Reggio, alla provincia un convegno sulle infiltrazioni della ‘ndrangheta nella pubblica amministrazione

DSCN1916“Azioni di contrasto alle infiltrazioni della ‘ndrangheta nella Pubblica Amministrazione e nei circuiti economici locali”; questo il titolo del convegno organizzato dall’AIGA (Associazione Italiana Giovani Avvocati) di Reggio Calabria e svoltosi oggi presso la Sala Conferenze del Palazzo Storico della Provincia di Reggio Calabria.

L’apertura dei lavori, moderati dal giornalista Giampaolo Latella (agenzia Labecom), è riservata ai consueti saluti iniziali da parte del padrone di casa, Giuseppe Raffa, presidente della Provincia di Reggio Calabria, il quale, nel ringraziare l’AIGA per la centralità del tema trattato, ha sottolineato “il dovere di ogni amministratore locale di assumersi le proprie responsabilità nella rappresentanza dell’ente pubblico e nella lotta alle infiltrazioni mafiose, evitando comodi quanto inopportuni scaricabarile nei confronti dei dirigenti della macchina burocratica”.

Dopo l’intervento di Luciano Gerardis, presidente del Tribunale di Reggio Calabria,  che ha espresso esprime compiacimento verso l’AIGA “ la sua costante presenza nel dibattito su tematiche importanti come quella odierna”, è intervenuto Alberto Panuccio, presidente dell’Ordine degli Avvocati di Reggio Calabria, che ha fatto notare come “il confronto odierno dia l’esatta dimensione del problema delle infiltrazioni mafiose, in quanto avviene un confronto fra i valori costituzionali della comunità e del singolo e si ipotizza un loro possibile contemperamento”. Successivamente la parola è passata ad Agostino Siviglia, presidente dell’AIGA reggina, che ha sottolineato l’importanza dell’argomento del convegno “per orientare il cittadino, fornendogli un utile bagaglio di conoscenze tecniche e giuridiche, nelle fasi successive alla fine del commissariamento del comune reggino”.

E’ stato il turno, poi, dell’atteso Giuseppe Lombardo, sostituto procuratore della DDA di Reggio Calabria che, in apertura, ha fatto notare che “ognuno deve combattere la ‘ndrangheta svolgendo il ruolo che gli compete: in particolare, l’intervento della magistratura in campo amministrativo, in ossequio al principio della separazione dei poteri, non deve essere suppletivo rispetto ai compiti propri degli organi amministrativi della P.A.”. “A fronte di un crescente numero di comuni sottoposti a scioglimento per infiltrazioni mafiose  – evidenzia il magistrato reggino -  esiste una forte carenza di denunce all’autorità giudiziaria per reati consumati all’interno della P.A. ed è per questo che coloro i quali svolgono ruoli politici in una P.A. devono essere in grado di prevenire l’intervento della magistratura, denunciando la presenza di comportamenti contrari alla legge ed evitando il contatto, soprattutto in sede di campagna elettorale, con esponenti della ‘ndrangheta per allargare il proprio consenso”. Secondo Lombardo, quindi, un ruolo fondamentale nella lotta alle infiltrazioni mafiose, è rappresentato dal dovere di autodenuncia, sancito oltretutto dal codice penale, pena la stratificazione di condotte illegali che condizionano il buon andamento della P.A.

Spazio poi a a Francesco Campolo, viceprefetto di Reggio Calabria, il quale ha riportato la sua diretta testimonianza “della drammaticità della situazione degli enti locali, non solo calabresi, in tema di infiltrazioni mafiose in quanto l’azione della Prefettura viene vista in modo distorto e non per il ruolo proprio di ripristino della legalità”. Da parte sua, Giuseppe Castaldo, commissario prefettizio del Comune di Reggio Calabria, ha ripercorso le tappe successive allo scioglimento del comune reggino con l’insediamento della terna commissariale, caratterizzato dall’insorgenza mille problematiche di difficilissima risoluzione. Francesco Manganaro, docente di diritto amministrativo all’università Mediterranea di Reggio, nel corso di un intervento carico di passione civile ha affrontato la tematica delle infiltrazioni, sotto il profilo della vigente normativa anti-corruzione, poi ha sostenuto la centralità del “confronto tra cittadini e P.A., sia sotto l’aspetto della possibilità di avere accesso diretto agli atti amministrativi, sia sotto l’aspetto della partecipazione diretta alle decisione dell’organo amministrativo”.

Conclusioni affidate a Federico Cafiero de Raho, procuratore della Repubblica di Reggio Calabria, il quale ha elogiato gli interventi di tutti i relatori del convegno per la giusta combinazione di nozioni giuridiche ed elementi sociali ed umani.

“La ‘ndrangheta all’interno della nostra società e, quindi, anche nelle P.A., esiste perché non tutti fanno il proprio dovere – puntualizza il capo della procura reggina – e questo spiega anche le difficoltà dei commissari che intervengono dopo lo scioglimento dell’ente amministrativo. C’è la necessità che ognuno abbia la sensibilità ed il coraggio di compiere il proprio compito di cittadino, anche nei comportamenti di tutti i giorni. Esiste un ruolo educativo da parte di ciascuno di noi ed un preciso imperativo di avere nel proprio bagaglio culturale e personale un’etica morale nel rispetto di tutti i componenti della società: questo atteggiamento deve caratterizzare, in particolare, gli amministratori delle varie comunità per l’importanza del ruolo ricoperto”.

In chiusura, Cafiero De Raho, sostiene “ il ruolo imprenscindibile del contraddittorio tra cittadini e P.A., “perché stare chiusi nella propria stanza a difendere le proprie posizioni non porta a nulla di buono perché solo il confronto può consentire una reciproca crescita personale”.