Melito Porto Salvo, ospedale Tiberio Evoli: audizione commissione vigilanza sanità regione

imageA seguito dell’audizione dei vertici dell’ASP di Reggio Calabria in Commissione Vigilanza presieduta dall’On. Aurelio Chizzoniti ed alla luce dei proclami del presidente della Regione Calabria e commissario ad acta, comparsi sulla stampa locale, gli scriventi Comitati sono sempre più convinti del clima di irreale mistificazione che aleggia sulle sorti del T. Evoli.
L’audizione in Commissione Vigilanza dei vertici dell’ASP, che non hanno accettato di confrontarsi sulle problematiche dell’Ospedale con i rappresentanti dei comitati – ma, a dire il vero, nemmeno con i Consiglieri regionali presenti e con le altre associazioni -, si è svolta in un clima quasi di normale ordinarietà, dove l’allarme lanciato per l’imminente chiusura dell’OBI di Pediatria sembra essere rientrato e ricondotto sotto la scure del piano di rientro del debito sanitario, che tutto, quindi, giustifica; dove le gravi preoccupazioni espresse nel precedente incontro sono e rimangono le preoccupazioni degli “illusi e visionari comitati”. In sostanza, la risposta che si è ottenuta e quella di pirandelliana memoria: “così è se vi pare”.
Possiamo dirci sostanzialmente insoddisfatti delle generiche, quanto vuote, rassicurazioni date dal direttore dell’ASP circa il futuro dell’Ospedale di Melito; solo frasi di stile e prive di contenuto, fumo negli occhi e offese continue all’intelligenza di chi sta vivendo da tempo le vicende del T. Evoli. Il direttore dell’ASP, infatti, ha abilmente schivato, con tono a tratti provocatorio, tutte le domande che le sono state rivolte dall’On.le Pasquale Tripodi, descrivendo una situazione rosea dell’ospedale di Melito, che forse solo la direzione dell’ASP conosce. Una vera e propria mistificazione della realtà già letta giorni addietro su una certa stampa locale, dove l’unico intervento effettuato giusto venerdì scorso – guarda caso – dal dott. Topa, stimabile ed indiscusso professionista, è stato l’unico dall’epoca dell’ultimo proclama di scopellitiana memoria (18 febbraio 2013 presso Ospedale T. Evoli) per non parlare delle altre illazioni.
Quindi, le uniche cose che il Direttore ASP ha saputo dire, oltre che rimarcare il suo impegno ad applicare la legge, è stato quello di spiegare che la sanità calabrese è sotto piano di rientro e che, pertanto, gli è imposto di non poter assumere e di non poter garantire reparti non previsti nel piano di riordino regionale, salvo, poi, scoprire che l’ASP di Vibo Valentia, nonostante i vincoli imposti del piano di rientro e legalmente ha disposto l’assunzione a tempo determinato di operatori sanitari e medici giusto per garantire, come concesso dalla legge che si dice di conoscere e rispettare, i LEA (Livelli Essenziali di Assistenza). Per l’Ospedale di Melito, purtroppo, NON SI PUÒ, forse perché figli di un dio POLITICAMENTE MINORE; si, politicamente, poiché crediamo ed ieri abbiamo avuto conferma che la questione è squisitamente POLITICA. Non c’è la volontà nè l’interesse. Se fosse un problema economico non si continuerebbero ad accreditare strutture private, dando loro i posti letto che si stanno sottraendo al settore pubblico, non si continuerebbero a cerare nuovi reparti, non si continuerebbero a stipulare convenzioni esose, quanto spudoratamente dispendiose.
Ed allora, mentre non si conosce il destino dell’OBI di pediatria che si avvia allo smantellamento, la preoccupazione della Squillacioti è quello di mandare al Pronto Soccorso di Melito l’Architetto per verificare le opere da fare, ma non la dotazione tecnica e le attrezzature necessarie;
mentre i nostri malati psichici vengono ricoverati a 400 km, quindi in altre regioni, la preoccupazione della Squillacioti è di dire falsamente che i dieci milioni di euro stanziati sono destinati a riqualificare la struttura esistente, quando tutti sappiamo – ed il commissario ad acta lo ha confermato – che sarebbero destinati alla costruzione della nuova palazzina per i servizi amministrativi e territoriali.
