Regione Calabria, On.Guagliardi (Prc) su sanità nel cosentino

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Nota del consigliere Damiano Guagliardi (FdS) sulla sanità nel cosentino:

“Di recente ho promosso un incontro con alcuni medici ospedalieri di Castrovillari e altri operatori della sanità del comprensorio del Pollino. Mi è sembrata una modalità corretta per capire il disagio reale di quanti hanno bisogno di assistenza medica, nonché un atto reale proteso a intessere un dialogo proficuo tra la politica e gli operatori della sanità da cui costruire ipotesi di iniziative istituzionali concrete che individuino il merito delle questioni, senza concentrarsi unicamente sulle vicende di carattere generale.
In un clima sobrio, non velleitario e non contaminato da sigle nominalistiche o colluse, i medici, in particolare, hanno snocciolato alcuni dati poco attenzionati della loro attività professionale, riflessioni interessanti, per non dire drammatiche sullo stato dell’assistenza all’ammalato.
In quel territorio l’ospedale di Castrovillari è stato qualificato come ospedale SPOKE, cioè una sede DEA (Dipartimento di emergenza e di accettazione) di primo livello, dove sono attribuite le specialità di media diffusione e di media complessità nel trattamento delle patologie. Gli operatori mi hanno raccontato che qui, invece, lo stato della salute comincia a diventare allarmante. Si rischia la chiusura dei reparti di ortopedia e oncologia e del servizio di trasfusione, mancano le unità operative per i malati terminali, i punti di pronto soccorso sono sempre affollatissimi per effetto conseguente alla chiusura degli ospedali circostanti, in gran parte è carente l’assistenza domiciliare integrata, si risparmia addirittura sui farmaci di emergenza, mentre si sperpera denaro per aspetti secondari.
Ma il dato più drammatico è il venire a conoscenza che in tutto il territorio cosentino esistono solo 10 posti letto di nefrologia da spartire tra le centinaia di ammalati dell’intera provincia.
Ma, ahimè, ci troviamo nella parte alta della Calabria, per cui (lontano dagli occhi lontano dal cuore) il Presidente Scopelliti non può sapere. Al contrario i suoi proconsoli della provincia, come le tre note scimmiette non vedono, non sentono, non parlano rispetto a questi problemi. Anzi cercano di intervenire perpetuando sistemi clientelari consolidati nel modello Reggio, con l’innovazione del sistema degli imbrogli e le clientele discriminatorie, con l’inserimento nei centri nevralgici della sanità di personale di cooperative nate ad hoc e di dubbia provenienza.
Il direttore Scarpelli, per esempio, dovrebbe spiegare come mai, a fronte delle limitazioni del tavolo Massicci, si fanno corsi professionali fantasma (secretati ai miracolati bisognosi di area Pdl e Udc) per OS, oppure nel campo dell’Assistenza domiciliare, sembra che venga aumentata l’esternalizzazione dei servizi con l’affidamento a cooperative (anch’esse di neo costituzione) legate a eccellenti uomini politici della provincia cosentina.
Le conclusioni non possono che essere drammaticamente amare: se da una parte è stato smantellato un sistema ospedaliero, forse superato e dispendioso per la degenerazione del controllo politico sulla sanità e la cui esistenza non si poteva più permettere, dall’altra non si è fatto assolutamente nulla per rafforzare la sanità territoriale che invece andrebbe potenziata.
Credo, per concludere, che oggi sia importante discutere sugli effetti del Tavolo Massicci e sulle sue ricadute arbitrarie dei direttori generali e del Commissario. La recente polemica sulla ripartizione delle risorse nelle varie provincie e la distruzione della sanità cosentina sono un esempio dell’uso dei diritti del malato in ottica di speculazioni economiche, di intrallazzi e affari sporchi. Sostenere la concorrenzialità tra sanità privata e quella pubblica, che in un regime di economia consolidata aprirebbe una discussione seria e credibile, allo stato è solo fumo negli occhi della galassia sanitaria, tesa a nascondere i problemi reali e le cause dello smantellamento della sanità pubblica; così come è demagogia paventare i fantasmi della ricaduta negativa in ordine allo stato dell’occupazione della sanità privata.
Serve invece, una riforma concreta che metta in discussione lo stato esistente, ma si concentri sui problemi reali del territorio. Un semplice esempio: cosa può accadere, se non una morte inutile, in un villaggio a mille metri di altitudine, con un presidio sanitario lontano sessanta chilometri, senza un medico di base residente in loco, senza una guardia medica?
Dunque una riforma che indaghi, potenzi e valorizzi la medicina di base, colpendo duramente gli interessi speculativi che da qui si generano; una riforma che rimetta ordine ai criteri di accreditamento delle risorse, che crei il giusto equilibrio tra strutture, salute e territorio, che sappia programmare la lunga degenza per una regione che invecchia sempre più, le emergenze e la patologia specialistica in grado di bloccare la mobilità passiva.
Credo che continuerò in questa opera di ascolto dei professionisti e dei lavoratori della sanità perché è importante costruire in ogni territorio presìdi di base (composti da malati, cittadini, operatori sanitari) che continuino a fare contrinformazione e a denunciare i disagi dei cittadini, degli ammalati e dei lavoratori di questo importante settore della società calabrese. Lo farò perché ritengo sia ormai giunto il tempo che attorno alla sanità si formi una coscienza collettiva senza il cui protagonismo attivo non è possibile uscire dalle sabbie mobili in cui è piombata”.