Le indagini dell’ispettore FELICINO – N.7

sgro sorriso_resizeUno degli hobby dell’ispettore Felicino è ascoltare la musica classica. Quando è a casa, appena può, si ritaglia un momento solo per lui; si rifugia nel salottino dove ha creato un angolo della musica, si sdraia sulla sua vecchia poltrona di stoffa e si estranea dal mondo ascoltando brani di musica dei grandi compositori del passato. Oggi è a casa, anche se di reperibilità, ossia può essere chiamato dall’ufficio in caso di necessità, in qualunque momento. Felicino, tutte le volte che è in reperibilità, spera che la chiamata non arrivi mai. Questo, non perché la sente come una scocciatura a dover uscire per recarsi in qualche ditta, ma perché se chiamano vuol dire che è successo qualche infortunio grave. Sta ascoltando, estasiato e rapito dalla bellezza delle melodie, i “Notturni” di Chopin. Ad un tratto squilla il telefono e il trillo lo riporta alla realtà. Il centralista del suo ufficio lo mette a conoscenza che in una cartiera c’è stato un incidente e tre operai sono morti. Avverte come un mondo che gli crolla addosso. Ancora delle morti bianche; pensa ai familiari di quei tre poveri disgraziati. Sente una lacerazione dentro. Deve andare subito. Quando arriva vede l’area tutta transennata e i carabinieri che stanno facendo dei rilievi. Gli viene incontro il maresciallo Balletti, suo vecchio amico, che gli spiega “Un operaio era stato mandato dalla direzione nella zona sotto macchina per una riparazione. Non vedendolo tornare il capo turno ha mandato un altro operaio a vedere cosa era successo. Questo, appena entrato nella zona aveva lanciato un grido di aiuto, immediatamente lo stesso capo turno che era li vicino si avventa all’interno dell’area. Tutti e tre morti”. Il Direttore della cartiera, che era lì accanto, si rivolge all’ispettore raccontando che appena ha saputo dell’accaduto ha fatto chiamare, immediatamente, i soccorsi pubblici esterni e si è recato nel reparto interessato. Mentre diceva questo si vedeva chiaramente che era particolarmente provato, quindi continuò: “I soccorsi hanno appurato la morte dei tre lavoratori per intossicazione da idrogeno solforato, anche se non si sentiva odore di uova marce”, aveva quasi le lacrime agli occhi e ripeteva tra se e se “È stata una disgrazia, è stata una disgrazia”.

Sig. Direttore”, disse Felicino, “la formazione dell’idrogeno solforato è probabile quando la materia prima utilizzata è carta da macero; inoltre tale gas essendo più pesante dell’aria, si concentra nelle parti basse dell’ambiente di lavoro, in questo caso nel sotto macchina. I lavoratori che devono accedere in queste aree devono essere dotati di autorespiratore da utilizzare durante tutta la durata del lavoro, e di rilevatore acustico istantaneo d’idrogeno solforato. È inoltre importante tener presente che il caratteristico odore di “uova marce” dell’idrogeno solforato è avvertibile solo a basse concentrazioni mentre a concentrazioni più elevate e letali tale odore non è avvertibile e pertanto, in assenza di controlli strumentali, la sua presenza passa inosservata. Le ricordo che, come prevede l’art.66 del D.Lgs 81/08, è vietato consentire l’accesso dei lavoratori in ambienti ove sia possibile il rilascio di gas deleteri, senza che sia stata previamente accertata l’assenza di pericolo per la vita dei lavoratori, ovvero senza previo risanamento dell’atmosfera mediante ventilazione o altri mezzi idonei”. L’ispettore tirò fuori il blocco dei verbali ed iniziò a scrivere l’oggetto della contravvenzione che, nel caso specifico, prevede la sanzione dell’arresto da tre a sei mesi o l’ammenda da 2.500 a 6.400 euro. Ben altra sarebbe stata la responsabilità per tutti gli aspetti riguardanti le violazioni al codice penale e di cui si sarebbe occupato il tribunale.

A cura di Studio SGRO

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