Reggio, pentito Lo Giudice: “Mi sono voluto vendicare di chi mi aveva fatto male, anche i miei fratelli mi hanno abbandonato”

antonino-lo-giudiceMi sono voluto vendicare di tutti quelli che mi avevano fatto del male”. E’ quanto scrive il pentito Antonino Lo Giudice nella lettera spedita prima di allontanarsi dalla localita’ protetta. ‘‘Non ho risparmiato nessuno – aggiunge – anche il mio stesso sangue e quei bastardi dei miei fratelli che durante la mia carcerazione mi hanno abbandonato e cosi’ pure la mia famiglia. Mi sono inventato di tutto per farli arrestare, ero cieco e non capivo nulla di quello che stavo facendo. Ma coscienziosamente ora dico basta. Ma quali affiliazioni, quale padrino, non esiste nulla. Ho letto tutto nei libri che ancora penso siano li’ a casa mia a Reggio. Mi tenevo aggiornato di notizie riportate da giornali e Tv o ne sentivo parlare quando ancora ero giovane, oltre a questo nei primi dibattimenti mi sono trovato spiazzato da un avvocato (Nardo) perche’ mi chiese di voler sentire la formula della Santa e di altre formule, alla fine del dibattimento mi trovai a parlare con un detenuto anche lui collaboratore e siccome era molto preparato in queste cose lo pregai di insegnarmi tutte le regole e formule della ‘ndrangheta”.

 ”Mi hanno minacciato che se non avrei raccontato quello che a loro piaceva mi avrebbero spedito indietro e al 41bis. Mi hanno intimidito“. E’ un altro passaggio del memoriale fatto recapitare da Nino Lo Giudice. Il pentito ritratta tutte le dichiarazioni fatte in precedenza e accusa i magistrati della Dda di Reggio Calabria di avere fatto pressioni “dandomi l’ultimatum”, afferma Lo Giudice. Nel memoriale, consegnato all’avvocato Giuseppe Nardo, difensore dell’ex pentito, si fa riferimento alle lotte interne alla Procura di Reggio e alle intimidazioni subite in passato dai magistrati reggini. Il memoriale e’ indirizzato al presidente del tribunale di Reggio Calabria, Silvana Grasso, al sostituto della Dda, Giuseppe Lombardo, al procuratore capo della Dda di Catanzaro, Vincenzo Antonio Lombardo, e al presidente dell’udienza per il processo dove Lo Giudice avrebbe dovuto testimoniare il giorno della sua scomparsa.