Reggio: 27 anni fa moriva tragicamente Massimo Mazzetto, play della Viola. Aveva solo 21 anni

massimo mazzetto

Era il 18 giugno 1986, e a Reggio Calabria moriva tragicamente Massimo Mazzetto, playmaker della Viola Basket che in quella stagione disputava la serie A1. Aveva solo 21 anni e una vita intera, oltre a una grande carriera sportiva, ancora davanti a se. Quell’anno, con la Viola, aveva indossato la maglia numero 14 e aveva disputato ben 30 presenze nella massima serie, nonostante la giovanissima età, al fianco di giocatori come Kim Hughes, Donato Avenia, Mark Campanaro, Luigi Mentasti, Massimo Bianchi. Al termine della stagione, ormai considerato una delle promesse più talentuose del basket italiano, ottenne  la convocazione in Nazionale maggiore come “riserva a casa” per i Mondiali 1986 in Spagna.

La sera del 17 giugno 1986 era a Reggio in compagnia di alcuni amici, e stava ritornando a casa per guardare la partita dei mondiali di calcio Italia-Francia. Era a piedi, in via Reggio Campi, ma un’automobile era parcheggiata sul marciapiede, all’altezza del tornante che unisce via Reggio Campi e via Possidonea: per evitare un autobus che arrivava in direzione contraria, Mazzetto fece un salto su un muretto ma perse però l’equilibrio e cadde tragicamente da un’altezza di circa 10 metri. In condizioni disperate, con fratture e lesioni interne, venne sottoposto ad una delicata operazione. Tuttavia alle ore 12:30 del giorno successivo si spense in seguito ad un arresto cardiaco.

Il comune di Reggio ha dedicato il palazzetto dello sport del centro di allenamento della Viola Reggio Calabria (sito nel rione Modena) proprio al giocatore padovano, intitolandolo “PalaMazzetto”.

…… sicuramente nel cercare i valori in cui si crede, si ricade normalmente nell’analizzare l’amore, l’amicizia, il rispetto per sé stessi, sia fisico che mentale, oppure cadere nei valori materiali: il denaro, l’automobile e tutto quello che la società materialistica e consumistica cerca di propinarci ogni giorno, arrivando a considerare l’aspetto morale dei singoli valori, cioè il bene ed il male di essi.
Questo perché, scoprire i valori in cui noi stessi veramente crediamo, è uno scoprire veramente come siamo, un mutare di atteggiamenti e di pensieri, uno spogliarsi delle difese, delle barriere che la società ci costruisce per vederci veramente come siamo, e la realtà molte volte fa paura.
Io credo nell’amicizia, ma non perché mi hanno spiegato che l’amicizia è bella o perché ad avere degli amici ci si diverte e si va a ballare, ma perché è una cosa mia, a cui non devo credere, ma solo esprimere quello che sento, forse è uno stadio prima dell’amore oppure una forma d’amore.
Molti dicono che l’amicizia è un’utopia, probabilmente io sono fortunato o un fervente ottimista, am penso di avere molti amici, amici veri non legati da compromessi o atavica conoscenza, ma amici da cui devo ricevere e a cui devo dare, e alle volte devo subire. Amici che mi hanno dimostrato in molti momenti che questo valore esiste e che, quando lo trovi veramente, la vita è sicuramente migliore. Chi trova un amico trova un tesoro, ma per me trova sicuramente molto di più.
L’amore, altro valore fondamentale, non considerato solamente come amore fra due persone ma amore per sé stessi, per il proprio corpo; scoprirsi, valutarsi, migliorarsi. L’amore per il proprio pensiero non racchiuso, ma aperto a critiche e cambiamenti.
Amore idillico, cioè legato alla natura, all’ambiente che ci circonda, portato alle piccole cose, agli avvenimenti quotidiani, un amore che diviene gioia di vivere.
L’amore legato ad una persona, forse il più facile da provare istintivamente ed immediatamente, ma sicuramente il più difficile da coltivare ed accrescere.
La gioia di divertirsi, intesa nel cercare in ogni momento il bello, l’umorismo, il sorriso anche nei momenti più difficili, avere la gioia di vivere.
Poi c’è un valore non facile da spiegare, che non riesco a capire se sia una cosa genetica o se sia un insieme di tutti i valori in cui credo: il rispetto, l’amore, la gioia per la mia attività.
Io amo quando gioco, mi diverto, rispetto chi ho davanti, arrivo ad essere amico dell’avversario, avendone però la convinzione di batterlo, certe volte penso di essere drogato di basket, ma i drogati non amano quello che fanno.
Forse è il mio modo di vivere, è il mio stile, è la mia vita.”

Massimo Mazzetto
Reggio Cal. 31/10/1985