbero potuto realizzare degli spazi di sicurezza tra spalti e sedi stradali in linea con le normative. Così facendo si sarebbe potuta garantire inoltre anche la raggiungibilità dello stadio a piedi  a migliaia di spettatori  e realizzare il tutto in tempi ragionevoli e con una spesa  molto inferiore  a quella occorrente per la realizzazione di uno stadio nuovo, da costruire in una zona diversa.
02L’ing. realizzò un progetto bellissimo: uno stadio ad anello, dalla capacità di oltre 28.000 posti “comodi” (e non come quelli attuali!), con gli spalti distribuiti su due anelli sovrapposti e con il piano terra sottostante la tribuna Est che sarebbe  stato adibito a zone destinate ad attività sociali e commerciali. Invece il piano terra sottostante la tribuna Ovest prevedeva due grandi palestre per i riscaldamenti delle squadre o per attività sportive infrasettimanali. Il tutto compreso nella superfice occupata dal vecchio stadio, cioè senza alcun bisogno di togliere un solo centimetro alle strade adiacenti. Il 26 ottobre 1994 il “comitato Clubs tifosi amaranto” consegnò il progetto al sindaco di Reggio, il compianto Italo Falcomatà. Immediatamente  qualche soggetto di quella  che allora era l’opposizione,  si premurò di proclamare che  il progetto presentato era mediocre e lo stadio diventò oggetto di una battaglia politica, ma nonostante ciò il 22 novembre 1994 il Credito Sportivo approvò la concessione al Comune di un mutuo di 18 miliardi di lire (circa 9 milioni di euro) per la realizzazione di quel progetto ed il 19 gennaio 1995 il CONI espresse parere favorevole per la realizzazione dell’opera, raccomandandone  la “polivalenza” (cioè la presenza di aree dello stadio destinate ad uso diverso da quello sportivo) così come previsto nel progetto presentato dall’ing. Romeo.

03Nei mesi successivi  Giunta e Consiglio Comunale deliberano quanto di loro competenza, dando atto all’ing. Romeo di avere fornito al Comune ogni sua prestazione a  titolo gratuito e il 31 marzo 1995 venne   pubblicato il bando internazionale per la realizzazione del nuovo stadio.

Per la gara l’Amministrazione Comunale scelse la formula dell’appalto Concorso, procedura che viene adottata nel caso di lavori che presentino particolare valenza e complessità e per le  quale si richiede ai partecipanti  di presentare non soltanto le offerte economiche, ma anche i relativi progetti tecnici. La scelta viene poi effettuata non solo in base alla convenienza economica ma anche alla perfezione tecnica del progetto ed alla sua specifica rispondenza alle esigenze dell’ Amministrazione, in modo tale che possa essere prescelta anche l’offerta economicamente più onerosa, purché sotto gli altri profili sia ritenuta preferibile.

granillo02Varie ditte parteciparono alla gara, quasi tutte attenendosi al progetto preliminare dell’ing. Romeo, che era stato allegato al bando. Tranne una. Tutti noi, oggi, conosciamo lo stadio Granillo e sappiamo già quale sia stata giudicata l’offerta migliore dalla commissione comunale, di cui facevano parte anche due professionisti indicati dagli ordini provinciali degli ingegneri e degli architetti. Era il 22 gennaio 1996. Ancora oggi, dopo tanto tempo, risulta davvero molto difficile capire come, tra tante soluzioni buone, per non dire eccellenti, e per lo più simili, si sia potuto preferire una soluzione così insignificante dal punto di vista architettonico,  l’unica assolutamente diversa da tutte le altre disponibili e per giunta nemmeno  lontanamente in linea con le indicazioni del progetto preliminare! Ma queste sono le cose “singolari” che accadono, da sempre, nella nostra città. La commissione si giustificò poi affermando che il prezzo proposto dal vincitore era  il più basso di tutti.
granillo01Il prezzo di aggiudicazione, infatti, fu di 12 miliardi, ma alla fine dei lavori l’opera costò comunque più di 18! La convenienza economica, quindi, sfumò come neve al sole. Inoltre per garantire i posti indicati nel disciplinare di gara (circa 28.000) con un progetto che “tagliava” l’anello dello stadio dividendolo in 4 gradinate staccate tra loro, fu necessario invadere le sedi stradali (via Stadio a monte e a mare),  ridurre la larghezza dei seggiolini (3 centimetri in meno dei 48 previsti dagli standard internazionali) e restringere gli spazi di sicurezza previsti invece nel progetto preliminare. Il risultato fu che la Prefettura, sentiti gli organi tecnici competenti, non diede l’agibilità e si dovette giocare per diversi anni sotto la responsabilità del sindaco, proprio come accadeva con il vecchio comunale.