Nulla ha saputo dire del come intenderà affrontare il problema del personale medico di pediatria e di pronto soccorso, prossimo all’inadeguatezza. Nulla a saputo dire come si è previsto di affrontare la sostituzione delle 35 unità di personale che sarà posto in quiescenza entri i primi mesi del 2014. Il governatore regionale aveva promesso (v. dichiarazione del 18/02/2013 ospedale di Melito) che nessun dipendente sarebbe stato spostato da Melito – anche se il problema non è la mobilità del personale che preoccupa i cittadini – assistiamo alla smobilitazione di interi reparti e servizi, dove il personale ha già ricevuto l’invito a scegliere la futura destinazione (Locri o Polistena). Nulla è stato detto sul servizio di emergenza medica e sulle ambulanze.
Su pediatria, l’unica cosa che si è capito e che verrà necessariamente e definitivamente chiusa in quanto il T. Evoli Ospedale Generale, senza per questo aver programmato come sostituire il servizio e senza aver prima strutturato il pronto soccorso pediatrico previsto per legge. Al riguardo i dirigenti della sanità provinciale, dopo immani sforzi, hanno partorito il topolino ! faranno un ambulatorio diurno senza reperibilità (non avrebbero il personale) e per 8 – forse 12 ore, lasciando il territorio scoperto per le ore notturne, nonostante i 1.800 accessi in OBI di pediatria registrati in poco meno di otto mesi e nonostante una popolazione di 15.000 individui in età pediatrica ! si proprio una grande scelta dirigenziale questa !? ma in tutto questo i nostri super manager della sanità calabrese hanno pensato ai rischi a cui espongono scientemente la salute dei bambini e le ricadute negative sugli Ospedali di Reggio, già oggi al collasso ? ma sono sicuri di potersi permettere di gestire questi signori la sanità calabrese, tagliando i reparti e i servizi ospedalieri – non le consulenze o le strutture private – quando la regione Calabria nell’ultimo anno ha registrato un aumento dell’emigrazione sanitaria di oltre il 60% ? e, allora, Melito viene depotenziato e trasformato sostanzialmente in una Casa della salute, mentre la regione continua a pagare rimborsi sanitari per cure prestate da altre strutture in altre regioni d’Italia a cui i calabresi si rivolgono !
A tale proposito, è stato più volte sottolineato e qui ribadito il fatto che il depotenziamento delle strutture ospedaliere periferiche non riduce automaticamente il numero dei ricoveri, ma piuttosto provoca un loro spostamento geografico, con un sovraccarico degli ospedale più grandi, ed in particolare, nel nostro territorio, degli Ospedali Riuniti di Reggio Calabria.
L’OBI pediatrica dell’Area Grecanica, dunque, trattando in loco un gran numero di frequenti patologie, contribuisce in maniera significativa a decongestionare le pediatrie di Reggio e Locri, permettendo così agli operatori di tali reparti di concentrarsi sulle gravi e severe patologie che costringono all’emigrazione sanitaria un gran numero di bambini (con elevatissimi costi umani ed economici, tanto per la Regione quanto per le famiglie). Il tutto senza dimenticare che il servizio di Pediatria posto a Melito P.S. costituisce dunque un valido supporto per i pazienti dei comuni dell’area della locride fino alla periferia sud di Reggio, riducendone accessi e ricoveri impropri per tali ospedali.
Si fa presente, infine, che alla struttura di Pronto Soccorso e OBI è associato l’ambulatorio pediatrico, che fornisce varie prestazioni specialistiche e strumentali e che risulta utile per accorciare le liste d’attesa e gli accessi presso gli ospedali di Reggio C. e Locri.
