Messina, Accorinti: “Noi realmente innovativi contro la continuità amministrativa, gli apparati e gli accordi delle segreterie”

 

AccorintiA pochi giorni dal voto il candidato Sindaco Renato Accorinti così si esprime: “Chiediamo ai cittadini di Messina un consenso per un nuovo modo di fare politica, alla luce del sole. Noi concepiamo la politica in maniera profondamente differente rispetto ai riti stanchi e mortiferi della vecchia politica: la vogliamo partecipata, libera, coraggiosa. Pur con il massimo rispetto per tutte le persone, non possiamo non notare che la nostra offerta innovativa si contrappone ad una proposta metodologica di continuità amministrativa. Con espressione poco elegante, Felice Calabrò ha detto che la nostra coalizione di cittadini sarebbe un ‘calderone in ebollizione’. Ma il calderone confuso e stagnante della vecchia politica è in realtà la pentola nella quale lui sta cuocendo. Oltre mezza Giunta Buzzanca, cui Calabrò si opponeva fino a pochi mesi fa, è adesso all’ombra delle sue bandiere. Non si tratta di improvvisi ripensamenti ideali, ma di accordi tra segreterie. Le designazioni di Calabrò (per sua stessa ammissione) sono frutto dell’indicazione dei partiti, e contemplano l’indicazione del maestro di una loggia massonica. Calabrò riduce la massoneria a un dopolavoro. In realtà chi appartiene a logge massoniche giura “solidarietà tra fratelli” e “segretezza”, obbligandosi ad aiutare e sostenere i “fratelli” e a non rendere di dominio pubblico informazioni che possano nuocere agli affiliati. Come può un assessore gran maestro garantire l’interesse pubblico, i diritti di tutti, quando ha giurato di aiutare i frammassoni e di proteggerli? Noi riteniamo incompatibile con una carica pubblica l’appartenenza alle logge. Ma il “calderone” di Calabrò, oltre alla massoneria, include una galassia di partiti, che comprende l’UDC e FLI: tutti insieme appassionatamente. Si tratta di accordi di potere dove manca l’elemento innovativo sul piano politico e la libertà da quegli apparati che hanno soffocato Messina. Come può l’unione tra chi ha contribuito a portare Messina a un passo dal dissesto e chi non si è opposto con efficacia al sistema dominante proporsi ora quale modello alternativo?“, conclude Renato Accorinti.