Messora-shock: “Preiti ha sparato a nome della ‘ndrangheta per danneggiare il Mov. 5 Stelle”

luigi preitiSecondo le rivelazioni rilasciate in esclusiva per Byoblu.com del collaboratore di giustizia Luigi Bonaventura, Preiti avrebbe sparato chiaramente per ordine della ‘ndrangheta, per danneggiare il Movimento 5 Stelle o addirittura per cercare di aprire una trattativa”. Lo scrive Claudio Messora, comunicatore del M5S e blogger su Fb rinviando ad un’intervista del collaboratore che compare sul blog Byoblu. L’intervista al pentito e’ stata realizzata dal giornalista Valerio Valentini lo scorso 15 maggio ed e’ stata pubblicata sul blog di Messora. ”Francamente, a me la storia di Preiti, cosi’ come ce l’hanno raccontata, non ha mai convinto. Un disadattato che decide di fare un atto eclatante in segno di disperazione? No, non mi sembra proprio” afferma nell’intervista Bonaventura, ex ‘ndranghetista, reggente del clan Vrenna-Bonaventura di Crotone, che dal 2006 ha deciso di collaborare con la giustizia. ”So per certo che la famiglia Preiti e’ vicino ad ambienti legati alla ‘ndrangheta‘ dice Bonaventura. ”Quando hai avuto a che fare per anni con dei corpi riservati e azioni del genere le hai pianificate ed eseguite, certe anomalie ti risultano piu’ evidenti. Le annusi subito”. Corpi riservati, dunque: ”la ‘ndrangheta – precisa il collaboratore a Valerio Valentini nell’intervista – se ne serve moltissimo. Sono criminali non necessariamente affiliati o organici all’organizzazione. Persone che possono essere reclutate all’occorrenza per commettere attentati, e che di solito sono pronti a morire nel corso di queste missioni. Persone spesso disperate, ma molto preparate. Dei kamikaze, insomma. Ecco, a me Preiti sembra rispondere perfettamente a questo identikit”. Per Bonaventura il caso potrebbe rientrare in un piano di destabilizzazione: ”Piu’ volte, dopo esser diventato collaboratore di giustizia, ho avuto incontri con finti pentiti che descrivevano prospettive inquietanti. In particolare, nel 2011, fui abbordato due volte da esponenti della cosca De Stefano-Tegano, [le 'ndrine che controllano Reggio Calabria, ndr], che cercavano di reclutarmi e di corrompermi. Mi parlarono di un piano del terrore che sarebbe stato messo in atto, un piano contro magistrati e forze dell’ordine, teso a destabilizzare. E si vantarono di avere a disposizione truppe di criminali pronte ad ammazzare e a farsi ammazzare. Ecco, quando ho appreso dell’attentato di Preiti, non ho potuto non ripensare a quegli incontri”. Un attentato politico?, chiede quindi l’intervistatore. ”Beh, certamente dei risultati li ha ottenuti subito, visto che molti giornali hanno immediatamente collegato quell’atto col clima di odio fomentato ad arte da un certo movimentismo politico. Ma preferisco comunque non entrare direttamente in questi risvolti”. Valentini sottolinea tuttavia che l’attentato arriva poche settimane dopo la lettera inviata a Nino De Matteo, nella quale si dice chiaramente che non si puo’ ‘mettere il Paese in mano a comici e froci’. ”Quando la ‘ndrangheta alza il tiro e’ sempre perche’ vuole arrivare ad aprire una trattativa” risponde Bonaventura che aggiunge: ”In Italia la trattativa si vive ogni giorno. Quando si spara, di solito, e’ perche’ si vuole arrivare ad una rinegoziazione”.