Malgrado ciò, oggi ci tocca, invece, leggere sulla stampa locale dell’ennesimo proclama politico con cui il presidente della Regione Calabria intende continuare ad offendere l’intelligenza delle comunità dell’area grecanica che a certe bugie non credono più nello strenuo tentativo di confondere i cittadini e distrarre l’attenzione dai problemi veri dell’ospedale. E, allora, vien da chiedersi: siamo noi che viviamo una realtà diversa da quella decantata dal commissario ad acta, oppure, è quest’ultimo che vive fuori dalla realtà locale dell’ospedale T. Evoli ?
Le frasi imbonitrici, le facilonerie, le prese in giro e le malevoli supposizioni, a tratti accattivanti, le lasciamo alla politica del “non saper fare”; da parte nostra, continueremo a denunciare cosa sta accadendo all’Ospedale di Melito.
Per correttezza, evidenziamo al commissario ad acta e governatore della regione calabria, che dice di avere a cuore le sorti delle comunità dell’area grecanica e del loro ospedale, la contraddizione in cui è incorso con il comunicato politico di ieri, informandolo che all’Ospedale di Melito giammai è esistito, nè potrà esistere giusto in ragione del tanto declamato piano sanitario regionale che vuole Melito come Ospedale Generale, un servizio di neurochirurgia, cardiologia, ematologia, genetica medica, terapia antalgica, reumatologia, medicina neurologica (!?), senologia, angiologia, RADIOTERAPIA (!?), urologia, NEUROCHIRURGIA(!?), CHIRURGIA VASCOLARE. MENZOGNE, MENZOGNE ED ANCORA SPUDORATE MENZOGNE. Questo da conferma che il presidente ha una bassa considerazione dell’intelligenza delle comunità ma naviga in vista già delle prossime elezioni. Peccato che ancora non si è in campagna elettorale e speriamo che non ci arriveremo mai con il T. Evoli in queste condizioni se non definitivamente trasformato in un poliambulatorio.
Malgrado tutto rimane il fatto che per la dirigenza dell’ASP è prioritario potenziare i reparti riconosciuti dal decreto 106/2011, anziché garantire la tutela della salute dei bambini in modo omogeneo su tutto il territorio di sua competenza. In altri termini, la dott.ssa Squillacioti, Direttore Generale, ed il dott. Sarica, Direttore Sanitario, inviano altri pediatri a Locri e Polistena per rendere più agevole l’attività già resa adeguatamente presso tali nosocomi e per tale motivo CRIMINOSAMNENTE sguarniscono totalmente di ogni presenza pediatrica un ospedale che copre un territorio vasto e disagiato come quello grecanico. Da parte nostra ci domandiamo se questa è politica sanitaria.
LA POPOLAZIONE, SGOMENTA, CHIEDE DUNQUE DI SAPERE IN CHE MODO L’AZIENDA SANITARIA PENSA DI GARANTIRE L’ASSISTENZA NELLE EMERGENZE/URGENZE PEDIATRICHE E I LIVELLI ESSENZIALI DI ASSISTENZA AI PROPRI BAMBINI.
Non è superfluo sottolineare come, dietro la decisione che oggi colpisce la pediatria, appare evidente un piano, per altro già esplicitato, di rimozione di tutti i servizi rimasti a Melito, e cioè, otorino, oculistica e dermatologia. Tale prospettiva non fa che aumentare disillusione e senso di frustrazione tra la popolazione, che vede di giorno in giorno venir meno pezzi importanti dell’ospedale, cosa che non fa presagire nulla di positivo per il suo futuro, nonostante ripetute e mai mantenute promesse provenienti dai vertici della sanità in Calabria.
Ma mentre Melito si decide per la chiusura dei reparti, incomprensibilmente, in altri nosocomi della stessa provincia, sebbene vicini tra loro una manciata di chilometri (vedi Polistena e Gioia Tauro), si spendono soldi pubblici, si potenziano e si aprono nuovi servizi, si finanzia la sanità privata ed altro ancora. Un controsenso !
