Don Giuseppe Dossetti: uomo di Dio al servizio del popolo

DSC_1015Una figura poliedrica ma controversa, un uomo di fede ed esponente politico che ha contribuito a scrivere la storia d’Italia: don Giuseppe Dossetti. L’esponente della Democrazia Cristiana è stato il fulcro della sesta conversazione sulla santità in politica, organizzata dal circolo “Pier Giorgio Frassati” dell’APC (Azione Politica dei Cattolici) di Reggio Calabria.

L’evento, moderato dal giornalista Giampaolo Latella (agenzia Labecom), è stato ospitato dalla sala “Monsignor Ferro” della Curia Metropolitana reggina e ha registrato una vasta partecipazione. Dopo il saluto introduttivo di don Piero Catalano, padre spirituale dell’APC, è stato trasmesso un video contenente suggestive immagini tratte dall’archivio Rai, che ha fornito alla numerosa platea il profilo di Don Giuseppe Dossetti.

«Dossetti – ha affermato Don Piero Catalano – era un uomo che alimentava solidarietà, sia nella sua azione politica che nella sua azione clericale. Era uno studioso che credeva nella parola di Dio come unica guida di condotta. Parlare della sua figura significa di fatto rivisitare i percorsi di cambiamento e crescita del nostro Paese».

Dossetti fu protagonista di momenti fondamentali della vita politico-istituzionale del Paese: Padre costituente e a lungo vicesegretario della DC, la sua corrente su spesso contrapposta a quella degasperiana. Da uomo di Dio e di Chiesa, fu ordinato sacerdote (rinunciando non solo alla politica ma anche alla carriera di docente universitario) e partecipò, per volere di papa Giovanni XXIII, al Concilio Vaticano II.

Su questi aspetti e sull’acceso dibattito che intorno a Dossetti si sviluppò, si è soffermata la relazione del professore Antonino Spadaro (ordinario di diritto costituzionale dell’Università Mediterranea di Reggio Calabria) che ha evidenziato errori e peculiarità positive del politico divenuto sacerdote.  «Gli errori veri – ha dichiarato Spadaro –  fondamentalmente sono tre: nel 1948 non voleva aprire ai partiti minori; da Padre costituente si schiera contro la Corte Costituzionale e l’istituto del referendum e infine, più di recente, Dossetti apre al presidente Scalfaro che attua il “ribaltone” del 1995, ovvero la nascita del  governo Dini. Tutto il resto che si è detto e che si continua a dire in merito a questa figura è una nuvola di critiche, spesso spropositate, sul suo agire e sulle sue opinioni. E tutto questo veniva alimentato non solo dai sui nemici(fascisti e neocapitalisti) ma anche dal “fuoco amico” proveniente dal suo stesso partito e dalla Chiesa».

Spadaro facendo un rapido excursus delle tappe politiche e personali di Don Dossetti, ha delineato poi i tratti emblematici di questa figura. «Dossetti – ha affermato – era uomo lungimirante e acuto, era un uomo libero, sognava una società nuova. L’impronta più importante che ha caratterizzato la vita di Don Giuseppe Dossetti è stata l’attualità del suo pensiero che oggi rileggendo suoi scritti di tanti anni fa, lasciano sgomento il lettore per la limpidezza della visione del futuro. Il suo grande lascito – ha concluso –  non è la Costituzione ma il costituzionalismo. Tutto, credeva fortemente, si può perfezionare».

L’aspetto prettamente spirituale di Dossetti è stato illustrato dal nipote omonimo dell’esponente politico cattolico, ovvero  il presidente del Ceis (Centro di Solidarietà) di  Reggio Emilia, don Giuseppe Dossetti. «La cosa che mi lascia amareggiato – ha esordito –  è la ricostruzione sbagliata che negli anni è stata fatta di mio zio e, in particolare, il disegno assolutamente lontano dalla realtà che certe frange politiche hanno fatto di lui. Don Dossetti è stato accusato di tutto e del contrario di tutto, senza mai focalizzare la vera vena che spingeva la sua azione, vale a dire Dio e la sua parola. La sua vita è stata caratterizzata dall’imprevisto, tutto ciò che gli è accaduto è successo per caso come l’incidente automobilistico che l’ha portato a divenire vicesegretario della DC, contro il suo volere. La sua coerenza si può rintracciare nell’accettare questi imprevisti tradotti in volontà di Dio. Quest’ultimo lo ha sempre guidato, anche nelle sue interrogazioni poi esplicate nei suoi scritti. Don Dossetti è stato un uomo fortemente segnato dagli eventi del nazifascismo e ha speso tutta la sua esistenza nel cercare possibili vie per prevenire un male enorme come la guerra. In sintesi trova la soluzione in una “coscienza vigile e lucida” capace di capire immediatamente dove si può nascondere il germe della violenza e fermarlo sul nascere. L’invito che faceva ai giovani per alimentare questa consapevolezza eradi leggere il Vangelo e i libri di storia».

Dopo le domande del pubblico che si sono incentrate sul rapporto tra Dossetti e il vescovo di Bologna, Lercaro, sull’attuale situazione della Chiesa e sulla visione continentale del presule, spazio alle conclusioni del Presidente APC di Reggio Calabria, Agostino Siviglia. «Ci si è sempre interrogati – ha affermato l’avvocato –  su dove, politicamente parlando, si debba collocare Giuseppe Dossetti. A mio avviso egli occupa sempre la soglia della sua coscienza. Questo si evince non solo dalla sua stessa biografia, dal suo limpido impegno politico e dalla sua devozione verso gli ultimi, ma anche dai suoi rapporti umani. Emblematico quello che ha instaurato con De Gasperi: un livello elevatissimo di rapporto fra uomini. Si arriva a questo grado di sano confronto seguendo il percorso che Dio ha tracciato per noi; noi non possiamo fare a meno di Dio in nessun ambito sociale. La nostra grande forza – ha continuato – deriva da Gesù: anche nell’impegno politico dobbiamo seguire i suoi insegnamenti. Bisogna trovare il coraggio di creare azioni politiche volte al benessere della popolazione e non a meri interessi privati. Dobbiamo vivere la politica come amore verso il prossimo. Sulla scia di queste personalità, che in questo ciclo di eventi stiamo presentando, dobbiamo trovare la forza di scendere in campo per costruire una società migliore. Soprattutto in un momento difficile come questo che stiamo vivendo, dobbiamo rintracciare – ha concluso – la luce della speranza».