Calunnie e maldicenze – L’editoriale di Cosimo Sframeli

SONY DSCI latini lo chiamavano “mobile volgus”: è il malessere provocato dalle calunnie, dalle prepotenze dei capetti e dei concorrenti, la maldicenza che ostacola la carriera, le piccole sevizie subite quotidianamente, il doppiogioco dell’amico.

E’ un conflitto sociale senza capi, un fuoco plebeo, all’assalto contro il novellino, il più bravo, il più ambizioso.

La maldicenza e la calunnia, l’invidia e il trabocchetto sono gli spasmi della violenza subalterna, necessari al mediocre come alla seppia è necessario emettere l’inchiostro per nascondersi e sfuggire nel buio all’attacco dell’animale più feroce.

Non esiste persona di successo che non abbia incontrato e superato il “mobile volgus” e che, subendolo, non si sia forgiato.

Benché sgradevole, stressante, doloroso e maleodorante, il “mobile volgus” è anche uno straordinario strumento di selezione, l’ordalia medievale che rende forti e seleziona i migliori, la dura strada dell’apprendistato, della fatica, della rabbia.

Ricordo bene un giovane amico, che quando si inserì nel mondo del lavoro fu subito sottoposto, da capi e vicecapi, colleghi frustrati e vecchi inaciditi dall’insuccesso, ad uno stillicidio di violenze grasse e volgari, sottili e raffinate. Lo ricordo sull’orlo del panico, con il viso tirato e le mani sudate. Ma era pure arrabbiato e combattivo. Ad ogni “colpo” che gli veniva sferrato diventava un po’ più bravo: per superare calunnie e violenze doveva attrezzarsi, spostare il proprio limite, dimostrare, nella professione, di essere più forte della piccola calunnia mediocre e della meschinità dei colleghi frustrati.

La dialettica del resto non è fatta solo di “mobile volgus”, ci sono anche i generosi, i saggi, i simpatici, gli imprendibili fuoriclasse. Forse, senza “mobile volgus” non avremmo avuto santi, poeti e scrittori, eroi, politici illustri, imprenditori quotati, ecc. Ma, grazie a Dio, ci sono stati e ci sono. Nonostante la maldicenza, la calunnia, il dolore e la miseria.

                                                                     Cosimo Sframeli