In tutto quello che si sta facendo e decidendo per l’Ospedale di Melito, non viene dato ascolto alle comunità locali ed ai loro bisogni. Purtroppo, prendiamo atto che l’area grecanica mai come in questi ultimi anni è stata umiliata e spogliata a vantaggio di altre come Locri e Gioia Tauro che, evidentemente, si sono dimostrate politicamente grate a questo governo regionale. Purtroppo, l’amara realtà è questa, dove il forte prevale sul debole ed il debole, in questo caso, è l’ospedale di Melito che da meta per professionisti illuminati nell’esercizio dell’arte medica, animati da nobili ideali umani ed universali, è diventato terreno di conquiste, merce di scambio; da centro di eccellenza ad incubatore di un becero carrierismo politico dirigenziale che ancora oggi sforna poltrone al soldo della politica; persone senza dignità e ideali, che in questi mesi di lotta in difesa di quello che per noi è un valore ed un interesse civico abbiamo ben conosciuto, che dimostrandosi pubblicamente interessati alle sorti dell’ospedale hanno cavalcato la protesta al fine di barattare un incarico presso lo stesso nosocomio (magari per i propri congiunti e per se stesso !), magari qualche altro reparto senza personale e senza pazienti.
Crediamo fermamente che la salute dei cittadini non ha colore, non ha appartenenze politiche, non è barattabile, non è spendibile sul piano personale, non è monetizzabile o calcolabile … è dignità, è valore, è servizio, è libertà, in altre parole, assieme alla Giustizia, è quel legante che fa di un gruppo di persone una comunità, quella stessa comunità che oggi sta denunciando un sistema di fare politica personalistica sulla pelle dei più deboli, dei bambini.
Quello che sinora abbiamo visto, infatti, lottando per la salvaguardia di questo presidio di salute è un individualismo politico, amministrativo e sociale esasperato, a tratti cinico, che tende a scindere ed isolare giusto quel collante sociale e che fa di un singolo uomo il punto di riferimento alle cui decisioni i membri della comunità stessa devono sottostare.
In tutto questo noi siamo consci che poco possiamo se non continuare a rivendicare i nostri diritti contro chi vorrebbe celarli sotto una spudorata menzogna.
È preoccupante che i vertici della sanità calabrese e dell’ASP regina non abbiano ancora voluto svelare i progetti che nutrono sul futuro dell’ospedale di Melito. Abbiamo però chiaro che, allo stato non esiste alcun “accorpamento funzionale”; siamo certi, però, che non esiste alcun atto amministrativo in tal senso e che delle onerose quanto illusorie e temporanee convenzioni con dei professionisti non servono a rilanciare o potenziare l’Ospedale di Melito. Non sappiano ancora come hanno in mente di organizzare la rete territoriale di assistenza, propedeutica a qualsiasi ipotesi di accorpamento. Non sappiamo quale sarà nemmeno il futuro dei servizi sociali sul territorio, visto che alo stato sono stati azzerati.
Quindi, se da una parte si professa ingannevolmente di voler “riqualificare e potenziare i servizi, ottimizzare l’offerta, migliorare le condizioni strutturali ed igienico-sanitarie” al fine di “garantire prestazioni di alto livello, sì da rispondere esaustivamente alle esigenze terapeutiche di una vasta area territoriale”, dall’altra sono pronti a trasferire il personale di pediatria e, poi, ancora non si sa cosa altro. Le loro intenzioni e la loro strategia è chiara: TOGLIERE UN PEZZO ALLA VOLTA I SERVIZI OFFERTI ed i reparti, TANTO DA SCORAGGIARE L’UTENZA PER POI POTER DIRE, come stanno già facendo, QUEL REPARTO VA CHIUSO PERCHE’ NON FA NUMERI ED E’ DIVENUTO ANTIECOINOMICO, oppure, peggio ancora, MANCA IL PERSONALE PER GARANTIRE I TURNI. Questa non è amministrazione sanitaria, questa non è politica sanitaria è, semplicemente una scelta criminale e scellerata.
