Sicilia, operazione “Nickname”: 40 arresti per traffico di droga a Enna, Caltanissetta, Palermo e Catania

PoliziaQuaranta persone, tra le quali 5 minorenni, sono state arrestate dalla Squadra Mobile di Enna, nell’ambito dell’operazione antidroga denominata “Nickname”, coordinata dalla Dda di Caltanissetta. Il reato contestato ai fermati è di associazione a delinquere finalizzata al traffico di stupefacenti. Gli indagati operavano in diverse città siciliane: Enna, Caltanissetta Palermo e Catania.

Sono due le organizzazioni colpite con l’operazione “Nickname”. L’indagine è durata 3 mesi, nei quali sono stati sequestrati oltre 5 chili di droga. Alcuni indagati risultano latitanti all’estero. Il nome dell’operazione deriva dall’abitudine dei trafficanti di utilizzare dei soprannomi come “Mazza”, “Topo”, “zio Giulio”. Una delle due organizzazioni era guidata da Massimiliano Scamici di Agira, cugino di Antonino Scaminaci, considerato il referente di Cosa nostra nella cittadina ennese. Il gruppo, secondo le indagini, era attivo nel traffico di cocaina e usava rifornirsi a Catania, presso Michele Musumeci, espontente, del clan mafioso Santapaola, sua moglie Santa Rapisarda e suo figlio Francesco Musumeci. Era Musumeci stesso a intervenire nei contrasti tra i pusher di Agira. Tra di loro operavano anche i fratelli Paolo e Filippo Gazzo, il primo dei quali e’ in attesa di giudizio per la vendita di una dose di cocaina che causo’ la morte per overdose di un assuntore due anni fa.

L’altro gruppo implicato nell’operazione “Nickname” era capeggiato dai fratelli Pietro e Giuseppe Cuccia, anche loro di Agira e figli di Rosario Cuccia, che sta scontando nel carcere palermitano “Pagliarelli” una condanna a 13 anni per traffico internazionale di sostanze stupefacenti. I Cuccia avrebbero trattato soprattutto marijuana e hashish ed avevano una fitta rete di collaboratori e pusher che spacciavano ad Agira, Assoro, Nissoria e Leonforte. Tra loro, Mario Minni’ che era il custode dello stupefacente mentre sua moglie Venerina Palmisano si sarebbe occupata della contabilita’ assieme alla figlia Maria Antonella. Alcuni cellulari usati esclusivamente per comunicazioni sullo spaccio erano chiamati “i telefoni della ditta”.