Metromare, che pasticcio: i trasporti nello Stretto tornano indietro di 60 anni, ma noi lo scriviamo da tempo

pontile-metromare-messinaQuello di Metromare è un pasticcio brutto e grave, iniziato nel 2006 e adesso arrivato alla resa dei conti definitiva: una storia di follie e assurdità tutta italiana, figlia dell’ottusità ideologica e politica, dello scontro tra partiti, dell’interesse e dell’inefficienza, tutto a discapito dei territori, delle città di Reggio e Messina e dei circa 20.000 pendolari che ogni giorno si muovono tra Calabria e Sicilia e viceversa (e dei tanti altri che lo farebbero se i collegamenti fossero migliori).
Tutto è iniziato quando, nel 2006, il neo-ministro dei Trasporti del governo Prodi, Alessandro Bianchi, romano doc (sì, proprio lui che poche settimane fa s’è candidato a Sindaco di Roma con l’intento di sfidare Alemanno e Marino, ha racimolato lo 0,16% dei consensi), già rettore dell’Università di Reggio Calabria, accecato dall’odio nei confronti del progetto di realizzazione del Ponte sullo Stretto, doveva dare una “alternativa” per giustificare il “no” al Ponte e in due minuti chiuso in una stanza del Ministero inventò la “soluzione” Metromare, non per “fare” qualcosa, non per “costruire” qualcosa, ma per “non farne” un’altra (il Ponte), con l’unico intendo di “distruggere“.
alessandro_bianchi_ppp_1Eppure il traghettamento nello Stretto non funzionava male: dal 1999, quando erano entrate in servizio le unità veloci delle Ferrovie dello Stato Tindari Jet, Selinunte Jet e Segesta Jet, il porto di Messina e il porto di Reggio Calabria erano collegati in modo rapido, funzionale ed economico, anche se mancavano le corse serali. Sarebbe bastato aggiungere quelle, due città come Reggio e Messina ne avrebbero beneficiato tantissimo. Invece con l’entrata in servizio della Metromare è peggiorato tutto: innanzitutto i prezzi, quasi raddoppiati rispetto ai precedenti da un giorno all’altro. Poi le corse, solo 15 al giorno, esattamente come prima, senza collegamenti serali. Il bando, inoltre, prevedeva anche un collegamento aggiuntivo  tra il porto di Messina e Villa San Giovanni, assolutamente inutile in quanto tra la città peloritana e lo scalo calabrese erano già tantissimi i mezzi rapidi ed efficienti (Caronte & Tourist e Ferrovie dello Stato) che in continuazione trasportavano passeggeri tra le due sponde dello Stretto a prezzi modici. Così l’aliscafo Messina-Villa è da anni costantemente vuoto, ma deve comunque traghettare per obblighi ministeriali (il nostro amico Bianchi), mentre tra Reggio e Messina le corse sono meno di quelle che servono, per giunta tutte strapiene. E poi lo scandalo dei tempi di percorrenza: siamo a 35 minuti tra Reggio e Messina (quasi quasi ci vuole di meno per spostarsi da Pozzallo a Malta!!!), eppure a metà degli anni ’60 quando entrarono in servizio i nuovi aliscafi costruiti nei messinesi Cantieri Navali Rodriquez, per spostarsi tra i due porti principali dello Stretto ci volevano tra i 10 e i 20 minuti, in base alle condizioni meteo. Oggi, invece, ci impiega di meno il “goffo” traghetto della Caronte (25 minuti) che trasporta automobili e pesantissimi tir, rispetto ai veloci, slanciati e aerodinamici aliscafi della Metromare.
I pendolari di lungo periodo, chi viaggia per motivi di lavoro, rimpiangono la motonave Edra, la Celestina, la monocarena con propulsione a idrogetto Rosaria Lauro e il catamarano Airone. Oggi stiamo tornando indietro di 60 anni, e i sindacati combattono per mantenere Metromare, un pasticcio clamoroso nato nelle stanze dei bottoni romane sulla pelle dei cittadini di Reggio e Messina.

motonave Edra