Messina, Renato Accorinti e il suo popolo. Le FOTO della festa in piazza

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-di Graziella Maccarrone – Mai vista Piazza Unione Europea così piena di gente. C’erano proprio tutti ieri ad accogliere il nuovo sindaco di Messina, Renato Accorinti, persino una coppia di giovani sposi che, subito dopo aver pronunciato il fatidico “si”, hanno voluto partecipare all’abbraccio collettivo di un’intera città.

Renato arriva sulle note di All you need is love “Abbiamo fatto tutto in maniera diversa, e l’abbiamo fatto senza soldi” dice  “La gente ci ha datto quello che ha potuto: 5, 10 euro, qualcuno cinquanta. E quando qualcuno si è presentato con un assegno di oltre 20 mila euro abbiamo rifiutato, perchè facevano puzza quei soldi. Bisogna apportare un cambio netto alla politica malata, la politica è solo un atto d’amore verso quello che ci circonda.  Saremo d’esempio a tutta una nazione”.

La folla lo acclama, vuole abbracciarlo, Renato è uno di loro, lo hanno visto molte volte in questo anni a fianco di chi aveva bisogno, lo hanno visto lottare per la sua città “Io mi chiamo Renato, quindi restiamo con queste buone abitudini. Un cittadino che diventa sindaco è a servizio della collettività” urla ai microfoni “siamo concreti come sognatori, ma se ci lasciate soli abbiamo già perso. Se partecipate insieme a noi la forza è infinita. Avete un diritto: quello di partecipare alla vita collettiva, o vinciamo tutti o perdiamo tutti” e le sue parole sanno di normalità “Chiederemo il patrimonio dell’umanità all’Unesco per il nostro meraviglioso Stretto, qui c’è la storia , e quando dovrò andare a Roma o Bruxelles o in qualsiasi altro posto farò dei pullman, è la città che deve muoversi.”

Renato racconta qualche aneddoto sul suo passato da attivista e sul suo nuovo ruolo di sindaco “Sono andato da mia madre e quando gli ho detto che ero diventato sindaco mi ha risposto <va bene va bene, ma ietta a munnizza> insomma non è cambiato niente!”

In mezzo a quella fiumana di gente riusciamo solo a chiedergli cosa vorrebbe dire al suo avversario adesso che ha vinto “Dobbiamo cercare di non offendere mai gli avversari politici. Possiamo avere idee diverse, ma mai offendere, non c’è la casta Buzzanca, la casta Genovese e quella di Accorinti. Sennò non abbiamo cambiato niente” risponde.

La festa continua fino a notte fonda, tra musica e interventi, e quando è già domani qualcuno inizia ad andar via “siamo liberi” sussurrano mentre tornano a casa pieni di speranza. La città sa di aver dato prova di un grande cambiamento spirituale e culturale e di aver scritto una piccola parte di storia di Messina.

Foto: Alessandra Galizia

 

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