Pretestuoso è poter solo pensare che la chirurgia generale ha qualificato ed aumentato le prestazioni grazie alla sottoscrizione per pochi mesi di una convenzione. L’Ospedale di Melito non può offrire soltanto alcune branche specialistiche ma le deve avere tutte e proporzionate alle esigenze del territorio. Il direttore dell’ASP dovrebbe dire che il dott. Volpe e il dott. Topa, non hanno voluto mettere piede nelle sale operatorie dell’Ospedale di Melito, SE NON VENERDI’ SCORSO PER LA PRIMA VOLTA, eppure hanno una convenzione economicamente vantaggiosa, sebbene, sembrerebbe già risolta
Devono dire i vertici della sanità calabrese e dell’ASP di Reggio, se di adeguatezza di determinati servizi bisogna parlare, perché a Melito, dove è stato creato un Servizio di Oncologia costato ai contribuenti circa 100.000,00 euro, questo non è stato avviato, sebbene, ad oggi, si stia sopportando una onerosa consulenza per la radioterapia con l’Azienda Ospedaliera “Bianchi-Melacrino-Morelli” ? e come mai presso la Casa della Salute di Scilla vengono effettuati anche ricoveri in DH per le terapie antiblastiche per conto dell’ospedale di Gioia Tauro, quando le case per la salute per legge non possono effettuare nemmeno dei ricoveri in DH, essendo consentite le prestazioni solo a livello ambulatoriale ? eppure a Melito vi è un reparto attrezzato per erogare le cure antiblastiche ed il personale, invece, viene impiegato a Scilla a rendere servizi per conto dell’Ospedale di Gioia Tauro ! come mai a Scilla vi sono ben due servizi di cardiologia ed a Melito si chiude persino l’OBI di pediatria? Perchè per Melito non vi sono posti e personale da assumere ed a Scilla si spendono oltre 300.000,00 euro per il reparto di cura dell’infertilità, prossimamente e probabilmente diretta dallo stesso Sarica !
Devono dire i vertici della sanità calabrese e dell’ASP di Reggio, come mai a Melito sono stati pagati in un anno 250.000,00 euro a dei consulenti radiologi a contratto per far esaminare i referti di 400 indagini diagnostiche, quando l’assunzione di un Primario sarebbe costata al massimo 150.000 euro l’anno ?
Devono dire i vertici della sanità calabrese e dell’ASP di Reggio, come intendono, poi, garantire i famosi LEA Livelli Assistenziali Minimi nell’area del Basso Ionio Reggino. Dovrebbe forse dire l’ASP di Reggio Calabria, che la legge nazionale prevede PRESIDI OSPEDALIERI in ZONE DISAGIATE, ove bisogna garantire Unità operative di Medicina e Chirurgia non prettamente d’urgenza. In ragione di quanto sopra, i Presidi Ospedalieri che superino i 20.000 accessi l’anno (e l’ospedale di Melito li supera di gran lunga con oltre 250.000 accessi l’anno) devono essere dotati di posti di Osservazione Breve Intensiva, sia per l’area medica che chirurgica (per area medica si intendono servizi quali Medicina, Pediatria, Dermatologia, Nefrologia, Dialisi, Psichiatria, etc., per area chirurgica quelli di Ortopedia, Chirurgia generale, Oculistica, Otorino, Urologia, etc.). Pertanto, i posti di OBI per il Pronto Soccorso compreso l’unico posto pediatrico ora attivo, sono più che giustificati da un punto di vista normativo, visto che l’unico problema per la regione Calabria e per l’ASP sembra essere l’osservanza delle leggi. Sulla stessa linea di previsione normativa si pone, poi, la Delibera di Giunta Regionale n. 492/2010, in materia di “riordino delle funzioni di emergenza-urgenza anche in relazione alla ridefinizione della rete ospedaliera”. Come mai la direzione dell’ASP ignora questa delibera e non ne tiene alcun conto ?
È evidente, quindi, che in quello che infondatamente i vertici della sanità calabrese affermano non c’è giustizia sociale, dal momento che certe scelte disparitarie non trovano corrispondenza o giustificazione nella realtà territoriale e sociale.
Da parte nostra rimaniamo fortemente critici verso l’operato politico di questa dirigenza sanitaria calabrese e non accettiamo ulteriori provocazioni o spudorate ed offensive prese in giro; per questo nei prossimi giorni valuteremo le iniziative da mettere in atto.