05Dopo la scelta della commissione del Comune, nei primi giorni del marzo 1996 il consorzio di imprese Ati (capogruppo Saline costruzioni), finito al secondo posto nella gara dell’appalto-concorso (dietro alla “Ferrocemento”), presentò ricorso al Tar, chiedendo l’annullamento della delibera comunale. Al secondo posto s’era classificato il progetto dell’ing. Antonio Sorrento, che proponeva uno stadio stile Marassi di Genova. L’ing. Sorrento in quei giorni spiegava alla stampa che “il bando di gara prevedeva che le offerte fossero sottoposte al giudizio di un’apposita commissione nominata per sorteggio ai sensi delle vigenti norme in materia, la quale avrebbe valutato i progetti in base ai parametri di seguito indicati con il relativo peso valutario: prezzo offerto (55 punti), tempo di esecuzione (25 punti); valore tecnico dell’opera (15 punti), costo di gestione (5 punti). Si tratta di un criterio che, in presenza di progetti tutti in possesso dei requisiti minimi, quantitativi e qualitativi previsti dal bando di gara, privilegia in maniera determinante l’economicità della proposta progettuale offerta”. […]
06“L’importante è che non venga meno il presupposto fondamentale della gara, e cioè la pari condizione tra i concorrenti: il che può sussistere soltanto in presenza di manufatti che rispettino i requisiti minimi, quantitativi e qualitativi imposti dal bando di gara. Infatti, se un concorrente offrisse un manufatto solo in parte corrispondente alle caratteristiche fissate dal bando, ci si verrebbe a trovare in presenza di manufatti disomogenei e, quindi, non paragonabili. Ciò giustificherebbe il verificarsi di offerte economiche anche fortemente distanti tra di loro. La differenza del valore economico dell’offerta, in tal caso, non deriverebbe dalla maggiore o minore capacità progettuale, produttiva e organizzativa dei proponenti, bensì dalla disomogeneità e non paragonabilità dei manufatti offerti, che risulterebbero tra di loro diversi non soltanto negli elementi che concorrono a determinare il valore tecnico, ma per consistenza e quantità complessiva”. […]
07“La giunta comunale ha ritenuto di dover subito adottare il provvedimento di affidamento dell’appalto concorso alla ditta ‘Ferrocemento’, condizionando l’aggiudicazione stessa alla sottoscrizione, da parte dell’impresa, dell’impegno ad apportare al progetto, senza ulteriori costi aggiuntivi, tutte le modifiche che eventualmente fossero state prescritte dalla Commissione Provinciale di Vigilanza e dal CONI. […] Il nostro ricorso è dovuto alla mancata rispondenza del progetto vincitore alle prescrizioni tecniche del bando di gara. L’ammissione della ‘Ferrocemento’ alla gara, secondo il gruppo dell’Ati, costituisce violazione della par conditio tra i concorrenti e, conseguentemente, il provvedimento di aggiudicazione condizionato deve ritenersi illegittimo perché non può essere consentito partecipare ad un appalto-concorso con un progetto sottodimensionato rispetto agli standard richiesti, e poi risultarne conseguentemente vincitori in ragione all’apparente maggior convenienza e, quindi, ormai da aggiudicatari, adeguare il progetto ai requisiti che lo stesso avrebbe dovuto possedere già in origine
”.

granillo03Nel 1996, così, iniziò un lungo iter processuale su cui la giustizia non s’è mai espressa, lasciandolo cadere in prescrizione. E, intanto, con la Reggina che saliva in serie A, nel 1999 veniva completato lo stadio che poi fu intitolato a Oreste Granillo, diventato negli anni successivi un autentico tempio del calcio reggino, calabrese e italiano, non certo per la sua bellezza architettonica ma quanto per gli straordinari risultati della Reggina, che è riuscita a rimanere per 9 lunghi anni in serie A e che è una delle poche (in tutto sono solo 15!) squadre che nelle ultime 19 stagioni ha sempre e solo disputato campionati tra serie A e serie B. Al Granillo sono state anche disputate alcune partite della nazionale, con una straordinaria cornice di pubblico.

granillo05Adesso che si torna a parlare di “nuovo stadio” a Reggio, sono altri tempi: siamo nel 2013 e il nuovo impianto non sarà comunale, ma privato della società amaranto. Molto probabilmente, quindi, tutti i consueti inghippi della pubblica amministrazione verranno meno, e speriamo vivamente che il nuovo impianto sia un gioiello con tutti i crismi di estetica, efficienza, sicurezza e modernità. Evitando una storia come quella del Granillo, fatta di sospiri e rimpianti per quello che poteva essere e, invece, per quello che è.

LE CARTE DEL PROGETTO DELL’ING. ROMEO E LE IMMAGINI IN ESCLUSIVA:

Il vecchio stadio Comunale
Il progetto preliminare dell'ing. Romeo
Il progetto preliminare dell'ing. Romeo
Il progetto preliminare dell'ing. Romeo