Reggio, ‘Ndrangheta: il testo integrale della lettera di Nino Lo Giudice. Al figlio: “non ci vedremo mai più”

antonino-lo-giudice“Non ti scrivero’ piu’, questa sara’ l’ultima volta e dopo non sentirai piu’ niente di me, gia’ ti ho fatto soffrire tanto”. Inizia cosi’ la lettera che il pentito Nino Lo Giudice ha inviato al figlio Giuseppe, chiedendogli di consegnare un plico sigillato a due legali del foro di Reggio Calabria, gli avvocati Francesco Calabrese e Giuseppe Nardo. All’interno del plico vi e’ un memoriale in cui l’ormai ex collaboratore di giustizia ritratta tutto quanto gia’ affermato in diversi processi. “Penso – continua Lo Giudice nella lettera al figlio – che non ci vedremo mai piu’, questa e’ l’ultima cosa che ti chiedo, ho combinato un danno irreparabile nei confronti di tua madre e di tutti voi. Addio con tutti non so cosa faro’ dopo che avro’ spedito questa lettera, ne’ dove andare visto che sono stati abbandonato da tutti, una cosa e’ certa, Dio sempre con me e, mi basta. Ti mando l’ultimo bacio anche se penso che non lo accetterai. Ciao sei sempre nel mio cuore. Tuo papa’”.

“Spero che non sia troppo tardi per salvarli”. Cosi’ Antonino Lo Giudice, collaboratore di giustizia scomparso ieri dal luogo dove scontava i domiciliari, si rivolge in una lettera all’avv. Giuseppe Nardo, al quale ha fatto consegnare un plico contenente il memoriale in cui ritratta le accuse. “Vi scrivo – dice Lo Giudice all’avvocato – perche’ voglio che sappiate molte delle cose che nessuno sa ancora e, che desidero esternare anche con voi che difendete molte persone che io ho accusato ingiustamente”. Questo pomeriggio l’avv. Giuseppe Nardo ha tenuto una conferenza stampa nel suo studio legale, consegnando alla stampa copia del memoriale ed anche di una scheda video.

Le bombe alla procura generale e alla casa del procuratore generale sarebbero state fatte esplodere da alte cariche dello Stato e servizi deviati. Questa l’ultima versione fornita da Lo Giudice nel memoriale con cui ritratta quanto finora affermato nei processi. “Non e’ mai esistita la cosca Lo Giudice”. Cosi’, nel memoriale fatto recapitare a due avvocati reggini, Antonino Lo Giudice ritratta quanto dichiarato da collaboratore di giustizia. Lo Giudice afferma di non essere mai stato a capo della cosca, che non esisterebbe, e che nemmeno i familiari accusati da lui sono mai stati affiliati a una qualche cosca di ‘ndrangheta. Lo Giudice rinnega anche di essere stato responsabile degli attentati alla procura generale e alla casa del procuratore generale Di Landro, e afferma di avere accusato ingiustamente i presunti complici. Lo Giudice, ancora, afferma che il procuratore generale Di Landro era nel giusto quando affermava che il colpevole non era Lo Giudice: “Come sosteneva il dr. Di Landro – scrive Lo Giudice – fino a poco tempo fa che rilasciava dichiarazioni a destra e a manca con sicura certezza e senza ombra di dubbio che non ero io il responsabile di quegli attentati e’ che stavo coprendo i veri burattinai lui e’ sicuro di quello che sostiene perche’ lui sa bene cosa dice perche’ lui sa chi sono i burattinai e i burattini. Allora mi domando, e domando a lei dr. Di Landro – scrive ancora Lo Giudice che in questo passaggio del memoriale si rivolge direttamente a Di Landro – perche’ sta ancora zitto? Perche’ vuole assistere alla strage degli innocenti? Pur sapendo che ne’ il sottoscritto, ne’ Cortese, Puntorieri, siamo i veri responsabili? Ma… alte cariche dello Stato e servizi deviati e, professionisti a lei molto noti? E che a suo tempo rivelero’ alla persona che io decidero’ — esca allo scoperto… E dica quanto e’ nel suo pensiero, non continui ancora ad assistere senza fare nulla”.

 ”A Reggio c’erano due tronconi di magistrati che si lottavano tra di loro facendo scempio degli amici di una delle due parti, colpendo onesti cittadini che lavoravano 24 ore al giorno”. Queste le affermazioni di Antonio Lo Giudice, nel memoriale inviato a due legali reggini dopo che il collaboratore di giustizia e’ scomparso dal luogo protetto dove scontava i domiciliari. Quanto agli imprenditori onesti citati, Lo Giudice prosegue: “Mi riferisco al signor Campolo Gioacchino e Luciano Lo Giudice, questi due imprenditori onesti distrutti dalla cricca (Di Landro-Pignatone-Prestipino-Ronchi) e il dirigente della mobile Renato Cortese che si e’ prestato ai voleri della citata cricca di inquisitori”. Questi i nomi dei magistrati e del funzionario di Polizia, lo stesso che ha catturato in Sicilia Bernardo Provenzano, citati dal memoriale di Lo Giudice. Giuseppe Pignatone, ex procuratore capo di Reggio Calabria, e’ oggi il capo della procura di Roma.