Reggio Calabria, i Giovani Democratici si mobilitano per le raccolte firme per la Giustizia ed i Diritti

images“La Corte europea dei diritti dell’uomo con la pronuncia del 27 maggio scorso, ha rigettato il ricorso dell’Italia avverso la sentenza emessa l’ 8 gennaio dai giudici di Strasburgo, divenuta oggi definitiva, con cui il sistema penitenziario nazionale era stato condannato per trattamento inumano e degradante inflitto agli ospiti delle strutture carcerarie” esordiscono Castorina e Venticelli
“La Corte europea dei diritti dell’uomo ha dichiarato incompatibile l’attuale situazione carceraria italiana con l’art. 3 della Convenzione Europea sui diritti dell’uomo (proibizione della tortura e di trattamenti inumani o degradanti). La magistratura di Strasburgo fa espresso riferimento al sovraffollamento nelle carceri e ai disagi che ne derivano, definendoli problema strutturale e sistemico.
L’Italia ha un anno di tempo per trovare una soluzione al sovraffollamento carcerario e introdurre una procedura per risarcire i detenuti che ne sono stati vittime.
A fronte di una capienza complessiva di 45.588 unità, le carceri italiane ospitano ad oggi 66.009 detenuti (dati rapporto Antigone). In quasi tutti i penitenziari italiani si assiste a scene degradanti, con fino a 8 persone stipate in celle ideate per quattro o addirittura due.
Dopo la sentenza della Corte europea dei diritti dell’uomo sul sovraffollamento nelle carceri italiane anche il Comitato dei ministri del Consiglio d’Europa fa pressione sul governo italiano.
Il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, garante della Costituzione, che all’art. 27 prevede un trattamento carcerario umano e rispettoso dei diritti fondamentali, in un messaggio inviato il 7 giugno al capo del dipartimento dell’amministrazione penitenziaria, per la ricorrenza del 196° anniversario della fondazione del Polizia Penitenziaria, ha auspicato “che il parlamento e il governo assumano rapide decisioni che conducano a dei primi risultati concreti”.
Per rispondere nei termini e nei contenuti alle richieste della CEDU, non può essere perseguita la sola via della edilizia penitenziaria, ma necessita del supporto normativo di tipo sostanziale, processuale e penitenziario.
Inoltre il sovraffollamento delle carceri non è solo un problema di risorse, ma mette in gioco la credibilità democratica del nostro paese.
Sulla base di queste consapevolezze, l’Associazione Antigone, impegnata sul campo della tutela dei diritti e delle garanzie nel sistema penale, ha elaborato tre proposte di legge di iniziativa popolare, sostenute da un vasto Cartello di organizzazioni e associazioni impegnate sul terreno della giustizia, del carcere e delle droghe.
La prima propone l’inserimento nel Codice Penale del reato di tortura, secondo la definizione data dalla Convenzione delle Nazioni Unite; la seconda interviene in materia di diritti dei detenuti e di riduzione dell’affollamento penitenziario; la terza si propone di modificare la legge sulle droghe nei punti meramente repressivi e privi di finalità rieducative, atteso che una grande parte dei detenuti sconta la carcerazione inerente i reati previsti dalla legge sulle droghe.
L’introduzione del reato di tortura è sorretto dalla necessità di tutelare i diritti umani e la dignità delle persone indagate e poi detenute, intervenendo sulle pratiche di polizia.
La violenza di un pubblico ufficiale nei confronti di un cittadino non è una violenza privata.
Inoltre, nella proposta, è previsto un organismo indipendente di controllo di tutti i luoghi di detenzione (carceri, Centri di identificazione ed espulsione di stranieri, commissariati e caserme),denominato Garante nazionale dei diritti delle persone detenute o sottoposte a misure restrittive della libertà personale da un’autorità pubblica.
Sotto il versante penitenziario, la seconda proposta rivitalizza l’uso delle misure alternative alla detenzione, attraverso un utilizzo razionale e universale delle stesse, che consenta di evitare il carcere e di liberare diverse migliaia di persone restituendole alla vita normale e al territorio, secondo lo spirito originario della legge penitenziaria.
Poiché un sistema penitenziario legale deve contenere tanti detenuti quanti sono i posti letto, la proposta prevede la conversione dell’ordine di esecuzione nel caso di carenza di disponibilità di allocazione dell’istituto di detenzione.
La terza proposta affronta in maniera organica il tema delle droghe, oggi trattato con le armi semplificate della repressione.
Nell’ordinamento attuale il contrasto al fenomeno delle tossicodipendenze è affidato in larga parte al sistema penitenziario. Ormai da tempo il numero di tossicodipendenti che transitano annualmente dalle carceri è così alto da superare la cifra complessiva di coloro che sono presi in carico dalle comunità terapeutiche.
Nei casi delle droghe leggere il ricorso al carcere fa sprofondare le persone in un circolo vizioso, fatto di crescente esclusione da cui sembra impossibile uscire, come dimostrano i tassi di recidiva dei tossicodipendenti che scontano la propria pena in carcere. È un costo inutile per la collettività e un passo ulteriore verso l’esclusione di queste persone.
I tassi di recidiva per chi sconta la propria pena in misura alternativa sono molto più bassi, ed i costi di gestione del sistema delle misure alternative sono molto inferiori a quelli del sistema penitenziario.
La proposta prende atto di ciò e tenta di invertire la rotta.
Per tutte queste ragioni, scendiamo in campo e ci mettiamo la faccia, insieme all’associazione Antigone per sostenere le tre proposte di legge e invitare i cittadini a sottoscriverle.
Le condizioni di vita nelle carceri italiane non sono degne di un Paese civile. Il sovraffollamento
rende difficile esigere il rispetto dei diritti umani e favorire le opportunità di reinserimento.
L’emergenza – concludono-è tale da far ritenere la questione penitenziaria prevalentemente una irrisolta questione sociale e di democrazia.
Da qui l’importanza, ma anche l’urgenza, di tradurre in un testo di legge le tre proposte, al fine di ridare voce e diritti ad una grande parte della nostra popolazione. Noi non intendiamo essere complici, neppure per omissione, di questo vuoto di democrazia.
Sottoscriviamo le tre proposte e invitiamo tutti e tutte a fare altrettanto”.